shinystat spazio napoli calcio news Quagliarella a Le Iene: "Costretto a passare a passare per infame con la mia gente. Faceva male, aspettavo il giorno in cui emergesse la verità". Il racconto agghiacciante

Quagliarella a Le Iene: “Costretto a passare a passare per infame con la mia gente. Faceva male, aspettavo il giorno in cui emergesse la verità”. Il racconto agghiacciante


Una vicenda che lascia allibiti. Un incubo dal quale Fabio Quagliarella è riuscito ad emergere solo in queste settimane. L’attaccante di Castellammare di Stabia è il protagonista di un servizio di Giulio Golia, de Le Iene, andato in onda questa sera.

Ecco le sue parole tratte dal programma di Italia 1: “Sono passato per l’infame della situazione. E credimi passare in questo modo davanti alla propria gente fa male – dice Quagliarella commosso – ogni viaggio di ritorno a Napoli dovevo nascondermi, camuffarmi. Dovevo evitare che qualcuno mi dicesse qualcosa. I miei amici mi chiedevono di uscire. Ero costretto a dire no. Con questo non voglio dire che tutti siano così, non voglio che passi una brutta immagine della mia terra. I napoletani hanno un grande cuore. Però faceva male, non potevo godermi la mia terra. Volevo evitare litigi, discussioni, con la mia gente. Aspettavo il giorno in cui emergesse la mia verità”.

Sono stato tormentato dallo stalker per cinque anni, aspettavo il momento per poter parlare.  Non so cosa gli sia passato per la testa, era un poliziotto, lo ritenevo una persona di fiducia. Arrivarono lettere anonime con foto di ragazzine nude, accuse dunque di pedofilia, di camorra, di spaccio, di calcioscommesse. Arrivarono messaggi anche a mio padre, mi sentivo osservato, minacciato. C’era tanta tensione in casa, comandava lui il giochino”.

Inviò accuse anche al mio migliore amico, le lettere che inviava a casa le inviava anche alla società. Prima della trasferta in Svezia – a Solna ndr – mi chiamarono per dirmi che mi avevano venduto alla Juventus, non capivo niente. Mi hanno accusato di essere andato via per soldi, lì ho capito che il popolo napoletano mi amava. Mi immaginavo capitano del Napoli, vincere  con la maglia azzurra. A quest’ora sarei ancora lì, al San Paolo, a giocare e segnare. Un gol lì vale tanto, i miei undici valgono come cento. Ho provato a dimostrare il mio amore con dei gesti, anche se piccoli con il non esultare”.

“Mio padre scoprì tutto, mi disse: ‘Secondo me è ‘iss o me**. Non inoltrava nessuna denuncia, le teneva per sé. Mio padre è il mio orgoglio, so benissimo quanto fosse felice per il mio arrivo al Napoli. Se mi chiedessero di tornare? Sarei felice se pensassero a me, anche solo per un momento”.

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