Dagli ultimi controlli svolti sono arrivate notizie contrastanti. Se per Giovanni Di Lorenzo il percorso di guarigione procede positivamente, per Antonio Vergara la situazione è più complicata: l’azzurro potrebbe rimanere ai box ancora per 40 giorni a causa di una lesione alla fascite plantare. A rivelare gli ultimi aggiornamenti sugli infortunati azzurri è stato Valter De Maggio, direttore di ‘Kiss Kiss Napoli’, durante la trasmissione radiofonica. Due situazioni ben diverse che preoccupano e rassicurano contemporaneamente l’ambiente partenopeo in vista dei prossimi impegni.
Di Lorenzo sulla via del recupero: il capitano torna in gruppo dopo la pausa
Buone notizie arrivano dal capitano dei partenopei. Di Lorenzo, infortunatosi a fine gennaio al ginocchio durante la gara contro la Fiorentina, procede a gonfie vele nel suo percorso di riabilitazione. Secondo quanto riportato da De Maggio, il laterale potrebbe tornare in gruppo già subito dopo la pausa per le nazionali.

Una tempistica che permette agli azzurri di recuperare una colonna fondamentale della difesa, un elemento di cui Conte ha bisogno per la prosecuzione della stagione. Lo staff medico ha confermato la tendenza positiva, con il numero uno azzurro che si avvia verso il reintegro nei lavori collettivi nel breve termine.
Vergara e la fascite plantare: 40 giorni di stop forzato
Ben diversa è la situazione che riguarda Antonio Vergara. Il giovane promessa azzurra deve fare i conti con una lesione provocata dalla fascite plantare, un infortunio che si è complicato a causa della scelta di giocare con infiltrazioni durante le precedenti competizioni. Questa decisione, comprensibile dal punto di vista della voglia di stare in campo, ha finito però per peggiorare le condizioni del gioiello partenopeo.
I medici hanno consigliato il riposo totale, stimato in circa quaranta giorni. Una diagnosi che suona come un campanello d’allarme per l’ambiente, considerato il talento e le qualità di Vergara in campo.
De Maggio ha sottolineato come lo staff medico predichi prudenza in questi casi: scegliere tra il rischio di complicazioni ulteriori e l’assenza prolungata del calciatore è una decisione delicata che la società dovrà affrontare con consapevolezza.
