Kevin De Bruyne è arrivato a Napoli nell’estate 2025, a parametro zero dal Manchester City. Un anno dopo, il bilancio è positivo. Non era affatto scontato che lo fosse.
La Serie A è un campionato tatticamente diverso dalla Premier League, più chiuso, più attento a non concedere spazi. E De Bruyne arrivava da una stagione difficile al City, con qualche problema muscolare che aveva ridotto la sua continuità. Nelle prime settimane azzurre si vedeva un giocatore ancora in cerca di ritmo, che faticava a trovare le misure con una rosa nuova e un allenatore, Conte, che gli chiedeva una disciplina difensiva inedita.
La svolta dopo novembre
La svolta è arrivata dopo la sosta di novembre. Da lì fino a fine stagione, De Bruyne ha giocato come se conoscesse il campionato da anni. L’intesa con Lobotka ha funzionato meglio di quanto molti si aspettassero: lo slovacco costruisce, abbassa i ritmi, protegge la difesa; il belga parte, inserisce, calcia. Qualche gol dalla distanza che il Maradona non dimenticherà presto. Ha chiuso la stagione come il centrocampista con più assist della Serie A.
Conte lo gestiva, Allegri lo mette al centro
Con Conte era un giocatore da gestire, da tenere fresco. La squadra veniva prima del singolo, e De Bruyne rispettava questa logica senza strappi. Con Allegri le cose cambiano. Il tecnico livornese ha detto chiaro che il belga è il punto di partenza del suo 4-3-3, non un pezzo da integrare. Più libertà di inserimento, meno compiti di copertura. Per De Bruyne, è la condizione ideale.
Il secondo anno conta
Lo sa chiunque abbia cambiato campionato: il primo anno lo passi a capire come funziona, il secondo lo usi per fare davvero male. De Bruyne arriva al Centenario sapendo già tutto quello che serve sapere. Gli avversari li conosce, i ritmi li ha misurati, le trappole tattiche della Serie A non lo sorprendono più.
Contratto biennale fino al 2027, con opzione per una stagione ulteriore. Stipendio tra 5,5 e 7 milioni, con bonus legati agli obiettivi sportivi.