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Kate Fretti e Marco Simoncelli: un amore più forte della morte


Kate Fretti e Marco Simoncelli erano la coppia perfetta: lei, italiana di origini filippine, figlia del progresso, emblema di un Paese sempre più cosmopolita, lui, ragazzo di paese doc, tutto casa, famiglia e motori.

Tuttavia, fascino esotico di Kate non folgora Marco al primo sguardo, cinque anni fa, sulle spiagge di Riccione, quando la conosce, mentre lei gioca a pallavolo.

Kate non sapeva nemmeno chi avesse di fronte, erano i tempi delle prime vittorie per Sic.

Ma da quel momento, Marco, inizia il suo asfissiante e serrato corteggiamento nei riguardi della ragazza bergamasca, protraendolo per due mesi: corteggiamento simpatico, folle, “alla Simoncelli”, è così che tra i due nacque l’amore.

Kate e Marco vivono per 5 anni la loro favola intarsiata di viaggi, risate con gli amici, cene in famiglia, tanto amore e le gare di Sic.

Nel maggio del 2011 lei decide di lasciare il suo lavoro di impiegata per trasferirsi a Coriano e curare l’immagine di Marco. Poi il destino. Tragico, beffardo, ineluttabile.

Il loro sogno d’amore si infrange nell’ undicesima curva del circuito di Sepang, in Malesia, il 23 ottobre del 2011, insieme alla vita di Marco, pochi minuti dopo che Kate gli aveva dato l’ultimo bacio sul casco del suo Sic, prima della partenza.

Ma il sentimento che li lega no, quello no, è stato più forte ed indissolubile della morte che ha travolto Marco.

Un amore finito troppo presto, quando c’era una casa quasi pronta nella quale andare a vivere insieme: “Eravamo liberi di passare io la serata con le amiche e lui con gli amici, ma le partenze erano d’obbligo insieme – racconta Kate – ci siamo divertiti da pazzi a Ibiza e Formentera, nel 2008. Ci piaceva sciare, andare in montagna a Livigno. È stata bellissima l’ultima vacanza, nell’oceano tra il Giappone e l’Australia, sull’isola di Boracay. Il patto, tra noi, era tacito: metà del suo amore andava alle moto, metà a me. Non gliel’ho mai chiesto, ma sentivo che era così, e mi andava bene. Ho iniziato ad appassionarmi al motociclismo con Marco, e per Marco. Solo la paura delle radiazioni mi ha tenuto lontana da lui per una gara: in Giappone, dopo il terremoto. C’erano ancora scosse, a Fukushima. E a noi donne consigliavano di stare lontane.

La prima notte senza di lui, subito dopo l’incidente, ero nell’albergo dove avevamo dormito l’ultima volta insieme. Fortuna che con me era venuta la mia mamma. Alle sette ho avuto uno smarrimento. La seconda notte ero a Coriano, nella casa di lui, perché c’era Marco, c’era il suo corpo, e non potevo lasciarlo solo.

Inizialmente mi sarebbe piaciuto ricostruirmi una vita e dimenticare questo immenso dolore, ma io a Bergamo non sono più riuscita a tornare probabilmente anche per via del mare: qui dopo pranzo in dieci minuti sono in spiaggia con gli amici. E poi quando rincaso e vado a riposarmi mi chiudo nella stanza di Marco rimasta uguale a quando andava a scuola”.

La vita di Kate, ormai, è riempita principalmente dagli impegni correlati alla Fondazione Simoncelli ed è anche tornata in MotoGP dopo la tragica morte di Marco“Ad Jerez sono tornata dentro uno stand per raccogliere fondi e tesseramenti per la nostra associazione. La prima tappa pioveva. È andata male. Me lo sarei evitato volentieri. Però serve per finanziare progetti importanti di cui Marco sarebbe fiero”. 

Inoltre, Kate confessa l’ennesimo gesto d’amore dedicato al suo Marco: “Mi sono fatta tatuare le lettere “Sic” sull’anulare dove si mette la fede. Io ho sempre avuto una mia teoria: ‘Mai il nome di un fidanzato sulla pelle’. Perché poi si sa come vanno le cose, ci si lascia, e si resta fregati. Ma io non rischio più di essere tradita…E’ cambiato tutto in un secondo. Ho visto svanire con lui il nostro futuro, i programmi che avevamo fatto insieme… E’ strano non avere più la vita influenzata dalle gare dopo 5 anni.

La cosa buffa è che prima poco mi importava dell’esistenza del Paradiso. Ora mi ritrovo a pregare un Dio, in cui non credo, e a sperare che esista un aldilà per poterlo rivedere.

Tantissime persone mi scrivono per dirmi che dopo l’incidente si lamentano meno delle tasse, delle bollette, dei piccoli imprevisti quotidiani. Forse la gente ora apprezza di più le piccole cose perché un giorno ci sei con la vita tra le mani e il giorno dopo…boh!”

Qualcuno, non so chi, non so quando, ha detto che Dio, talvolta, ci strappa via ciò a cui più teniamo, per liberarci le mani, affinché possano accogliere qualcosa di assai più prezioso.

Ci piace credere e sperare che questo è quanto il destino ha in servo per Kate.

Fonte: Vanity fair

Luciana Esposito

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