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La lunghissima settimana di Lorenzo Insigne


Per fortuna, l’azzurro ha sfumature ben marcate. Diversissime tra loro. E per fortuna, certi problemi si fanno vittima del professionismo: perché una volta varcata la soglia di Castel Volturno, Lorenzo Insigne era ritornato se stesso. Ed erano tornati i suoi colpi, la sua magia, oltre alla naturalezza di un vestito cucito per il suo talento.

Per fortuna, Lorenzo s’era scrollato di dosso l’inconcludenza di una settimana pietosa: per le parole, per i minuti masticati a fatica, per i giochetti di potere che hanno disgustato tutti. Specialmente i calciatori. La delusione di non arrivare al Mondiale, di non farlo nel momento migliore della propria carriera, sarà stata terribile: poi però è rientrata furtivamente quella parte di vita in cui tutto è al posto giusto, in cui tutto ha un senso logico. In cui tutto è semplicemente tutto.

DA LUNEDÌ A DOMENICA

I giorni passano e il tempo resta la miglior medicina. Banalità, perciò verità. Che dalla testa bassa di Milano al sorriso contro il Milan, non è stato affatto un attimo, un istante, una vocale in meno. È stato un percorso ponderato, composto da parole e da sguardi che son stati più loquaci dei mille soloni che s’è dovuto sorbire per quella manciata di momenti che Ventura gli ha regalato. E non è stato facile, neanche per un’unità di tempo. E non lo è stato nemmeno presentarsi a tu per tu con Donnarumma e scaricarla comunque in rete.

Chiaro: non era una questione di concentrazione, ma di applicazione al gioco. Quella che l’ex CT gli rimproverava di non avere, quella che in realtà divora la banda rossonera in un sol boccone condito da mezzo destro a giro deviato. E allora, ‘da lunedì a domenica’ diventa una sorta di ascendenza al mito: non è più il funambolo, non è più il giocattolo, non lo disturba neanche il movimento di labbra che si uniscono attorno al suo nome. S’è innalzato a talento da domenica, da certezza. Da occasione calpestata, se sfumiamo un po’ l’azzurro.

RIPARTIRE DA QUI

Morto un obiettivo, se ne fa un altro. E quando hai perso anche una certezza, tocca correre per conquistarne altre mille. Ma il  ‘ripartire da qui’ non è solo effetto di professionalità, strascico di un talento inarrestabile: è una condizione mentale che Lorenzo sa di possedere e che non si farà problemi a mostrare. Il gioco di prima, le sponde perfette, quell’avanzare sulla fascia come unica e tremenda preghiera nei giorni più difficili: ritrovare se stessi non è poi nient’altro che un viaggio all’interno di quel perpetuo peregrinare che è una carriera calcistica.

Lorenzo ci ha messo anche e solo sei giorni, ma qualche momento di malcelato malessere si farà intravedere quando un po’ di buio squarcerà il bel tempo di questi giorni. Ecco: lì dovrà ricordarsi di questi momenti, di queste giocate, di questi obiettivi. Perché se è stata la settimana più lunga della sua carriera, un motivo ci sarà stato. E neanche mezzo ha accezione negativa. Serve esser forti, serve esserlo per un popolo che aspetta. E che non lo lascerà mai in panchina nel momento del bisogno.

Cristiano Corbo