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Affamati nella tana dei lupi. Un ossimoro paradossale e affascinante. Laddove tutti ci dipingevano come agnelli sacrificali. Laddove si attendeva mestamente la ghigliottina per Rafa Benitez. Nelle terre della Volkswagen, il rombo dei motori si è elevato sulle note napoletane. Quelle de “O’ Surdate ‘nnammurate”, cantate da 3mila ugole impazzite. La notte più importante della nostra storia recente, per blasone dell’avversario, prestigio dell’incontro e obiettivi prefissati. Una notte che sembra assolvere tutti, oscurando ogni traccia di colpevolezza. Eppure, risvegliati da questa fantastica scorpacciata onirica, non deve essere così. Tra le lacrime che accompagnavano ogni sguardo al punteggio, ripensando a tante assurde debacle di questo 2015, ognuno di noi è stato inondato da tanti perchè. “Perchè non sei sempre così?”.

Il Napoli stratosferico di Wolfsburg, così come quello visto al San Paolo contro la Roma, esiste davvero. Quello avvilente di Verona o Berna, anche. Purtroppo. Non sembrano esserci connessioni, eppure sono figli della stessa madre. Nulla è inspiegabile, ma le ragioni possono essere molteplici. Le motivazioni nel calcio sono fondamentali, anche nei campi di periferia o se giochi con tuo nipote di 6 anni in giardino. Allentare la pressione è letale, soprattutto quando hai impegni così ravvicinati. L’allenatore è colui che deve mantenere l’asticella costantemente in verticale, ma c’è anche bisogno di un gruppo mentalmente pronto ad addossarsi vagonate di responsabilità. In un piazza come Napoli poi, dove chi molla di un centimetro rischia subito di affondare. E quando non si ha la maturità pe resistere nel lungo periodo, ecco come una squadra risponda all’appello solo negli appuntamenti ad eliminazione diretta, dove il traguardo è più tangibile. Il campionato disperde troppe energie mentali e fisiche, mentre nelle prestazioni di Coppa si è sempre vista una squadra più vorace e concentrata. L’unico neo la gara interna contro la Lazio, anche se in quell’occasione la dea bendata non parteggiava esattamente per noi.

Ecco, la buona sorte. O la teoria degli episodi, chiamatela come vi pare. Insomma in questa roulette russa non credo sia stato mai il Napoli a beccare la casella vincente. A partire dagli errori arbitrali che, senza urlare allo scandalo, hanno comunque condizionato le gare contro Atalanta, Lazio e Roma. Nel complesso tutte le mancanze, in difesa come in attacco, sono state pagate a caro prezzo. Forse addirittura al di là dei nostri demeriti. Non sia un alibi, intendiamoci. L’undici andato in scena ieri sera in Germania, ma anche quello ammirato contro la Fiorentina, era per cattiveria agonistica, disponibilità al sacrificio e fiducia nei propri mezzi un branco di cannibali quasi sconosciuto ai più. E, chissà perchè, nella serata tedesca gli episodi ci hanno sorriso. Il rapporto tra la fortuna e gli audaci lo conosciamo dalla notte dei tempi.

Sulla querelle riguardante la rosa probabilmente hanno tutti torto. I tre calciatori del Wolfsburg che Benitez avrebbe voluto con sè ieri indossavano la maglia bianco-verde. Con noi sono scesi in campo i tanto martoriati David Lopez e Britos, inappuntabili. Ed è andata com’è andata. Insomma la rosa azzurra, con le svariate lacune solo rattoppate dalla società, aveva tutte le carte in regola per giungere al terzo posto a cavallo, ben figurando nelle altre competizioni. E’ vero, però, che tra infortuni e repentine involuzioni i calciatori affidabili si siano ridotti all’osso. Con nessun condottiero e poco carisma in organico per sfidare a duello una discontinuità così infame. Una migliore gestione delle forze è imputabile al tecnico, ma per acquisire determinate qualità è necessario mettere mano al portafogli

Desideravamo una squadra dal formato europeo e in fin dei conti l’abbiamo ottenuta. Perchè questo Napoli che fatica con le piccole in Italia, trova spazi e comprensione in giro per il continente, a partire dal suo capitano. Infilarsi comodamente nelle maglie di una retroguardia italiana com’è avvenuto nella gara di ieri è impresa piuttosto ardua per Higuain e compagni. In campionato tutti attendono le nostre mosse per poi colpirci alle spalle. Per non smarrire la strada verso il vertice, allora, serve esibirsi al 200% o presumibilmente accrescere la caratura tecnica e caratteriale del gruppo. Perchè è un azzardo puntare solo sulle Coppe, accattivanti e ingannevoli, per evitare di dichiarare una stagione fallimentare.

Benitez e De Laurentiis sono ad un bivio. Hanno un obiettivo comune, ma forse prevedono mezzi diversi. Distanti. Ma è una distanza colmabile? Per il presidente c’è stato l’invito nemmeno così velato di uscire allo scoperto e mostrare cosa vuol fare da grande. Al tecnico va dato atto della sua visione prospettica ma un bagno di umiltà, a volte, raffredda malcelati ardori. Una stretta di mano vale il futuro del Napoli. Per dare una risposta a tutti i nostri perchè.

Ivan De Vita

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Articolo modificato 17 Apr 2015 - 22:41

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redazione