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Il ‘San Paolo’ che vorrei…


Lo stadio non è mai solamente un campo di calcio. Non è il manto erboso che i giocatori percorrono per buttare un pallone nella porta: è di più, molto di più, specie a Napoli. Per i napoletani lo stadio è un tempio, un luogo a metà tra il sacro e profano – a dire il vero più sacro. Se ad un tifoso azzurro si chiede che effetto fa il ‘San Paolo’ si può leggere nei suoi occhi lo stupore, la meraviglia, il vero amore, come una famiglia. Una passione, quella per il catino di Fuorigrotta, trasversale. Calciatori avversari, tifosi da ogni parte della nazione e del continente, e chiunque abbia mai avuto la fortuna di vedere una partita del Napoli non ne è mai rimasto indifferente. Perché l’atmosfera che si respira è unica, l’emozione è forte. Tanti, però, sono anche i difetti che purtroppo non rendono questa struttura all’altezza dell’amore che i tifosi provano e che forse meriterebbe. Ma il momento propizio per i lavori sembra giunto (finalmente) grazie alla sfida con il Real Madrid. Allora proviamo ad immaginare uno stadio diverso, migliore e in grado di rappresentare al meglio una città spesso troppo denigrata, ma capace di amare come nessuno sa fare la propria squadra e chiunque si avvicina alle sue strade con il giusto amore.

Prossimo futuro

Il San Paolo che vorrei è un mix tra modernità e napoletanità. Perché per quanto le nostre tradizioni siano geniali e meravigliose, il nostro popolo sa anche volgere lo sguardo al futuro. E soprattutto – al contrario di quel che raccontano i luoghi comuni – sa mantenere senza deturpare le sue bellezze. Allora questo impianto necessita di lavori che possano tornare a farlo splendere. Innanzitutto pensare di sistemare i sediolini in modo più dignitoso non è utopia, ma realtà. Perché un padre che porta i figli per la prima volta a guardare una partita non dovrebbe ‘arrangiarsi’ ad adagiare giornali sui posti a sedere per l’impudicizia: un posto a sedere quantomeno normale per tutti è il primo passo. Ovviamente tutto ciò si collega ad una messa in sicurezza della struttura, troppe volte pericolosa oltre ad essere fatiscente; uno stadio sicuro significherebbe anche maggiore affluenza per persone spesso spaventate dall’anzianità dell’impianto.  E risistemare i servizi igienici, lo spogliatoio degli ospiti, le scale antincendio, i servizi igienici, i tabelloni luminosi e la tribuna stampa. Insomma pensare a curare lo stadio, non a farne uno nuovo. Perché migliorare si può, ricostruire si può, cambiare si può. Cambiare struttura necessiterebbe di tempi lunghi e lascerebbe una struttura priva dell’affetto che merita. I napoletani non vogliono un posto migliore, ma vogliono migliorare il posto che già hanno; i problemi si risolvono, non si eludono.

Ricordare la storia

In occasione dei novanti anni del club un museo che ne rappresenti la storia sarebbe il minimo. Creare un qualcosa di unico, tutti possono avere musei ma non tutti possono vantarsi di avere una storia ed una passione che identifichi in maniera ineludibile un club con una società. Allora trofei, cimeli, personaggi del passato più remoto e più recente potrebbero far parte di questo spaccato di cultura calcistica. Costruire un’opera del genere garantirebbe anche la possibilità di migliorare servizi e trasporti che rendano lo stadio più accessibile, o almeno accessibile ai più. Dallo stadio si innescherebbero una serie di processi capaci di far rivivere una città che pian piano sta tornando a splendere, con le sue mille sfaccettature. L’appuntamento con una prima parte di questi miglioramenti potrebbe avvenire il 7 marzo, giorno della sfida con il Real Madrid appunto. L’assessore Borriello ha confermato l’inizio dei lavori, un sospiro di sollievo, finalmente.

Il San Paolo che vorrei, insomma, potrebbe non essere lontano. Il luogo in cui sognare e gioire appare all’orizzonte. Non solo contro il Real Madrid, ma in qualsiasi partita vedere lo stadio pieno ed i tifosi contenti sarebbe davvero bello. Al di là del risultato, con un cuore grande ed uno stadio unico. E non è utopia, ma possibilità reale.

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