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Higuain e quel vecchio proverbio che spiega tutto. Due strade all’orizzonte, vietato sbagliare

Nella nuova dimensione in cui è Aurelio De Laurentiis sta portando il Napoli, mirando a farlo diventare una realtà molto più italianizzata rispetto alle precedenti due stagioni, bisognerebbe ripartire da alcuni punti fermi; quelli che il compianto Italo Allodi definiva la colonna vertebrale di una squadra: un portiere, un difensore, un centrocampista e un attaccante. Quattro giocatori forti intorno ai quali costruire il resto. Tre di questi quattro ora il Napoli li ha, o potrebbe averli a breve: Reina arriverà nei prossimi giorni, Valdifiori è preso, bisogna cercare un difensore all’altezza e poi c’è Gonzal Higuain. Uno degli attaccanti più forti al mondo.

QUEL VECCHIO PROVERBIO… – E’ giusto, nelle valutazioni da fare intorno all’argentino, considerare che uno come lui abbia legittime aspirazioni di giocare in Champions League e di far parte di una squadra che lotti sempre per il vertice. Allo stesso tempo però, è giusto anche che i contratti vadano rispettati; senza considerare l’aspetto emozionale: Higuain ha avuto la possibilità, con quel rigore calciato in curva, di rigiocarla con il Napoli la Champions. Un pizzico di amor proprio imporrebbe al calciatore di riprovarci ancora con la maglia azzurra. Eppure il lavoro – perchè per loro di tale si tratta – impone ai calciatori di valutare tante altre cose. In sostanza: ammesso pure che voglia rimanere a Napoli, con quali motivazioni inconsce lo farebbe? C’è un vecchio proverbio napoletano che sintetizza alla perfezione: Cammise che ne’ vò stà cu tiche, pigliele e stràccele. Camicia che non vuole stare con te, pigliala e strappala.

MA A QUALE PREZZO? – Sarà opportuno che il Napoli e Higuain si parlino, guardandosi negli occhi e mettendo ciascuno sul tavolo le proprie volontà, le proprie paure, le proprie ambizioni. Se la voglia del giocatore di calcare palcoscenici più prestigiosi è più forte dell’amore che pure ha dimostrato di nutrire verso la maglia azzurra, allora sarà giusto lasciarlo partire. Ad una condizione però, o meglio: alle condizioni – economiche – che il Napoli porrà. Anche perché poi bisognerà trovare un sostituto all’altezza, e non sarà semplice. Se invece il Pipita resterà affascinato dal nuovo corso intrapreso, garantendo massima dedizione e magari investendosi di responsabilità importanti, sarà giusto che rimanga. Sarebbe lui il faro di una squadra chiamata ad un compito che si preannuncia tutt’altro che facile.

Vincenzo Balzano

Twitter: @VinBalzano

 

Articolo modificato 21 Giu 2015 - 19:17

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