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La Capitale ci sorride ancora. E’ tornato l’Olimpico dei record, nella serata cruciale sulla strada verso il 13 febbraio. Una vittoria che sa di consapevolezza e solidità, ammutolendo tutti coloro che attendono un passo falso per celebrare il sorpasso bianconero. Quinta giornata consecutiva in vetta, spiegatelo a chi parlava di vertigini. Gioco spumeggiante e divertimento sì, ma anche tanto sacrificio. Con la J in maiuscolo: quella di Josè Callejon.

Atalanta, Frosinone, Sampdoria, Lazio. Non solo sette vittorie consecutive, dunque. Le pagine di storia del club sono state aggiornate con i quattro successi di fila lontano dal San Paolo. Mai accaduto prima d’ora. Tra l’altro una saporita vendetta ai danni dei biancocelesti, autentica bestia nera della passata stagione. Sette gol a zero nel computo delle due gare, con una superiorità a tratti imbarazzante. L’Olimpico è stato l’ultimo spettatore compiaciuto. Quell’Olimpico che ci scatena sentimenti contrastanti ad ogni appuntamento. Una vera e propria anomalia. Due Coppe Italia e tanti festeggiamenti. Il destino crudele di Ciro e l’ignoranza di un gruppo di imbecilli che prende di mira la nostra città e il buon Koulibaly. Il coraggio di Irrati dimostra quanto sia giustificato il nostro “vittimismo”. Ma è una goccia in un oceano. Specialmente se addirittura un calciatore di colore non è capace di condannare i propri tifosi…

Nello stadio dalle mille emozioni gli azzurri hanno consumato il 23esimo pasto nelle ultime 28 gare. Senza brillare come in altre occasioni, anzi tirando i remi in barca un po’ troppo prematuramente. In ogni caso cinici, spietati ed a lungo piacevolmente sornioni. Si esalta lo spettacolo che sta producendo la catena di sinistra, Ghoulam-Hasmik-Insigne. A volte, però, dimentichiamo quanto questo Napoli dipenda dal fieno in cascina trascinato da Callejon, Allan e Hysaj. E Calleti ha impiegato tre minuti per ribaltare gerarchie di pensiero e di giudizio.

L’Allan dei primi mesi azzurri è stato mostruoso per quantità e disponibilità a servizio della squadra. Un calo comprensibile prima di Natale, ma pian piano sta tornando ai suoi livelli. Il terzino albanese, dal canto suo, ha aspettato solo poche gare prima di impossessarsi della corsia destra. Con spensieratezza e minuziosa abnegazione sta diventando un pilastro anche in chiave futura, con la sensazione di vederlo migliorare partita dopo partita. Ma il fiore all’occhiello di questo profilo azzurro senza troppo make up è senz’altro lo spagnolo.

Tutte le urla di quelli che “Deve giocare Gabbiadini a destra” si sono diradate nel corso del campionato, estinguendosi in un’eco quasi impercettibile. Senza nulla togliere al talento di Manolo, ci mancherebbe. Ma una squadra di calcio per rendere al meglio non può ridursi ad un’accozzaglia di tiratori scelti. L’equilibrio è il confine sottile tra gol a grappoli con anemia di punti annessa e sogni realizzabili. Così il Napoli da console e joystick dello scorso anno si è improvvisamente tramutato in una farfalla già pronta a spiccare il volo.

In questo processo, l’ex galactico Josè è la colonna portante del nuovo credo diffuso dal messia di Bagnoli. Dell’anno scorso abbiamo tutti impresso nella mente l’errore dal dischetto di Higuain proprio contro la Lazio, ma un altro rigore in movimento l’aveva fallito l’esterno nativo di Motril sullo 0-0. Non l’unico errore, purtroppo, di una stagione decisamente tribolata. Sul piede di partenza nel corso dell’intero mercato estivo, è stato trattenuto quasi a sorpresa per volere di mister Sarri. Il primo ad accompagnare l’azione offensiva, il primo a ripiegare fino all’ombra di Reina per rincorrere gli avversari. Non sappiamo che effetto fa a chi se lo trova di fronte, ma dalla nostra visuale sembra baciato dal dono dell’ubiquità.

Taglio e cucito, sapienza tattica e letture preventive, tre o quattro polmoni a pieno regime, l’assist decisivo ai compagni. Come può un allenatore non innamorarsi di un tizio del genere? I soliti sapientoni lo vedevano spremuto ed opaco, poco lucido sotto porta. Certo quello “0” nella casella marcatori strideva un po’, eppure Calleti si è già laureato capocannoniere dei gironi di Europa League a pieni voti. “Un’anomalia che doveva rimettersi a posto”, se attingiamo dalle parole di Sarri. 4 gol in 4 gare e tutto rientrato nei binari. Con il sigillo della notte romana, impreziosito dall’assist ad Higuain, che aiutano a timbrare l’inequivocabile. L’anomalia dal ciuffo sbarazzino non va affatto corretta. La sua difformità dalle regole si definisce duttilità, compagna fedele dell’imprevedibilità. Tutti requisiti essenziali per chi ha deciso di non porsi alcun limite.

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Scritto da
redazione