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Una squadra operaia tra giovani e scommesse: nasce così l’era Sarri


È nata, o nascerà nelle prossime ore, l’era Sarri in casa Napoli. Sarà proprio l’ex coach di Empoli e Sorrento a prendere il timone di una nave al momento alla deriva, in cerca di certezze. Sarri è una scommessa, una delle più rischiose compiute da De Laurentiis nei suoi 11 anni di presidenza, ma l’ottimo campionato disputato a Empoli lascia ben sperare riguardo la bontà dell’investimento.

E allora come cambia il Napoli senza i soldi della Champions e con un allenatore come Sarri? Sarà, almeno secondo le previsioni, una squadra operaia, fatta di scommesse, non di grandi nomi. Di lottatori, probabilmente. Lo stesso tecnico napoletano (solo di nascita, toscano d’adozione) incarna questa filosofia. “Sono figlio di operai” – disse riguardo il mestiere di allenatore – “ciò che percepisco basta e avanza. Mi pagano per una cosa che farei la sera, dopo il lavoro e gratis”.

Sarri, l’antidivo per eccellenza. Certamente non un tipo da telecamera, uno che odia gli allenatori in giacca e cravatta e che siede in panchina indossando la tuta sociale della squadra.

Sarà un Napoli operaio ma al tempo stesso elegante. Il 4-3-1-2 ha fatto le fortune di Sarri all’Empoli. Un regista come fulcro del gioco, l’ottimo Valdifiori, pallino di mercato di De Laurentiis, e un Verdi o un Saponara come vertice alto. Ma anche Hysaj, Rugani, Barba, Pucciarelli e, dulcis in fundo, Sepe, promesso sposo al Napoli.

Chissà che lo stesso non possa avvenire all’ombra del Vesuvio, con i vari Insigne, Gabbiadini e il tutto da riscoprire Jorginho. Nascerà l’era Sarri, e sarà un periodo di transizione: pochi investimenti ma mirati, con l’unico obiettivo di continuare il processo di crescita. Nascerà il Napoli dei gregari, sul modello del Verona di Bagnoli o della recente Lazio di Pioli. Oppure ancora: quanti hanno applaudito il passaggio di Allegri alla Juventus?

Ecco perché la scelta di Sarri al momento non accontenta tutti i tifosi. Certo non ha l’appeal internazionale di Rafa Benitez, ma nel calcio non tutte le scommesse sono perdenti in partenza.

Vittorio Perrone