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Giuseppe Savoldi “O’Marajà”


Col pallone rotola pure un po’ di storia della città. Spazio Napoli inizia oggi una serie di articoli dedicati a personaggi e aneddoti della storia del calcio Napoli. Spazio Ritratti ospiterà i racconti che periodicamente saranno pubblicati per i nostri Lettori.

 

Napoli non cambia. La città resta uguale. Per qualcuno è un’eresia. Ma sarebbe come trascurare un dettaglio. Napoli non è i suoi cittadini. È l’unica città al mondo che se ne sta in disparte a farsi fare quello che vogliono le generazioni. È la metropoli dell’infinito. Consumata conserva il suo degrado come un monumento. Pure il negativo è un sito turistico. E vogliamo dirlo come funziona il pallone a Napoli? Allo stesso modo. Sfiorare la vittoria è il risultato preferito. Per decenni una tifoseria che somiglia a un popolo disfatto e resistente, ha visto passare campioni venuti da lontano per vincere e far vincere. In pochi ci sono riusciti. Perché? Perché Napoli fa così. Conosce la vittoria e la sua nobiltà, le ha inventate, ha istruito il mondo, e ha lasciato da qualche parte il brevetto. Ormai da un pezzo si va così, a memoria. La regola è orale e il fatto non vuole verbali.

Funzionava così pure negli anni’Settanta, quando il Napoli ne ha sfiorati di scudetti, ora per un episodio, adesso per una partita. È andata così quando approdò Savoldi, “Mister Miliardo”, “O’ Marajà”, “Beppe Gol”, e una sfilza di reti e soprannomi, per uno che nel Napoli è arrivato nel Settantacinque, estate calda, che somigliava a molte altre estati napoletane. Giuseppe Savoldi, bergamasco con la faccia da bonario pescatore di Posillipo, arrivò alla corte di Corrado Ferlaino in cambio di un miliardo e mezzo, più altri due calciatori, tra questi Clerici, per un totale di due miliardi nelle casse del Bologna. Un record, ma di quelli che fecero impazzire i tifosi e scandalizzare la protesta dei moralisti dell’economia, forse non a torto, in una Napoli in piena disdetta. Addirittura l’onorevole Sanza, sottopose al Presidente del Consiglio un’interrogazione parlamentare per indagare su come fosse possibile per alcune società di calcio sborsare cifre che sembravano operazioni finanziarie di livello industriale.

Ferlaino aveva fatto di tutto per portare uno dei migliori attaccanti in circolazione a disposizione dell’allenatore Vinicio. L’anno prima il Napoli era finito secondo dietro alle spalle della Juventus. Un grande centravanti per una squadra che già da tempo incantava tutta la serie A, grazie a un gioco efficace e innovativo, sarebbe stato il punto di forza per aspirare seriamente allo scudetto. Tra l’euforia dei tifosi e il cattivo giudizio di alcuni, Savoldi arrivò a Napoli come fosse stato l’uomo del miracolo. L’eletto per l’impronunciabile. Gli abbonamenti andarono a ruba. La polizia dovette più volte intervenire per regolare le file dei tifosi che volevano comprarlo. Un aneddoto racconta che una volta, durante la ressa per accaparrarsi un abbonamento, un poliziotto si accorse di un non vedente in attesa nella coda al botteghino. Il cieco disse all’agente che “Allo stadio si va anche per sentire la partita”.

La prima stagione Savoldi la iniziò con 7 gol nelle prime 7 partite. Il Napoli era primo in classifica, ma poi Savoldi, infortunatosi, non riuscì a garantire il suo solito rendimento. Nulla di fatto. Niente scudetto. A Napoli Beppe gol vinse la Coppa Italia, per poi essere rivenduto proprio al Bologna. A Napoli O’Marajà ci restò per quattro anni, segnando 55 reti. Non poche, ma non abbastanza per il motivo del suo acquisto “rumoroso”. Quando Savoldi lasciò Napoli, Vinicio disse che ormai la sua squadra aveva fatto il suo corso e non sarebbe stato più possibile contare su quel gruppo per vincere lo scudetto. Niente paura, pochi anni dopo, ci sarebbe riuscito un altro Napoli miliardario. E a proposito di verbali, al Napoli Savoldi costò 2 miliardi, ma grazie a lui la società ne incassò 16, e non ci furono più interrogazioni parlamentari.

Savoldi, nel periodo della sua permanenza partenopea, incise anche un disco che riuscì a vendere circa settantamila copie. “La favola dei calciatori”, un grande successo musicale per una canzonetta su un calcio dedicato ai sogni dell’infanzia. Tutto il contrario di quello adulto e spericolato dei grandi. Ma a Napoli non si viene certo per insegnare a cantare.

L’anno del passaggio di Savoldi dal Bologna al Napoli, è l’anno del nobel a Eugenio Montale. Il poeta due anni prima aveva scritto, “Dallo stadio calcistico il tifoso retrocede ad altro stadio: a quello della sua stessa infanzia”. A Napoli, con Savoldi, era andata un po’ così. E il calciatore, in qualche modo, l’aveva pure cantato.

 

sebastiano di paolo



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