Napoli-Lazio, guess who’s back?

Quando una storia d’amore finisce, due momenti verranno per sempre ricordati: il primo e l’ultimo bacio.
Maurizio Sarri è forse l’unico che può vantare due primi baci con Napoli: il primo, da lattante, il 10 gennaio 1959; il secondo, l’11 giugno 2015, quando raccolse le redini di un altro allenatore che tanto ha amato l’ombra del Vesuvio: Rafael Benitez.

Mai come allora, i partenopei vagavano nella Terra di mezzo: Rafa non era riuscito ad imporsi come tutti speravano; aveva portato campioni all’ombra del Vesuvio aggregando quantità e qualità alla squadra, ma sul campo i frutti raccolti non erano quelli sperati.

Il primo bacio

Il caldo dei primi giorni di giugno, riporta un figlio di Napoli nella sua città natale.

Arrivato nello scetticismo generale, Maurizio Sarri, dopo una partenza incerta, comincia a macinare risultati e già la prima stagione si piazza al secondo posto, a -9 punti dalla capolista Juventus, e trasforma Gonzalo Higuain da essere umano ad alieno.

Nella stagione che intercorre tra il primo e l’ultimo bacio, il Napoli di Sarri si ripete nella strepitosa annata, piazzandosi, però, al terzo posto. Soltanto Juventus e Roma faranno meglio dei partenopei.

L’ultimo bacio

È la stagione dei belli ma “inutili” 91 punti, è la stagione pazzesca di tutti coloro i quali si erano accomodati in panchina, battuti sul campo; è l’annata in cui si avvertiva che sarebbe potuto succedere quello che, per tanto tempo, si era sperato.

Poi, Firenze, “l’albergo”, Inter-Juventus, il tracollo, gli occhi annebbiati, pieni di lacrime, il sogno svanito, lo scaricabarile nelle colpe a fine stagione e l’ultimo saluto alla tifoseria con l’inchino sotto la Curva che, nel frattempo, lo ergeva al sensazionale grado di “Comandante”.

Napoli-Crotone: inchino Maurizio Sarri alla Curva

L’ultimo ballo, l’ultimo bacio, il 20 maggio 2018. La fine di una storia d’amore breve ma intensa, che ha lasciato il segno nel cuore di tutti i tifosi e la speranza che un giorno, la storia, si sarebbe comunque potuta riscrivere. Ancora una volta, insieme.

La speranza vacilla, nello stesso mese di giugno che 4 anni prima l’aveva portato a Napoli, nel 2019. Nello stesso mese, Maurizio Sarri annuncia la rescissione contrattuale col Chelsea per firmare con la Juventus. Sarà l’inizio della fine della storia d’amore con la tifoseria partenopea.

Il “tradimento”

Nella sua annata bianconera centrerà ciò che a Napoli aveva mancato d’un soffio, coronando il suo sogno di consacrazione in Italia. Dopo una sola stagione verrà esonerato dalla Vecchia Signora e, dopo un anno sabbatico, Maurizio Sarri è tornato alla guida di un’altra panchina, per un’altra sfida: Lazio.

In data odierna, tornerà nello Stadio che l’ha consacrato (per la seconda volta da avversario) che, nel frattempo, è stato ribattezzato in Diego Armando Maradona.

Che l’addio e le susseguenti avventure siano state scelte puramente professionali, è fuori discussione; che le stesse, però, inficeranno e sporcheranno sempre (almeno) un po’, il romantico ricordo conservato gelosamente nel cuore di chi vive all’ombra del Vesuvio, è altrettanto fuori discussione.

Perché alla fine, in amore, due cose sono certe: chi ama e chi ha amato mai dimenticherà il bene dato, ma ricorderà per sempre il dolore che alcune scelte gli hanno arrecato.

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Matteo Grassi

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