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Capire tu non puoi


Chiamatele, se volete, emozioni. E non per fare il verso alla celebre canzone, ma quel che è successo a Napoli quest’oggi forse supera anche la tremenda accoglienza di Capodichino domenica scorsa, poche ore dopo la vittoria allo Stadium contro la Juventus. Non è solo la squadra che sogna e fa sognare, ma la città intera tutta insieme. Schierata a guardia di una fede.

Ora, viene onestamente difficile ricordare una scena così, una manifestazione d’amore plateale e sconfinata. Non succede da nessuna parte, nemmeno dove si è abituati a vincere, anche con facilità. O comunque con una frequenza maggiore e diversa, come se quasi fosse scontato. Ecco, abbiamo un paragone da fare che calza a pennello in una situazione come questa: all’indomani della sconfitta, la Juventus ha subito la visita, sia chiaro pacifica, dei propri tifosi. Per qualcuno è stato un confronto, per altri contestazione: i tifosi bianconeri hanno chiesto ai loro campioni di tirare fuori gli attributi, nonostante sei scudetti di fila, due finali di Champions League e un cammino finora brillante in ogni dove, negli ultimi anni. A Napoli nessuno ha chiesto niente, l’unico leitmotiv è un immenso cuore che batte all’unisono. A prescindere dallo scudetto, comunque andrà, sarà trionfo. 

Perché scene così fanno il bene del calcio. Fanno il bene di uno sport che è sempre più di altri, meno dei tifosi. Ma questo non vale per quelli partenopei. Che vanno oltre. Oltre ogni cosa, ogni possibile definizione, ogni possibile follia. Bloccare la stazione per un intero pomeriggio, restare beffati ma nonostante ciò non smuoversi per il solo gusto di essere lì, mente e cuore, a sventolare le bandiere e a cantare, è un’emozione. Che non può capire chi, sfortunatamente, non è napoletano. Che resta meraviglioso, un po’ di più in occasioni come questa. Quando lo si sente nell’aria che qualcosa si sta compiendo.