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Goal, grandi giocate e tanto lavoro per la squadra. Il migliore in campo per SpazioNapoli è…

La Marcia turca è mutata presto in una marcia trionfale, non c’era un modo migliore di dimenticare i tre schiaffi di Palermo se non con una prestazione come quella con cui gli azzurri, a Trebisonda, ipotecano la qualificazione agli ottavi di E.L. Il Napoli schianta il Trabzonspor con una gara fatta di qualità, cattiveria agonistica ed intensità, leggermente attenuata dopo il 3-0 a fine primo tempo. Impeccabili tutti gli uomini di Benitez, minime le sbavature, piccolo rimpianto l’errore dal dischetto di Mertens. Ottimo il ritorno da titolare per Henrique, convincente il pacchetto di centrali difensivi così come Andujar. In mediana ottimo lavoro oscuro, prova europea impeccabile per David Lopez, Gargano ed Inler. In avanti i meccanismi ben oleati girano alla perfezione, ma nonostante un Higuain sugli scudi ad emergere come migliore in campo è il ragazzo bergamasco classe ’91 ormai già punto fermo nelle gerarchie di Rafa Benitez: Manolo Gabbiadini.

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Battesimo di fuoco – Un esordio in Europa da mettere in cornice e porre all’indice per un futuro che si promette radioso. Per Gabbiadini una prestazione totale, prezioso in ogni zona del campo. Già conscio del lavoro richiesto in fase di non possesso, non si risparmia dal primo al novantesimo. In avanti si esalta in tutte le sue immense doti, qualità limpide e che mostrano margini di miglioramento immensi. Il ruolo alle spalle di Higuain lo esalta, gioca con e per i compagni, corrobora la fase offensiva con giocate sopraffine ma confezionate con una semplicità disarmante. I suoi numeri annichiliscono le fragili difese turche. C’è il suo zampino nel piazzato da cui nasce il vantaggio partenopeo, folgorante lo scatto con cui si invola a rete e serve il più facile dei sigilli al Pipita per il 2-0. Manca il goal personale, che arriva con un numero da applausi scrocianti, stop morbido a ricevere l’assist di Albiol, numero d’alta scuola a cercare la rete e mancino sul velluto a freddare l’incolpevole Hakan. Tutto in quarantacinque minuti, un primo tempo su ritmi, e livelli, altissimi. Non cala d’intensità nel secondo tempo dove rappresenta sempre un costante riferimento per gli azzurri, una lama affilatissima nel fianco di un avversario ormai alle corde. Un mese per conquistare tutti, ma il meglio, ne siamo certi, è ancora tutto da scrivere.

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Edoardo Brancaccio