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Da Edi a Gonzalo, quando il goal è di casa


Profumo di goal, danzando su ritmi sudamericani. Bocca buona, palato finissimo in casa Napoli da più di un lustro a questa parte. Dall’estate del 2010 per la precisione, il momento della svolta. Un luglio torrido in cui il patron partenopeo Aurelio De Laurentiis annunciava l’acquisto di Edinson Cavani, quattro stagioni al Palermo manifestando solo in parte le sue immense potenzialità. Regalo in dote al tecnico Walter Mazzarri, autore di una splendida stagione all’approdo in riva al Golfo. Un crocevia, uno spartiacque, tracciando un solco a definire una tradizione ormai consolidata, giocata dopo giocata. Primizie per la vista di una piazza mai sazia di numeri da spellarsi le mani, visibilio allo stato puro, ai piedi di bomber di caratura superlativa. Plurale d’obbligo, dovuto, perché dopo la partenza dell’uruguagio direzione Parìs, in casa Napoli non si rimaneva di certo a guardare. Il meglio del meglio, un colpo inimmaginabile per chi fino a qualche anno prima vivacchiava ai margini dell’alta classifica da matricola terribile. Gonzalo Higuain, delantero cresciuto e svezzato a suon di goal alla Casa blanca, 121 reti con la maglia del Real Madrid non sono mai il frutto della casualità. L’acquisto più costoso della storia azzurra, firma in calce e foto di rito nell’estate del 2013.

Per la squadra, per la gloria. Simili, ma tanto diversi. Un ossimoro, certo, ma che rende benissimo l’idea. Una macchina, Edi, iniziato alla via del goal alle pendici del Vesuvio. Trascorsi da seconda punta e esterno d’attacco bagnato dal sole di Mondello, a Napoli un’esplosione dall’impatto sorprendente. Di sorprese, il Pipita, non ne portava in dote. Sviscerato, analizzato in ogni minimo dettaglio sotto i riflettori del club più prestiogoso al mondo. La rete come chiodo fisso, come la natura del centravanti di mestiere richiede, ma non solo, atleti straordinari e dai due volti. Generosi, a modo loro, badando alle sfumature. Al servizio del collettivo e con un unico obiettivo da perseguire. Differenze da annotare in caratteristiche tecniche e fisiche differenti. Dall’instancabile, forsennato, lavoro in fase di non possesso del charrua cresciuto nel Danubio alle intuizioni da dieci dell’argentino scuola River, proprio il ruolo che Higuain ai tempi dei Milionarios a tratti prediligeva. Corsa e sacrificio per il Matador con passo da tornante. Tocchi, filtranti da togliere il fiato per il nove, argentino ma nato a Brest, figli di un bagaglio tecnico che in pochissimi possono eguagliare.

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I numeri. Peculiarità che proprio in zona goal presentano il conto. Cavani frenetico, la freccia velenosa e tagliente in un Napoli dedito alla ripartenze per natura. Serafico, elegante, Higuain, in grado di illuminare ogni pallone alla sua portata, anche il più impensabile, donando un senso all’ignoto. Ora fulcro del gioco di un gruppo in grado di macinare spettacolo e occasioni da rete. Potenza e senso della posizione per Edi, capace di strappi in grado di stupire, bordate da far saltare il banco. L’imponderabile tra i piedi di Gonzalo, di destro come di sinistro, accarezzando la sfera o conferendole potenza inaudita, mai banale, mai identico nelle esecuzioni. Una nota dolente in comune, un’allergia riproposta dal dischetto ma che Higuain, quest’anno, sembra aver lasciato alle spalle. Unica stecca in tre stagioni ciascuno da usignoli, con statistiche mai ammirate a così breve giro di posta in novanta anni di storia. Media mostruosa per Cavani, 104 reti in tre stagioni in tutte le competizioni. Per Higuain 84 realizzazioni con un’annata urlo ancora da completare, al meglio, otto finali tutte da giocare. Scientifico il bomber di Salto nelle prime due annate, completate con 33 reti stagionali, il picco nell’ultima in riva al Golfo con ben 38 reti in 43 presenze. Un crescendo l’esperienza del Pipita, dai 24 centri stagionali nella stagione d’esordio, ai 29 di un anno, quello appena trascorso, con molte pieghe da rimuovere dalla memoria. Così è stato, grazie a Maurizio Sarri, mentore dell’argentino a 360°, elemento imprescindibile di una crescita che oltre che tecnica si è rivelata umana, caratteriale, indossando finalmente a pieno i galloni da leader. Il risultato è presto detto: 29 reti in campionato, eguagliando il top score di Cavani nella stagione 2012/2013. Trentuno marcature stagionali e con otto sfide da vivere, fino in fondo, anche l’ultimo record dell’attaccante attualmente in forza al Psg è pronto a traballare. A discrezione del puntero azzurro la sfida, invece, se si guarda alla partecipazione al gioco, alla capacità di mandare in rete i compagni. Per Higuain due stagioni da doppia/doppia, con 12 assist il primo e 11 il secondo anno in azzurro. A cui vanno sommati i 2 di quest’annata. Il Matador si è fermato a 20 assist totali.

Numeri da impazzire, testimonianza dell’assoluto salto di qualità raggiunto dalla società partenopea nelle ultime stagioni. Potendosi fregiare, e non è poco, di bomber appetiti da tutti i top club europei. Mai comunque Cavani, è riusciuto a restare in lotta, a fine marzo, per l’alloro tricolore. Anche questo è un fatto. Ma qui, il merito, non è solo di uno straordinario Higuain, terminale offensivo di un collettivo strepitoso. Pronto a giocarsela, senza mollare di un centimetro.

Edoardo Brancaccio

 

 

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