La Coppa Italia dà, la Coppa Italia toglie: le lacrime di Callejon e l’ombra del Pocho

“Sta finendo davvero?” è quello che si stanno chiedendo i tifosi del Napoli dopo i frame della notte scorsa; ma 7 anni di maglia azzurra, stanno finendo davvero in questo modo? Con gli stadi vuoti e le lacrime soffocate? Con le mani sul volto e la voglia di non mostrarle?

Invidiamo coloro che credono non sia possibile far svanire la felicità di attimi indimenticabili, in un singolo frame, in un singolo istante. Eppure, alcuni scatti parlano più di cento video, più di mille parole.

Un 17 giugno 2020, così incredibilmente simile a quel 20 maggio del 2012: stesso stadio, stesso avversario contro il quale alzare la Coppa, stesse lacrime ma diversi modi di mostrarle; è questo, quello che si è profilato dinanzi ai nostri occhi, ieri notte.

La felicità unica di quei momenti, appannata in un attimo. L’attimo che ti riporta alla lucidità, quel singolo istante che ti fa tornare coi piedi per terra.

Proprio l’attimo, “l’istante che decide la tua vita dove prima di quel momento non esiste nulla e dopo quel momento niente è paragonabile a quell’istantevolendo parafrasare.

La notte del 20 maggio 2012

Nella notte del 20 maggio 2012, El Pocho Lavezzi, faceva la sua ultima apparizione in maglia azzurra, conquistando il calcio di rigore decisivo per la trasformazione passata poi dai piedi di Edinson Cavani ed il suo primo ed ultimo trofeo italiano.

La foto, passata alla storia in questo caso, non è solo quella della Coppa al cielo (come spesso accade), ma è quella degli occhi gonfi, lucidi, e l’urlo liberatorio del Pocho dinanzi al settore che ospitava i tifosi azzurri.

La commozione e la storia di José in maglia azzurra

All’urlo liberatorio, gli occhi gonfi, lucidi, il torso nudo del Pocho hanno fatto spazio, nella serata di ieri, le mani sul volto per nascondere la commozione, le ginocchia sul prato dell’area tecnica di José Maria Callejòn.

Non sapremo, fino all’apertura dei battenti del calciomercato, che tipo di lacrime solcavano il volto del numero 7 azzurro, ma la paura di scoprirlo si fa sempre più viva ogni istante che passa.

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Sì perché un giocatore come Callejon, che c’era con Benitez, Sarri, Ancelotti ed ora con Gattuso, non è semplice da sostituire ed a dire il vero, non ha mai visto giocare i suoi compagni dalla panchina se non in rare occasioni.

Arrivato dal Real Madrid insieme ad Albiol ed il core ‘ngrato Higuain, grazie all’approdo di Benitez sulla panchina del Napoli, non ha avuto bisogno di scalare gerarchie, come i campioni sono soliti fare.

La sua forza e la sua infaticabilità, il suo “taglio” alle spalle dei difensori a raccogliere il lancio dalla fascia sinistra di Insigne sono stati sempre elementi imprescindibili, per tutti coloro che si sono accomodati sulla panchina partenopea.

Impossibile fare a meno di Callejón: per i tifosi e non solo.

L’umiltà che contraddistingue il campione

Delle mani sul volto e la voglia di non apparire davanti alle telecamere non siamo stupiti, infondo: l’umiltà e la compostezza hanno sempre differenziato Callejón dagli altri giocatori.

Quella maglia azzurra, numero 7, ereditata dal Matador Cavani che prima ancora si associava ad Ezequiel Lavezzi, in questi anni è stata appannaggio esclusivo di grandi giocatori, o quantomeno significativi nella storia del Napoli.

José non ha raccolto una semplice eredità da un certo Edinson Cavani, ha raccolto un numero che racchiudeva 104 goal in 3 stagioni, ma ha saputo fare di meglio, non nella media realizzativa, ma nel cuore dei tifosi.

Perché se Edi, è Edi, José resterà nella storia del Napoli per tanti altri motivi; con l’auspicio che il taglio alle spalle dei difensori, raccogliendo la palla dalla fascia sinistra, verrà un giorno ribattezzato come “il taglio alla Callejón”.

Quanto può far male un singolo scatto, ancora non è quantificabile, ma alla mente riaffioreranno sempre ricordi indelebili ed emozioni indescrivibili, fissando un semplice schermo o un foglio di carta stampata.

Ora, per la seconda volta consecutiva, cara Coppa Italia, ci stai portando via un pezzo di storia, un giocatore unico ed affascinante, ma prometti che questa è l’ultima volta, che dai tanto e togli troppo nella stessa sera.

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Matteo Grassi

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