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Aspettando Atalanta-Napoli, la “cento lire” di Alemao e le mani sul secondo scudetto

E’ piena zeppa di episodi extracalcistici la lunga cavalcata azzurra nel campionato italiano, ce ne sono tanti che vale la pena dimenticare per l’amarezza arrecata, alcuni poco edificabili per cui sarebbe meglio soprassedere, altri ancora che hanno arroventato le cronache dei tempi, mettendo il sale sulla ferita che ha sempre accompagnato la squadra più blasonata del sud negli stadi d’Italia, messaggera di una cultura che ha trovato spesso dissensi e  manifestazioni di intolleranza, quasi una protesta in controtendenza ai modi di fare e di essere di un popolo che ha scritto pagine indelebili della storia della nostra penisola.

Uno dei tanti momenti in cui un episodio come quello di un lancio coatto di un oggetto contundente atto a colpire una persona fisica, arrecandogli danno e rendendolo peraltro menomato e quindi non in grado di proseguire per salvaguardare la sua incolumità è stato trasformato per anni in “furbata” da parte della società azzurra, un furto ai danni del Milan per aver usufruito di due punti a tavolino contro la squadra della Dea, colpevole unicamente per appartenere ad una tifoseria che durante quella gara (ma non sarà, ahinoi, l’unica occasione…) sembrava inviperita chissà da quale malefatta, e cosa ancor più grave che quell’atteggiamento era a prescindere da quello che accadesse in campo, per cui l’episodio di Alemao non alterò in nessun modo la già tesa situazione sulle tribune. Sarà perché quando vedono azzurro da quelle parti si scatena una strana reazione nervosa, un po’ quello che succede ai tori da corrida che vedono il colore rosso davanti ai propri occhi, con la differenza che non sono sangue e arena i principali protagonisti delle sfide calcistiche ma ben altri concetti.

Era l’8 Aprile del 1990, quando i partenopei sfidarono l’Atalanta in un match infuocato come sono solite le partite a Bergamo (trend che difficilmente cambierà purtroppo). Il Napoli è impegnato nella rincorsa scudetto al cospetto del Milan di Sacchi, stoico e vincente in quegli anni. La gara è tiratissima, il pubblico inveisce con i soliti cori beceri, ne risente lo spettacolo in campo, con le due squadre incapaci di farsi male. Il Napoli ci prova, ma l’Atalanta tiene bene e si rende pericolosa. Continuano le contestazioni sugli spalti, da cui cominciano a piovere oggetti. Tra questi, una monetina colpisce al capo Ricardo Rogerio de Brito Alemao il quale preferisce restare in piedi e continuare a giocare, ma dopo l’intervento e la visita-lampo di Carmando, il quale lo invita a “buttarsi a terra”, Alemao dopo qualche minuto è costretto a lasciare il terreno di gioco, al posto del quale un giovane Zola subentra in una delle rare apparizioni nell’anno dello scudetto. Il giudice sportivo darà ragione al Napoli, accettando il ricorso della dirigenza partenopea, e assegna i due punti che consentono l’aggancio al Milan.

A diverse persone non è andato giù il modo in cui si vinse quello scudetto, molti appartengono al partito degli “accusatori” di un campionato falsato e da una “sceneggiata napoletana” che ha fruttato un campionato ancora in bilico. Quelle stesse persone che hanno dimenticato che un clamoroso gol di Marronaro non venne concesso al Bologna contro il Milan nella stessa giornata di campionato, rete che avrebbe consentito comunque al Napoli di “rosicchiare” un punto che nella giornata successiva (Bologna-Napoli 2-4, Verona-Milan 2-1) avrebbe consentito il sorpasso.

Resta forse questa la sfida più significativa tra gli orobici e gli azzurri, nonostante negli anni il “Comunale” di Bergamo ha registrato battaglie che hanno lasciato il segno, sia nel bene che nel male. Ma quella del ’90 segna una data importante nella storia del Napoli, il giorno della consapevolezza di essere lì, ad un passo dal tricolore. Oltre all’aspetto sportivo, resta nella memoria dell’opinione pubblica anche una delle poche affermazioni “di palazzo” del Napoli (i maligni diranno che si trattò di uno dei primi “misfatti” di Luciano Moggi), dopo il quale la società azzurra subirà continui grattacapi, tra squalifiche eccessive e multe onerose per fatti abordabili. Si dirà che avere “voce in capitolo” nei posti che contano serve più di cento goal, ma di certo non è il Napoli ad averne usufruito negli anni d’oro, dove anzi, qualcos’altro si sarebbe potuto raccogliere se non fosse che per una cattiva sorte o chissà cos’altro….

Ecco il video del “fattaccio”:

Articolo modificato 27 Ott 2014 - 15:51

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Scritto da
redazione