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De Laurentiis e quell’ammissione di colpa senza precedenti. Ma la verità fa male, e lo stadio resta un problema

“Un errore che mi riconosco è aver detto durante il ritiro di Dimaro che avremmo vinto lo scudetto. Sulla razionalità del presidente è prevalsa la passione del tifoso: mi sono lasciato prendere la mano”: le parole di Aurelio De Laurentiis rilasciate oggi a Il Mattino (clicca qui per leggere l’intervista integrale) sono un’ammissione di colpa senza precedenti da quando il produttore cinematografico ha rimesso in sesto il club. Per la prima volta, De Laurentiis riconosce di aver compiuto un errore, che a un orecchio distratto poteva sembrare banale, e che invece si è portato dietro, da quest’estate, un’infinita sequela di problemi. Perchè Napoli non è una piazza semplice, questo è risaputo, e vuole, anzi pretende, chiarezza. Anche se la verità a volte può far male, anche se non è la verità che tutti avrebbero voluto conoscere. Eppure è la verità che tutti conoscono, e che magari per comodo fanno finta di non sapere: “Non è così semplice vincere, perchè se si parla di scudetto è come se si escludessero squadre come Juve, Roma, le milanesi. L’obiettivo del Napoli è essere competitivi sempre. Prima o poi lo scudetto arriverà, ma non perché arriveranno uno o due giocatori. Si vince quando c’è un fronte unico composto da squadra, società e tifosi. Lo scudetto ci sarà quando l’ambiente sarà maturo”.

La prima parte di quest’ultima dichiarazione va scissa dalla seconda. L’amara, per certi versi, realtà, è quella raccontata dal Presidente: vincere uno scudetto non è roba di poco conto, a maggior ragione se sei il Napoli e devi lottare contro club che hanno un fatturato due volte superiore. Di qui l’idea, chissà quanto praticabile, di costruire una società modellata sull’azionariato popolare, in cui ai tifosi che intendono “investire” nel club, vengano assicurati dei vantaggi e delle prerogative, ma non azioni del club stesso. Sarà possibile o no realizzare una cosa del genere, lo si scoprirà solo più avanti. “Lo scudetto ci sarà quando l’ambiente sarà maturo”: la seconda parte delle parole di De Laurentiis possono far storcere il naso a qualcuno, in realtà nascondono a loro volta una verità inconfutabile. Napoli è una piazza che non sa più vincere, non ci è stata mai abituata se non per i sette anni di Maradona, non sa far fronte comune e non sa sostenere i calciatori nel momento del bisogno. Perchè una società che lotta per il terzo posto che vale la Champions, che alza due coppe nel giro di sei mesi, potrà avere pure tutti i difetti di questo mondo, ma andrebbe sostenuta senza condizionamenti. E invece la media spettatori al San Paolo, quest’anno, è scesa vertiginosamente.

STADIO – Il vero nodo gordiano del Napoli è rappresentato dal San Paolo. La Juventus ha costruito il suo, la Roma si accinge a mettere la prima pietra quest’anno ed entro il 2017 avrà un nuovo impianto. L’Inter metterà a posto San Siro, rendendolo moderno e funzionale, il Milan costruirà a sua volta il suo stadio grazie all’Emirates. E il Napoli? Il San Paolo, così com’è ora, difficilmente potrebbe ricevere la licenza Uefa per la prossima stagione. Bisogna spendere soldi, tanti soldi, per ristrutturarlo e renderlo economicamente fruttuoso: il futuro del club passa necessariamente da lì. Ma se il Napoli deve spendere, come giustamente pretende il Comune, questi soldi, a sua volta deve pretendere che il “pubblico” si faccia da parte, a favore del “privato”. Per farla breve: provate a chiedere ad Agnelli di organizzare un concerto allo Stadium, e vedete cosa risponderà. Il problema, a questo punto, è uno solo: la politica deve fare un passo indietro e consegnare a De Laurentiis un rottame, per farlo rimettere a nuovo, ma senza chiedere “troppo” in cambio. Altrimenti l’idea di portare il Napoli lontano da Napoli diventerà sempre più concreta.

Vincenzo Balzano

Articolo modificato 2 Gen 2015 - 20:03

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