Quagliarella: “Dopo la sentenza è come se fossi tornato a vestire la maglia del Napoli”

Oggi nella sala Grecale dei Magazzini del Cotone di Genova è stato presentato il docu-film sulla vita di Fabio Quagliarella, per il lancio in Italia della piattaforma Mola Tv.

Quagliarella – The Untold Truth ripercorre lo spiacevole episodio di stalkeraggio che ha coinvolto l’attaccante di Castellammare di Stabia nel 2010, portandolo a lasciare il Napoli. “Inizialmente quando mi hanno chiesto di fare il documentario ero molto scettico, perché non ho avuto la carriera di Totti e di Del Piero. Ma avevo, purtroppo, questa particolarità nella mia vita della quale faccio fatica a parlare, aprire di nuovo quella voragine non era facile”.

Alla premiere era presente tutta la Sampdoria al completo e il difensore della Juventus Leonardo Bonucci. Sono intervenuti, mandando un video messaggio, invece, chi non è riuscito ad essere presente, come ConteBuffonPirloVivianoDe Silvestri e SorianoLippiRanieri e Giampaolo

Al termine della rappresentazione, l’attaccante blucerchiato non è riuscito a trattenere le lacrime, dinanzi ad un racconto che ancora oggi è una ferita aperta.

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A Sky Sport Fabio Quagliarella ha dichiarato: “Da quando c’è stata la sentenza è cambiato tutto, sono molto più libero di testa, posso vivere la quotidianità: potermi allenare spensierato, pensare solo al calcio, a fare gol e ad allenarmi bene, cosa che prima non potevo fare perché dovevo pensare anche a quello che mi poteva succedere fuori dal campo. Da quel giorno sono rinato”.

Ha inoltre parlato anche della sua esperienza a Napoli e del rapporto con i tifosi dopo la sentenza. “Mi premeva moltissimo non poter vivere serenamente tra la mia gente, andare a trovare la mia famiglia. Napoli è una città che vive di calcio e di passione e tante cose loro giustamente non le avevano capite. Quando è uscita la sentenza ho percepito un affetto esagerato da parte della mia gente, dei tifosi napoletani. Da quel giorno è come se fossi tornato a vestire la maglia del Napoli. Ancora a distanza di anni mi abbracciano e c’è chi mi chiede scusa, ma nessuno deve farlo perché non sapevano nulla. Lo sapevamo solo io e la mia famiglia”.

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