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Maradona dirigente, allenatore e tifoso: Diego si erge a capopopolo di una città che vuole vincere


Non c’è bisogno di essere nati a Napoli per rappresentare il popolo napoletano. Chiedete a Diego Armando Maradona, che tecnicamente è nato in Argentina ma che ha lasciato il suo cuore a Napoli. Un amore viscerale, profondo, al limite della fusione tra sacro e profano, quello tra Diego e il suo popolo. Una figura eterna, radicata non solo nel gioco del calcio ma nella totalità della città di Napoli. Che, effettivamente, un po’ ricorda Buenos Aires.

Perciò, quando Diego parla, non manca di dispensare parole al miele verso la città che lo ha amato e coccolato e di infondere speranza nei tifosi azzurri. La speranza di rivederlo al San Paolo, di solito. Tuttavia, nell’intervista rilasciata a Piuenne, il Pibe de oro ha superato sé stesso, immedesimandosi nel tifoso, dirigente, allenatore, politico e motivatore più eccentrico di sempre. Tante figure racchiuse in qualche dichiarazione.

I panni più singolari indossati da Maradona, però, sono quelli del capopopolo: Diego sprona la squadra a difendere la propria città, come il motivetto di un coro che tutti conosciamo bene. “I calciatori devono capire cosa significa quando si offendono i napoletani con i cori – ha detto – quando li chiamano africani, o quando ci scrivevano lavateci”. Tifoso e anche capopopolo. Maradona strizza l’occhio più volte, ipotizza un futuro in società: da quel “La mia sensazione è che la mia storia con il Napoli non sia finita” al “devo essere la garanzia della gente”, tutte le dichiarazioni hanno i contorni di una richiesta. Forse è vero, la storia tra Maradona e il Napoli può continuare.

Da dirigente, forse. Con un ruolo ancora non specificato, ma con l’incarico di portare Napoli e il Napoli nel mondo. Quale modo migliore di espandere la fama di questa squadra se non attraverso il calciatore più forte di sempre? Una furbizia che è una via di mezzo tra una scelta di cuore e una di merchandising. Di certo Maradona si farebbe ambasciatore di Higuain e compagni nel globo, calcistico e non. Diego e il Napoli camminerebbero ancora insieme, insomma. Da dirigente, certo, ma anche – in un futuro più utopistico che realistico – da allenatore (“Un giorno vorrei…”).

Il minimo comun denominatore deve essere – secondo il Pibe de oro – la voglia di vincere: “Non verrei a Napoli in vacanza, se tornassi lo farei per vincere”. Chiaro e conciso. Tifoso e motivatore. Allenatore e dirigente. In una sola parola, capopopolo.

Vittorio Perrone
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