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Novanta è… Da Ascarelli a De Laurentiis. Storia di radici e di legami. Storia di un’unica passione

Cadute, tonfi che si avvicendano a vittorie, spesso effimere, talvolta uniche. Emozioni uniche. Immense. Novanta anni non bastano a scalfire un cuore, un battito che prosegue oltre ogni disfida. Lo arricchiscono, lo rafforzano, aggiungendo momenti da collezionare gelosamente nella bacheca dei ricordi. Unici, dicevamo, come unico è il legame tra il Napoli e la città di Napoli. Unica grande città italiana che possa vantare un solo, singolo, club. Questione d’orgoglio, di appartenza. Colori che si abbinano in un abbraccio lungo quasi un secolo. Connubio che in molti stentano a comprendere a pieno, tanta l’unicità, tanto il simbolismo che sublima l’essenza di una passione che va oltre lo sport, oltre le mera contesa sportiva. Napoli ed il Napoli. Napoli è il Napoli, nessun derby, nessuna rivalità intestina. Solo calore, solo amore, amore puro che lega a doppio filo ogni ceto sociale, ogni età, ogni spaccato, ogni vissuto. Un rettangolo di gioco ed un catino gremito, infuocato.

Novanta èGiorgio Ascarelli, il presidentissimo a cui ricollegare questa data nella storia. Anno 1926, primo agosto, Napoli ha già la propria, singola, compagine da tempo, quattro anni ormai, ma il principio resta lui, patron appassionato quanto sfortunato, spentosi troppo in fretta per ammirare e coccolare la sua creatura. Associazione calcio Napoli. Dal destriero rampante allo Stadio Partenopeo, unico impianto di proprietà che la società partenopea abbia mai avuto. Crollato sotto i colpi dei bombardamenti, impietosi, che caddero alle pendici del Vesuvio nel 1942.

Novanta è… Il genio di Garbutt, il talento di Sallustro e l’estro di Vojak. Da Hazel-Grove a Pola, passando per Asunciòn. Stelle di una grande squadra. Spunti di primo, grandissimo Napoli, due volte terzo in campionato e la prima in Coppa Europa. Altro che Ciuccio di Fichella, trentatré piaghe e coda marcia a simboleggiare l’onta del 1927.

Novanta è… La riscossa negli anni ’50. Il Napoli di Amadei, di Jeppson ed i 100 milioni, delle doti feline dell’indimenticabile Bugatti, muro tra i pali. Pesaola e Vinicio, O’ Petisso e O’ Lione, napoletani venuti da lontano. Sudamericani, ma partenopei per scelta, tra campo e panchina. Una vita, un amore. Del Collana ai piedi di un gruppo meraviglioso al termine di uno storico 4-3 ai danni della Juventus.

Novanta è… Lo Stadio San Paolo. La Mecca in salsa partenopea, culto e venerazione. Un tempio amato a distanza di oltre mezzo secolo dalla sua inaugurazione, contro i bianconeri, seppur nelle sue mille, attuali, contraddizioni e mancanze.

Novanta è… Il primo titolo issato al cielo. Storico, due volte, unica squadra proveniente dalla Serie cadetta a vincere il titolo Nazionale, la Coppa Italia con Pesaola in panchina. Primo urlo finalmente non strozzato in gola, non più.

Novanta è… Canè, Zoff e quel tradimento sempre attuale. Totonno Juliano, bandiera e recordman con l’azzurro come unica, e non seconda pelle. E poi le bizze ultra decennali del Comandante Achille Lauro. Tra politica e pallone, toccando le corde giuste di un popolo che l’amò come un secondo padre. Sivori e Altafani stelle ruggenti di un grande Napoli secondo solo al Paròn Nereo Rocco e agli invicibili rossoneri.

Novanta è… tutto nei ruggenti anni ’70. Il calcio totale di Vinicio in panchina e lo Scudetto, ancora, sfiorato. L’era Ferlaino e Mr 2 miliardi, Beppe Savoldi e la seconda Coppa Italia, con poker ai danni del Verona.

Novanta è… Il principio di un sogno. Gli anni ’80, il miracolo con griffe Rino Marchesi solo sfiorato, il crollo in quel Napoli-Perugia da incubo. Poi Krol, idolo, eleganza, prima di lasciare spazio all’epoca d’oro. Tutto sarebbe, inequivocabilmente cambiato: Diego Armando Maradona. Il Divino che atterra in riva al Golfo e stravolge l’ordine precostituito. E con lui Claudio Garella, Giuseppe Bruscolotti e la sua mascella finalmente inarcata in un abbagliante sorriso, Ciro Ferrara, Salvatore Bagni, Moreno Ferrario, Alessandro Renica, Andrea Carnevale, Fernando De Napoli, Bruno Giordano, Francesco Romano; Giuseppe Volpecina, Luigi Caffarelli, Ciro Muro, Luciano Sola, Tebaldo Bigliardi, Raimondo Marino, Raffaele Di Fusco, Pietro Puzone, Massimo Filardi, Costanzo Celestini, Antonio Carannante, Davide Lampugnani. Allenatore: Ottavio Bianchi . Artefici di un’impresa, artefici del 10 maggio 1987. E la Coppa Italia, anche quella, senza farsi mancar nulla contro l’Atalanta. Gioia mai più lunga del dovuto, nessun dominio, nessun monopolio. Amaro l’anno successivo, nonostante Careca, Francini, Alemao, titolo che migrò sotto la Madonnina. Lo stesso per la prima Coppa dei Campioni, tra il veleno del Buitre ed un carico di rimpianti. Delusione e poi nuova, irrefrenabile, gioia. La magica notte di Stoccarda. Primo e unico trionfo europeo la Coppa Uefa del 1989. Le lacrime di Ferrara, le bizze di Diego sempre più frequenti. Il secondo scudetto ed una rincorsa troppo spesso discussa da effimere questioni di principio. Titolo vinto, e meritato, sul campo. L’avversario, il Milan di Sacchi e degli olandesi, l’armata invicibile, un vezzo in più, rivincita, medaglia da inforcare con forza al petto.

Novanta è… La Supercoppa Italiana come canto del cigno, il pokerissimo alla Juventus di Maifredi ultimo sussulto prima della decadenza. L’addio nella notte di Diego, una parabola progressivamente discendente. Casse sempre più esangui, cessioni sanguinose, da Zola a Ferrara, fino a Cannavaro, figlio di Napoli campione del mondo e Pallone d’oro. La retrocessione della vergogna, 14 punti e la Serie B dopo oltre trent’anni. Ascensore tra A e B, brevi momenti di luce, tanto buio. Fino al nodo in gola, il colpo alla bocca dello stomaco. Ferlaino, Corbelli, Naldi fino al fallimento. Il Napoli scompare, è il 2004, settantotto anni di storia in fumo nonostante i moti di orgoglio, nonostante l’orgoglio partenopeo.

Novanta è… Un nuovo corso. Dalla polvere agli altari. La storia recente, la cavalcata del patron Aurelio De Laurentiis dalla C alla A, dai campi polverosi del meridione all’apoteosi calcistica. Da Reja a Mazzarri, fino a Benitez e Sarri. Da Iezzo a Paolo Cannavaro fino a Marek Hamsik, partenopeo di Banska Bystrika ad un passo dal legarsi a vita alla causa azzurra. Due Coppe Italia ed una Supercoppa, due secondi posti e la Champions League. Scosse telluriche, il risveglio, l’orgoglio negli occhi di una piazza reduce da anni di umiliazioni. E i campioni, oltre al numero 17, con lui Lavezzi e Cavani, fino a Higuain. Percorso comune, scelte differenti.

Novanta è… Un futuro che, comunque, si prospetta ambizioso. E allora auguri, caro Napoli. Novanta di questi giorni, e poi novanta, e novanta ancora.

Edoardo Brancaccio

 

Articolo modificato 2 Ago 2016 - 22:00

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