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Non fermarti Napoli. Gli esami non finiscono mai…


Promosso. Finalmente, oserei dire. Le sfide determinanti in trasferta sono una materia mai digerita dal Napoli di Sarri. Al Da Luz i partenopei hanno consumato la loro personalissima prima volta: belli e spietati in una notte che contava troppo, lontano dall’amato San Paolo. Una notte che riaccende entusiasmi sopiti e, soprattutto, trasuda maturità. Ma alle notti da Oscar, sensazionali e circoscritte, abbiamo imparato ad abituarci. Il passo in avanti sarebbe affrontare l’alba successiva con la stessa intensità.

Un bel regalo dalle terre ucraine proprio nel giorno di San Nicola. Il bimbo buono vestito d’azzurro l’ha accettato con le lacrime agli occhi, ma aveva fatto di tutto per meritarselo. Nessuno potrà mai sapere come sarebbe stato infuocato quel secondo tempo di Lisbona con la gara di Kiev ancora in bilico. La serenità con cui il Napoli è sceso in campo nella ripresa non può essere paragonata alla tensione palpabile dei primi 45’. Ma tutto ciò vale anche per gli avversari. Dell’approccio al match resta la volontà degli azzurri di ribattere colpo su colpo alle folate lusitane e non tirare mai indietro la gamba. Dopo, come fosse un ospite d’eccezione, è salito in cattedra il cinismo, troppe volte assente ingiustificato. E se una squadra armoniosa e cattiva diventa improvvisamente concreta, può essere devastante per chiunque. Anche al cospetto del Real Madrid (toccate ferro!).

Non è tutto oro quello che luccica, ovviamente. Ripensate velocemente alle quattro gare con Benfica e Besiktas e provate ad immaginarle senza gol subiti su nostra gentile concessione. Il girone di Champions è stata una sintesi perfetta delle molteplici personalità del Napoli: virtuoso e masochista, arrampicato fino ad un passo dalla cima ma con un burrone sempre pronto ad attenderlo. Persino in una gara stravinta come quella di martedì sera, la solita disattenzione ha rischiato di compromettere tutto. Black-out inspiegabili e ormai recidivi, ai quali si sperava di mettere una toppa con il ritorno di Albiol alla guida del reparto difensivo. Ottime le sue due prestazioni, macchiate però da indecisioni marchiane e per fortuna ininfluenti. Per essere pronti all’ingresso nell’élite europea, tuttavia, le battute a vuoto sul piano della concentrazione devono essere ridotte all’osso. Sarà questa la vera battaglia di Sarri.

Punto e a capo. La scorpacciata di emozioni in casa del Benfica è già immersa nel passato. Occorre staccare dalle tante lusinghe e scappare su un’isola. Purtroppo quell’isola non sarà deserta, anzi. In Sardegna ci aspettano sempre sfregando le mani, pregustando lo sgambetto dell’anno. Sensazioni ben conosciute, essendo già transitati da Bergamo e Udine in questo scorcio di 2016. Per conquistare questi lidi conta innanzitutto esserci. Con testa e cuore. Ecco, ora tocca al Napoli dimostrare di non averli abbandonati in Portogallo. Intascare una moneta d’oro e rialzare gli occhi alla ricerca della prossima. Solo  la fame potrà farci crescere sani e competitivi.

Ivan De Vita

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