Dalla foto all’Olimpico alla maglia regalata a Castel Volturno: parla Matteo Lo Cicero, lo steward fan di Osimhen

Il Napoli si appresta a disputare la sua ultima partita prima della sosta per il Mondiale in Qatar: domani, alle ore 15, gli azzurri sfideranno l’Udinese allo Stadio Diego Armando Maradona.

In questa prima fase di stagione, il Napoli ha sorpreso tutti, ottenendo vittorie su vittorie: una delle più difficili, e forse anche più soddisfacente per i tifosi, è stata quella contro la Roma con rete di Osimhen. Proprio al termine della partita, il nigeriano è stato protagonista di un episodio con uno steward all’esterno dello Stadio Olimpico.

Osimhen e Matteo Lo Cicero al termine di Roma Napoli
Osimhen e Matteo Lo Cicero al termine di Roma Napoli

Lo Cicero-Osimhen, l’ex steward racconta la vicenda

Al termine del match tra Roma e Napoli è andata virale la foto di Osimhen e uno steward scattata nella zona dello stadio predisposta per le famiglie e gli amici dei calciatori.

La vicenda ha fatto il giro del web: Matteo Lo Cicero, steward protagonista dello scatto, è stato licenziato in tronco dall’agenzia per essersi fermato a parlare con il suo idolo Osimhen.

Osimhen ha promesso a Matteo la sua maglia e oggi si è realizzato il suo sogno: Matteo ha ricevuto la maglia numero 9 azzurra a Castel Volturno.

Il racconto dell’incontro con Osimhen a Castel Volturno

Matteo ha parlato ai microfoni di Spazio Napoli e ha raccontato tutta la storia. Queste le sue parole:

Partiamo da oggi: raccontaci della tua giornata e l’incontro con Osimhen a Castel Volturno
“Ho scritto ad Oma Akatugba (miglior amico di Osimhen, ndr), con cui siamo rimasti in contatto dopo la sera dell’Olimpico, perché sarei dovuto andare a Castel Volturno insieme a mio padre e, quindi, gli ho chiesto di contattare Osimhen per farmi regalare la maglia. Il nigeriano però, dopo esser stato contattato dal suo amico, non sapeva se fosse stato in grado di procurarmi la maglia per oggi.

Appena sono giunto a Castel Volturno, ho fatto le foto con diversi giocatori del Napoli, tra cui Olivera e Raspadori. Nel momento in cui è uscito Osimhen l’ho salutato e lui mi ha detto aspettarlo, mi ha subito riconosciuto. Avevo pronta la foto fatta a Roma fuori lo stadio ma mi ha detto di non preoccuparmi, si ricordava di me. Gli ho lasciato un bigliettino con il mio Instagram, mi ha subito sorriso e ha promesso di seguirmi. Dato che c’era molta gente, stesso dalla macchina mi ha dato la maglia. Sono impazzito, ho iniziato ad urlare correndo verso mio padre come un bambino, mi è scesa anche qualche lacrima.

È stata una sorpresa piacevole, non me lo aspettavo. Ho subito riscritto ad Oma che domani sarà a Napoli e mi ha chiesto di vederci, è una persona fantastica. Sono stati entrambi super disponibili, nulla da dire”.

Matteo Lo Cicero, Osimhen
Matteo Lo Cicero, Osimhen

La vicenda dell’Olimpico: “Ho perso il lavoro, ma non ho rimpianti”

Alla fine sei stato veramente licenziato?
Non sto più lavorando, era la mia prima partita di sempre da steward quella tra Roma e Napoli. Mi fa tanta rabbia perché voglio vivere la mia vita senza rimpianti, non potevo sapere quante occasioni avrei avuto di avere il mio idolo a due metri, non potevo sprecare quell’occasione. Appena Oma mi ha detto che Osimhen sarebbe stato lì, non ci ho visto più. Non sono stato nemmeno pagato per quella serata, mi hanno chiesto di dire che fosse tutto falso ma io non racconto bugie”.

Qual era il tuo compito per quella partita?
“Avevo il compito di far passare le famiglie dei calciatori, dietro di me avevo la famiglia di Politano, il cugino di Meret e poi sono rimasto da solo con Oma, che era in attesa di Victor. Così gli chiedo chi stesse aspettando e iniziamo a scambiare due chiacchiere. Gli ho fatto vedere la mia torta del diciottesimo con Victor, il mio sfondo del telefono. A quel punto Oma mi ha detto “Vieni con me e te lo faccio conoscere”.

Il primo incontro con Osimhen: “Oma mi presenta a Victor come uno dei suoi più grandi fan. Il nigeriano mi prende per il braccio e mi porta vicino ad un muretto per sederci e mi chiede come mi chiamassi e cosa facevo nella vita, tremavo. Mi sono sciolto grazie alle sue parole, ero molto in tensione. Quando vede il mio sfondo del telefono, le foto che avevo di lui e la mia torta del diciottesimo si è emozionato tanto, mi ha detto che ero io il suo idolo non lui il mio”.

La reazione di Osimhen all’arrivo della responsabile alla sicurezza: “Poi abbiamo parlato della partita, gli ho fatto i complimenti per il gol. Successivamente arriva questa signora che lavora all’Olimpico e mi dice che avevo finito di lavorare e di non mettere più piede in quel posto. Osimhen da seduto si alza e chiede spiegazioni, dice che ero suo fratello, comincia a scaldarsi, lancia addirittura una bottiglia per terra. Mi trattiene chiedendomi quanto mi pagassero, non volevo dirglielo ma ha iniziato ad innervosirsi, avrei dovuto guadagnare 50 euro in quell’occasione. A quel punto riprende la bottiglietta e la rigetta per terra”.

“Dopo questo episodio, lui mi dice che mi avrebbe mandato tutto, anche i soldi e che avrebbe risolto questa situazione. Mi dice di scrivere ad Oma per tenersi in contatto e poi mi abbraccia forte”.

Poi conclude: “Quando ho fatto entrare Oma oltre le transenne, la mia mansione era finita, non dovevo fare più nulla, dovevo togliere solo la casacca e smarcarmi. Mi dispiace tanto che nel momento in cui ho finito di lavorare sono stato cacciato via in quel modo. Ho finito il primo giorno di lavoro, ero con il mio idolo…

Gestione cookie