De Laurentiis svela il suo rimpianto a Napoli: “Sono stato troppo signore”

Aurelio De Laurentiis ammette di essersi lasciato trascinare dal cuore nel gestire le partenze dal Napoli: il presidente avrebbe potuto trattenere alcuni giocatori applicando i contratti in modo rigoroso, ma ha scelto la strada della condiscendenza.

De Laurentiis: l’errore di essere troppo signore con i calciatori

Nel corso della celebrazione per il Centenario del club, il presidente azzurro ha riflettuto sulla sua gestione ventidueennale. “Se ci sono stati degli errori, forse è stato quello di essere stato troppo signore nel non applicare, in maniera pedissequa e giuridicamente inoppugnabile, i contratti che avevo”, ha dichiarato De Laurentiis alla Rai. La confessione rivela una tensione strutturale nella sua filosofia gestionale: l’imprenditore che si è costruito il Napoli dal fallimento del 2004 riconosce di aver anteposto il sentimento alla responsabilità economica in almeno alcune occasioni cruciali.

La lotta tra il cuore e la ragione imprenditoriale ha caratterizzato scelte che, a posteriori, avrebbero potuto cambiare la traiettoria del club. De Laurentiis non nomina direttamente chi sia stato lasciato partire: “Delle volte mi sono lasciato trascinare più dal cuore che dalla responsabilità imprenditoriale e, laddove avrei potuto costringere qualcuno a continuare il proprio lavoro, invece ho acconsentito a lasciarlo andare”.

Napoli e Champions: il rimpianto che guarda al futuro

Nel medesimo intervento, De Laurentiis ha indicato nella Champions League l’obiettivo mancante della sua presidenza. “La Champions ci manca. Chissà se Allegri ce la porterà”, ha detto, delegando al nuovo allenatore la responsabilità di colmare questo vuoto. Il presidente ha rivendicato sedici anni di presenza continua europea e ha descritto il Napoli come “una costante da scudetto e da Champions”, eppure l’assenza della coppa dalle grandi orecchie rimane il nodo irrisolto.

De Laurentiis ha insistito sulla filosofia dell’autofinanziamento e dell’innovazione. “L’importante è innovare. Siamo sempre riusciti ad autofinanziarci, trovando nuove opportunità e investendo nel club”. Il presidente ha chiuso con una promessa: “Il mio augurio è che, per altri cento anni, il Napoli possa restare sul tetto del mondo”.

La gestione futura del Napoli dipenderà dalla capacità di Allegri di tradurre questa ambizione in trofei europei. Nel frattempo, De Laurentiis ha promesso maggiore fermezza contrattuale, sebbene con una nota di autocoscienza: “Magari in futuro avrò una scorza maggiore, una maggiore durezza e una minore condiscendenza. O forse no, perché credo che Aurelio è Aurelio e non lo si cambia”. La sua natura, quindi, rimarrà quella di un imprenditore che oscilla tra logica economica e istinto emotivo, un equilibrio che continuerà a definire le scelte del Napoli.

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