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Sessantuno giorni fa la tripletta di Higuain al Frosinone. Quante cose sono cambiate in due mesi, Pipita…


Sessantuno giorni fa, 14 maggio, Stadio San Paolo, Napoli-Frosinone. Sessantuno giorno fa, azzurri in Champions League per la porta principale. Sessantuno giorni fa, Gonzalo Higuain si prende la storia e distrugge ogni record. Sessantuno giorni fa, la tripletta del Pipita. Sessantuno giorni fa, erano 36 i goal in campionato dell’attaccante argentino. Ben sessantuno giorni. Solo due mesi eppure sembra passata un’eternità. Quante cose sono cambiate. Tante, troppe. Da una rovesciata da copertina che faceva brillare gli occhi dei tifosi azzurri, e non solo, al ciclone scatenato dalle parole di Nicolas, il fratello-procuratore del Pipita. Dalle gioie con la maglia del Napoli alla delusione – l’ennesima – con la maglia della Seleccion.

ERA DE MAGGIO“Era de maggio; io no, nun mme ne scordo, na canzone cantávemo a doje voce”. Così recita una delle più belle canzoni classiche napoletane. Quella sera era maggio, ma non erano solo due le voci che cantavano per il Napoli e per Higuain. Erano in cinquantamila a soffrire, a esultare per il goal di Hamsik che sbloccava la gara. A fare il tifo, da quel momento in poi, solo per il Pipita. Per raggiungere Gunnar Nordahl, e per superarlo. Era il ’71 minuto quando tutto ciò accadeva, il cerchio si chiudeva. Una prodezza. In due sguardi, al cielo e alla terra, la fantasia diventa materia. La fantasia bacia la follia, come due amanti. Mezzo secondo e mille brividi. Nordahl solo un ricordo: come Higuain mai nessuno: 36 goal, e chissà per quanti anni. Fischio finale, inizia la festa. Era de maggio, na canzone cantávemo a cinquantamila voce. Si cantava l’inno della Champions League. Palcoscenico ideale per un mostro sacro. Per una squadra di leoni plasmata da un tecnico irriverente, irrispettoso di un calcio italiano sempre più in declino. Quanti abbracci con Maurizio Sarri, caro Pipita. Quanti grazie avrai rivolto al tecnico “provinciale” (per chi di calcio ne capisce non poco, di meno). Quante gioie grazie a “Mister 33”, colui che ti ha fatto conoscere al mondo come “Bomber 36”. Palcoscenico ideale per una tifoseria, per LA tifoseria. La devozione dei Napoletani nei tuoi confronti: dopo di lui – il più grande di tutti –, solo per te tanta venerazione. Quella sera, era de maggio, e i Napoletani volevano solo te. Cantavano per te. Caro Pipita, solo per te: Gonzalo Higuain. A ogni rete, un coro. Per ogni gesto da mito, un rito. Per ogni magia, scoppiava la follia. Era de maggio. E sorridevi, ti sentivi amato. Amavi Napoli, il Napoli e il San Paolo.

CORE ‘NGRATO“Pecché me dice sti parole amare, Pecché me parle e ‘o core me turmiente. Nun te scurdà ca t’aggio date ‘o core”. Altro capolavoro della musica classica napoletana che ben si sposa con quanto accaduto dopo la finale persa dall’Argentina contro il Cile. Esattamente sette giorni dopo quel 21 giugno fatale per la Seleccion e, con essa, per la guida tecnica del Tata Martino. Il 28 giugno si scatena il ciclone-Nicolas. Ne ha per tutti. Non risparmia nessuno, soprattutto De Laurentiis. Parla Nicolas, ma è come se parlasse Gonzalo: “Non rinnoviamo”. E se gli eventuali dissidi con la dirigenza partenopea si possono anche comprendere, come si può arrivare a dire ciò dopo tutto l’amore ricevuto dal popolo partenopeo? Caro Pipita, hai dimenticato che ti hanno – ti abbiamo – dato il cuore. Hai voglia di altro, di altri campionati. Di altri obiettivi. Hai fame di vittorie e di trofei. Giusto, giustissimo. Sono i modi a lasciare perplessi. Sono le parole, dette, così, senza tener conto di quanto amore hai ricevuto da Napoli.

Sessantuno giorni fa, era amore – vero amore. Ora è tutto cambiato. Voci di mercato, conferme, smentite. Proposte. Tutto è passato, e non ci pensi più. Eppure, due mesi fa era così:

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Salvatore Nappo
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