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Paola Di Marino: calciatrice a Napoli, studentessa a Procida


386210_4461200298942_920460648_nPaola Di Marino, 19 anni da compiere il prossimo 4 maggio, studentessa che si appresta a sostenere l’esame di maturità sulla sua Procida, promettente e ferrata calciatrice tra le braccia di Parthenope, quando con la maglia del Napoli Carpisa Yamamay scende in campo ricoprendo il ruolo di difensore centrale.

Un talento supportato dal fisico quello della Di Marino, che ben le consente di ricoprire il ruolo di punto di riferimento del reparto arretrato, nonché di perno dell’assetto difensivo. Nonostante la sua giovane età, mastica il calcio come una veterana e lotta con instancabile tenacia, dentro e fuori dal campo, per coltivare la sua passione.

Studentessa sull’isola, calciatrice sulla terraferma, due vite distinte, seppur reciprocamente contaminate che viaggiano parallelamente, separate dal mare.

Già, tra i sogni e la vita di Paola c’è il mare a fungere da linea di demarcazione, quello stesso mare che infinite volte attraversa per dividersi tra calcio e quotidianità.

Come hai scoperto che non ti piace violare la porta, ma proteggerla?

“Premetto che il calcio è la mia più grande passione, fin da quando ero piccola, anche se prima di indossare le scarpette ho praticato 6 anni di danza, perché mia mamma non voleva assolutamente che giocassi a calcio, ma, quando ho compiuto 10 anni, il mio desiderio di intraprendere questa squadra ha preso il sopravvento e così ho iniziato a giocare con i ragazzi a Procida, isola nella quale sono nata e cresciuta e nella quale vivo tuttora. A 13 anni ho fatto il provino con il Carpisa, ma ero ancora troppo piccola per entrare in squadra, così mi hanno concesso di allenarmi ancora per un anno con la squadra dei ragazzi a Procida e l’anno successivo sono approdata al Napoli Carpisa Yamamay. Da lì in poi è storia nota. Ho iniziato a giocare da attaccante, tra l’altro, poi sono passata a fare l’esterno ed, infine, il difensore centrale e penso che adesso non cambierò più ruolo.”

Nonostante la tua giovane età, sei da 4 anni una calciatrice del Napoli e hai già giocato in Nazionale. Quali sono i tuoi ricordi più emozionanti e le tue ambizioni legate a queste due maglie?

Con la Nazionale, i ricordi più belli sono la conquista della qualificazione e l’emozione del primo gol. Mentre con il Napoli, la finale di Coppa Italia disputata l’anno scorso, seppure non siamo riuscite a conquistare il trofeo. Punto alla Nazionale, non lo nascondo affatto, quando sono in campo, cerco di dare il massimo anche per ottenere un’altra convocazione. Con la squadra, spero di riuscire a vincere la Coppa Italia, sarebbe un bel modo di riscattare il secondo posto dello scorso anno.

Come riesci a conciliare scuola ed allenamenti?

“E’ molto difficile, conduco una vita dura e sacrificata, il mio tempo libero è praticamente quasi inesistente. Quando esco da scuola, riesco a stento a pranzare, devo subito prendere il traghetto per andare agli allenamenti. La sera ritorno a casa così stanca che a volte non ceno neanche e la mattina la sveglia che suona alle 7 è un vero dramma, anche perché, seppur ritorni a casa stanchissima, non riesco a prendere sonno presto.”

Come pensi che cambierà la tua vita dopo aver conseguito il diploma?

“Ormai manca poco, sono al quinto anno di liceo linguistico e non ci penso affatto a continuare gli studi! A partire dall’anno prossimo, mi dedicherò completamente al calcio e sarò molto più libera, poiché, ad esempio, tutte le volte che le mie compagne di squadra organizzano un’uscita, io devo rinunciare, perché ho la scuola e quindi devo prendere il traghetto per tornare a Procida. Quindi la mia vita cambierà sicuramente. Non nascondo che mi piacerebbe fare un’esperienza in un’altra regione.”

Quando non studi e non ti alleni, come occupi il tuo tempo libero?

“Cerco di trascorrerlo con le mie amiche di Procida e con la mia famiglia. I miei genitori mi hanno seguita ed accompagnata nei miei continui spostamenti fino a quando avevo 14 anni, adesso vengono solo a vedere le partite, quindi li vedo di meno. Mia madre mi seguiva 24 ore su 24, nonostante all’inizio non vivesse bene il fatto che giocassi a calcio, ormai ha accantonato l’idea di vedermi in tutù ed è contentissima quando mi vede giocare, perché percepisce che sono felice quando sono in campo e credo che questa sia la cosa che maggiormente conta per un genitore.”

Ormai siamo a ridosso della Pasqua, raccontaci il rituale più antico e famoso legato a questa festività che si celebra a Procida:

La processione del Venerdì Santo: un rito che dura da secoli, al quale partecipano tutti gli abitanti dell’isola. Il percorso, in tutti questi anni, è rimasto sempre lo stesso. Per le strade dell’isola, marciano bandiere rappresentanti le varie confraternite, le fanciulle con i fiori e i bambini vestiti di nero, gli “angioletti” portati dai loro padri, che accompagnano una statua della Madonna in lutto e infine l’antica statua del “Cristo Morto” che termina in modo molto suggestivo la processione che dura circa tre ore e inizia la mattina verso le sette. Purtroppo, a stento riuscirò a seguirla quest’anno, perché ho gli allenamenti, ma mi ritengo già fortunata perché trascorrerò Pasqua con la mia famiglia.”

In che modo il calcio ha cambiato la tua vita e cosa senti di avere in più, ma anche in meno, rispetto alle tue coetanee?

“Rispetto alle mie coetanee ho maturato maggiore esperienza, ho vissuto di più, loro non si sono mai mosse dall’isola, uscendo dai confini di Procida, invece, io ho scoperto un altro mondo e quindi ho maturato una mentalità diversa. Per loro io sono strana, a me questo fa sorridere, perché per me ormai è un’abitudine fare la spola tra Napoli e Procida. Loro, però, rispetto a me, conducono una vita più tranquilla.”

Cosa vuoi dire ai tifosi del Napoli o agli amanti del calcio che ancora non vi seguono?

“Li invito a venire al Collana per guardare con i loro occhi il calcio femminile che spesso ed ingiustamente viene criticato e svilito rispetto a quello maschile, per poterlo giudicare con la propria testa e non etichettarlo basandosi su luoghi comuni non veritieri. Per chi segue questo sport con passione, anche noi siamo belle da guardare e sono certa che, chi ama il calcio giocato, senza dubbio, può rimanere affascinato da una realtà come la nostra.”

Luciana Esposito

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