Le parole di Emanuele Giaccherini riportano alla mente uno dei cicli più intensi della recente storia azzurra. In un momento in cui Antonio Conte è indicato tra i principali candidati per la panchina della Nazionale italiana, l’ex esterno ha raccontato episodi e sensazioni vissute sotto la sua guida. Dai ricordi personali alla durezza degli allenamenti, emerge il ritratto di un allenatore capace di incidere profondamente sul gruppo, lasciando un segno che va oltre i risultati.
Il ricordo personale e la forza del gruppo
Giaccherini ha rievocato il primo impatto con Conte, allora tecnico della Juventus.
“Dopo l’esordio con la Juventus allo Stadium io ero abbastanza giù di morale. Non avevo giocato bene e non ero soddisfatto, nonostante la vittoria. Sentivo la pressione, mi tremavano le gambe e un po’ mi tremavano anche le ginocchia. Così, tornato a casa, mi mandò un messaggio: ‘Oggi non era facile, so che puoi dare di più’. Fu inaspettato, mi diede molta carica.
Antonio è anche questo, non solo un allenatore da campo. Sa proteggere i suoi giocatori e farli sentire importanti. Proprio quello di cui avremmo bisogno adesso.”
Un messaggio semplice, ma decisivo per costruire fiducia. Un aspetto che, secondo molti osservatori, ha reso Conte un punto di riferimento anche in Nazionale.
Intensità e mentalità, il marchio Conte
Nel racconto emerge anche la durezza del lavoro quotidiano, già evidente durante il periodo alla guida della Nazionale italiana.
“In Nazionale dopo un’amichevole con la Germania perdemmo prendendo quattro gol. Ribaltò lo spogliatoio. ‘Volevate il livello, eccolo’, ci urlò. Fu una lezione. Per giocarcela con i top club dovevamo dare di più. E infatti all’Europeo è visto.”
Giaccherini sottolinea anche l’impatto umano del tecnico, capace di entrare nella testa dei giocatori e cambiare il modo di affrontare il campo.
“Sicuramente nel modo in cui ti cambia. Ha un modus operandi che ti entra dentro. Se lo segui, cresci. E per lui i giocatori sputano sangue. Sa creare un’empatia unica con il gruppo.”
Allenamenti durissimi e rispetto totale
Il ricordo si chiude con un episodio emblematico, legato agli allenamenti ai tempi della Juventus.
“Riesce a far assimilare le cose in modo molto veloce. In campo sai sempre cosa fare, in allenamento l’hai provato mille volte. Fino allo sfinimento. E poi quanto lavoro: ricordo sedute a Coverciano in cui vomitavamo, servivano le maschere d’ossigeno per arrivare a fine allenamento. Uscivamo stremati da quelle sedute.”
Parole che restituiscono l’immagine di un tecnico esigente, quasi ossessivo nella preparazione, ma capace di ottenere il massimo da ogni giocatore. In un momento delicato per il calcio italiano, il possibile ritorno di Conte sulla panchina azzurra riporta al centro un valore preciso, il senso di appartenenza.
