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Le scelte del Pipita, la rabbia di Napoli, amante tradita. E quel brutto modo di lasciarsi tutto alle spalle così…


Alea acta est: Gonzalo Higuain passa sotto la Mole, un Rubicone calcistico nella giornata di oggi, novello Giulio Cesare che volta le spalle alla sua gente e decide di far loro guerra.  Ed è “quasi” un giocatore della Juve: insomma, piccoli dettagli, scaramucce da sistemare, roba insignificante per due amanti che si sono cercati e voluti con tutta questa passione. Pensavamo tutti fosse amore, invece…
In mezzo Napoli, città e società, alla finestra, scossa, forse un po’, in attesa di realizzare il tutto. Tempo di correre ai ripari, insomma: programmare e non lasciarsi travolgere dall’uragano, da una piazza in fermento, dalla paura di strafare. Alla base di tutto ci sono delle ragioni, tutte grosso modo comprensibili seppur non condivisibili.

I MOTIVI DEL PIPITA – Vincere, guadagnare, provare nuovi stimoli. Dieci milioni di motivi per cambiare aria, dimenticarsi di tutto, schierarsi con la rivale di sempre e tradire, malamente, quella gente che per tre anni ha dispensato amore e, ancora una volta, resta con un due di picche in mano. Higuain ha scelto la sicurezza di una squadra favorita per lo scudetto, candidata alla Champions, ricca e con un progetto sempre più ambizioso. Proprio lui, il meno napoletano di tutti gli argentini. Figlio di borghesi, benestante, era partito dal River Plate, era finito al Real Madrid, prima di Napoli. Era naturale che le cose tornassero al loro posto: il passaggio alla Juve è in linea di continuità con la storia del Pipita, abituato alla elite del calcio. Da questo punto di vista, Carlos Tevez, a suo tempo, sarebbe stato più un colpo da Napoli: giocatore del popolo, venuto dal nulla, dalla strada e, oltretutto, del Boca, come Diego. Insomma Higuain avrà anche provato emozioni a Napoli, ma è palese che per lui fosse giunto il momento del commiato. E fa male.

LA RABBIA DI NAPOLI – Dalle parti del Maschio Angioino la gente cammina per strada, sotto un caldo asfissiante, persa nel nulla: oggi Napoli si sente una amante tradita. Ha goduto del Pipita, ha dormito con lui, lo ha sognato, accarezzato, baciato, cullato e, infine, si è vista lasciare così, da un giorno all’altro. Da questa giornata il core di Napoli si è trasformato nel 71, che non ha bisogno di ulteriori interpretazioni nella smorfia napoletana. La data da cerchiare in rosso non è il trenta ottobre, giorno di Juve-Napoli, ma il due aprile, la gara di ritorno: quel che la città oggi si chiede è come, in che modo e soprattutto con quale coraggio l’argentino tornerà a Napoli? Immaginate il clima, l’accoglienza: davvero brutto per chi ha dichiarato più volte di aver amato Partenope. Lacrime Napulitane, verrebbe da dire. Ma il peggio non è certamente questo. higuain

LE MODALITÀ – Quel che più fa male è, senza ombra di dubbio, il modo in cui Higuain sta salutando Napoli in queste ore. Come un ladro, di nascosto, senza aver aperto bocca, senza una mezza parola. L’ultima volta che ha parlato era giugno scorso, in Copa America, dove invitava tutti alla tranquillità. Poi un silenzio lungo, assordante, rotto dal fratello, lo stesso che in gennaio attaccava la Juve ed accusava di complotti, lo stesso che ha tatuato un Pulcinella sul corpo e che si è più volte dichiarato, insieme al fratello, napoletano d’adozione. Tutto questo non offende il giocatore, che ne uscirà male, rompendo così nettamente con la piazza. Non offende la società che, dopo le parole di De Laurentiis pochi giorni fa, ne uscirà male. Ma offende e ferisce Napoli, la colpisce nel suo cuore più profondo, ne offende i sentimenti più veraci e sinceri. Un brutto, bruttissimo modo per chiudere tre anni in cui, al netto di ogni considerazione, ci si è dato di tutto. Oggettivamente era difficile chiedere di più. Una sola cosa, lecita: la chiarezza, lasciarsi guardandosi negli occhi e non come l’ultimo dei codardi. 

 

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