shinystat spazio napoli calcio news Da "curvista" a "traditore": caro Gonzalo, non deve per forza finire così

Da “curvista” a “traditore”: caro Gonzalo, non deve per forza finire così


“Un giorno all’improvviso, mi innamorai di te”. Un giorno qualsiasi, e per di più all’improvviso. E’ un lasso di tempo breve, una folgorazione istantanea che porta a stravolgere tutte le convinzioni e le convenzioni. Un giorno all’improvviso, un anonimo 28 giugno, mi disinnamorai di te. Perché quel giorno le convinzioni dei tifosi napoletani sono cambiate radicalmente, capovolte in un turbinio di emozioni negative: rabbia, sgomento, disillusione e delusione. Riavvolgere il nastro, allora, pare necessario per chi è ingannato dalla memoria: quel 28 giugno è riferito alle parole scottanti di Nicolas Higuain. Perché è vero, spesso le parole fanno molto più male delle percosse. Quelle del fratello-agente di Gonzalo, poi, sono suonate come delle vere e proprie pugnalate alle spalle: chiamatele allora le “idi di giugno”.

Nicolas, come Bruto e Cassio, ha consumato un tradimento. Il 9 argentino, infatti, aveva speso l’intera “temporada” a elogiare Napoli e il Napoli. Aveva cancellato i mugugni della passata stagione grazie a quell’uomo venuto dalla provincia (“Devo tutto a Sarri, mi ha convinto a restare in cinque minuti”) e all’amore di una città che ha dimenticato in fretta gli errori decisivi di fine maggio (“La città mi ha fatto sentire amato come mai in vita mia”). Parole di stima che neppure le voci e i rumors potevano scalfire, come una corazza creata dall’affetto dei tifosi partenopei.

E allora si faceva largo l’ipotesi di un ricco rinnovo di contratto, di una squadra creata su misura per permettere a Higuain di condurla alla vittoria. Due promesse rimaste per ora tali. Era tutta un’illusione, era amore non ricambiato? Non per forza. In fondo l’abilità dei sarti è proprio quella di ricucire gli strappi – all’apparenza – irrimediabili. Quel “Gonzalo non rinnoverà” è stato lanciato nell’Oceano dei tifosi azzurri come una bomba atomica. I sostenitori più scettici l’avevano previsto, ma neppure loro potevano ipotizzare la catastrofe successiva. Perché se davvero Higuain sposasse la Juventus, allora il tradimento sarebbe ben superiore a quello di Bruto e Cassio. “Tu quoque, Gonzalo, fili mi”, figlio adottivo di questa città come lo era Bruto per Cesare. E chissà se il Pipita ricorda quel gesto rivolto alla tifoseria dopo Napoli-Genoa, quell’io-resto-qui mimato durante il solito e immancabile “Un giorno all’improvviso”. Quella partita, il 20 marzo, l’aveva decisa lui con una doppietta, alimentando i sogni di gloria di una squadra, di una tifoseria, di un popolo intero. Come il migliore degli eroi greci, come la kalokagathìa incarnata da Achille, Gonzalo trascinava una squadra ormai spossata verso gli ultimi e insperati successi.

No, Gonzalo, alla Juve proprio no: l’hai combattuta al fianco dei tifosi per un anno intero, sei uscito fuori di senno come Orlando quando hai visto il tanto agognato obiettivo svanire in un attimo, in un pomeriggio primaverile ad Udine. Aurelio De Laurentiis sarà anche un personaggio eccentrico, ma ha centrato l’argomento come tu, Gonzalo, centri la porta: ti sei elevato a “curvista”, hai cantato la “canzone dell’innamoramento” e “difeso la città”. Sì, andare alla Juventus sarebbe un tradimento: non alla città che ti ha elevato a condottiero di un’improbabile armata alla ricerca di un velleitario sogno, non alla curva che ti ha nominato capo-ultras ad honorem quando i tuoi occhi brillavano a bordocampo dopo le partite e la voce mancava e il battimani accompagnava il canto. Sarebbe un tradimento a te stesso, a tutto ciò che la scorsa stagione ha rappresentato, alla lotta tra Davide e Golia.

1° posto:

Quella rincorsa svanita a pochi metri dal traguardo non può finire così: ora è il momento di reagire, di lottare e di tentare nuovamente l’impresa. Da “curvista” a “traditore”: il passo è breve, soprattutto quando il dio denaro prende a calci il cuore e i sentimenti. C’è da lottare ancora insieme, Gonzalo, magari piangere di nuovo, come quella sera dicembrina nel 2013, quando l’Arsenal fu giudice dell’eliminazione europea. C’è da soffrire, c’è da rialzarsi, c’è – soprattutto – da gioire insieme. A discapito delle sirene che arrivano da Madrid. Da “curvista” a “traditore”, il passo è breve: a volte, però, il cuore è più forte del dio denaro.

Vittorio Perrone
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