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Una macchina da guerra. Un treno in corsa che non rallenta in nessuna stazione. Una commedia strappalacrime da proiettare a qualsiasi ora, in qualsiasi giorno. Per grandi e piccini. Eh sì perchè finora, dalla pluri-scudettata Juventus al sempreverde Chievo, compagini di ogni età e blasone si sono limitate ad accomodarsi sul divano e godersi una straordinaria pellicola tutta azzurra. L’ultimo spettatore commosso e non pagante è stato il Palermo di Iachini, annichilito ben oltre ciò che racconta il punteggio finale. E se tutti ci inviano segnali d’amore, è il caso che anche noi iniziamo a volerci bene.

Non riscaldate troppo l’ugola. Attendete un attimo prima di lanciare imprecazioni e bestemmie. Ho sempre predicato equilibrio e pragmatismo, non cedo certo ora. Mancano 28 gare, i proclami senza fondamento sono solo sadici boomerang. Ma questo Napoli deve puntare in grande. Sarebbe un peccato non farlo. Sono troppi gli elementi che giustificano una prestigiosa candidatura. Mentali, organizzativi, ambientali, persino quelli legati ad un campionato senza padroni, quasi in attesa di un commissario ad interim.

In un contesto simile, è ovvio e salutare mostrare tutta la propria pacatezza di fronte ai microfoni. Ma, chiusi nel cerchio di Castelvolturno, questa ammiratissima maturazione deve infondere consapevolezza. Deve far scattare la scintilla. Non si vince mai se non ci si sente in grado di farlo. E ci si deve caricare di questa responsabilità, innanzitutto nei confronti di sè stessi. Onde evitare alibi da perdenti al primo ruzzolone. Non si tratta di futili sogni, ma di sentirsi artefici del proprio destino. Credere in quanto si sta creando, corroborato da numeri e prestazioni sorprendenti settimana dopo settimana. E se la parabola è ancora ascendente, non è detto che non si possa rifilare un’ulteriore sterzata a questa crescita.

Non saremo i più forti, ma dando un’occhiata in giro gli invincibili scarseggiano. E il Napoli invincibile degli ultimi due mesi non impressiona solo quando gira a mille, ognuno dà il 100% e si corre il triplo degli altri. Questa squadra fa paura, nell’accezione decisamente positiva del termine, soprattutto quando è in difficoltà o semplicemente cala alla distanza. Higuain è un fenomeno, lì davanti c’è una giostra senza gettoni, Jorginho sembra avere un alter ego e il palleggio spinge chiunque verso l’orgasmo. Questo è evidente e ormai assodato. Le grandi squadre, però, mostrano il proprio strapotere soprattutto nella sofferenza. Gli azzurri hanno accusato un po’ di fatica contro Chievo e Palermo, così come sono stati imbottigliati nel primo tempo della Fiorentina al San Paolo. Niente panico. I ragazzi hanno capito il momento e lo hanno gestito senza sbavature e senza concedere tiri in porta. Una spaventosa tranquillità e saggezza tattica. Chiamasi organizzazione. Termine che nel calcio italiano fa la differenza. Chi giunge da altri lidi magari non lo sa…

Insomma è lecito piacersi, dicevamo. Piacersi, esatto, ma non compiacersi. Mai cadere in questa trappola beffarda. Le troppe lodi hanno abbattuto i migliori guerrieri. Non bisogna mai abbassare la guardia, i narcisisti si fermino ai bordi del rettangolo verde. Questa può essere un’insidia, anche se allo stato attuale ciò che preoccupa maggiormente è la tenuta atletica. Sarri ha trovato il bandolo della matassa e, per sua stessa ammissione, fa fatica a mischiare le carte in tavola. L’entusiasmo e la voglia di stupire vanno temporaneamente a sopperire i deficit fisici dovuti giocoforza ai tanti impegni ravvicinati. Ma in alcuni ruoli la scelta è davvero ridotta al lumicino. Ecco perchè ogni calciatore ha il dovere di sentirsi utile alla causa e capire che in qualsiasi momento può ergersi a protagonista.

Tutti indispensabili, l’ha dichiarato anche il Pipita ieri sera. Uniti e ambiziosi, nel rispetto del tecnico e dei propri compagni. La staffetta Insigne-Mertens è fondamentale per variare le nostre munizioni, senza dimenticare il patrimonio Gabbiadini. I ragazzi, al di là di momentanei nervosismi accentuati principalmente dai media, devono calarsi nel ruolo e offrire piena disponibilità. Il dipinto tricolore è di quelli rari, introvabili. E la cornice, talvolta, non deve fare altro che adeguarsi.

Ivan De Vita

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Articolo modificato 29 Ott 2015 - 21:29

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Scritto da
redazione