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L’editoriale di Ivan De Vita: “Mali di Napoli, l’Olimpico che guarisce”

Ammettiamolo, un po’ ci avevamo creduto. O almeno strizzato l’occhio al colpaccio. Dopo il gol di Mertens, animati dalla clamorosa e rocambolesca rimonta, si è intravista la possibilità di un vero e proprio ribaltone. Perchè la Roma appariva in panne e psicologicamente stordita, con l’inerzia della gara che si tingeva d’azzurro. Fantastiche illusioni. Mai è accaduto finora in questa stagione, almeno in campionato, che il Napoli vincesse una gara partita in salita. Soprattutto, appena dietro l’angolo, c’è troppo spesso un’amarissima beffa pronta a sorprenderci.

Bergamo è stato come sprofondare negli abissi, trascinati giù da un sacco di critiche e graduale mancanza di stimoli. Ieri all’Olimpico si testava l’istinto di sopravvivenza di questo gruppo. Il Napoli c’è, a dispetto delle malelingue. Torna a brillare nel suo catino portagioie, l’Olimpico. Difficilmente si è vista la Roma così in affanno come accaduto in alcuni frangenti della semifinale d’andata di Coppa Italia. Entrati col piglio giusto in campo, i ragazzi di Benitez hanno battagliato con qualità ed intelligenza, mai rassegnati di fronte ad una scalata sempre più ripida. Con il supporto ritrovato del patron De Laurentiis, finalmente vicino alla squadra in questo 2014. Quel pari lo meritavano tutto. Anche perchè certi risultati in periodi delicati possono determinare una svolta, una vitale iniezione di fiducia. Tuttavia, nulla è perduto. Il tasto “rec” è ancora attivo.

Gli episodi non ci favoriscono, di fatto impoveriscono un trend già particolarmente grezzo. La poco hollywoodiana sequela di “star per una notte” continua ad arricchirsi, così come non si arrestano le candidature per il goal dell’anno segnato agli azzurri. A Roma, d’altro canto, in 180′ giocati, si sono apprezzate magie pazzesche da parte dei giallorossi. Un giorno le ripescheranno in soffitta nello scatolone degli irripetibili. Nostalgici.

Non è però il caso di fare stalking alla dea bendata, ora. Anche perchè, pur concordi sulle sue debolezze, è il caso di riconoscere anche le nostre. Ormai trattenere un risultato fino al fischio finale è come provare a restare agganciati ad un aquilone nel bel mezzo di un tornado. Eppure, a Bologna come ieri sera, tutta questa spinta propulsiva degli avversari non è parsa così visibile. Ciò nonostante, si finisce sempre per cedere il fianco. Non è assolutamente un fattore agonistico, come tanti sapientoni da scrivania avevano profetizzato. E’ carenza di furbizia e convinzione in momenti cruciali che, in aggiunta ai consueti e(o)rrori dei singoli, provoca l’impigrirsi degli ingranaggi del progetto Rafa. C’è da lavorare molto sulla concentrazione. Sulla testa. E probabilmente sul mercato.

Tra le buone notizie c’è il ritorno in campo di Valon Behrami. Ma il sorriso amaro scatta immediato. Sì perchè sono troppi i gol presi finora. Tutti auspicavano il rientro al più presto dello svizzero per una maggiore protezione di una difesa barcollante. Tutti, per lo stesso motivo, richiedevano a gran voce una linea mediana a tre. Tutti soddisfatti nell’ultimo quarto d’ora contro i giallorossi. Eppure il gol l’abbiamo beccato ugualmente. Segnali.

E’ tornato Behrami, dunque. Ma questi infortuni in casa Napoli oltre ad essere eccessivi ed in preda ad una convalescenza enigmatica, stanno purtroppo regalando anche un travagliato post. Reina ed Hamsik sono nuovamente arruolabili, ma hanno un po’ smarrito l’identità tra una terapia e l’altra. Il trascinatore Pepe, nelle mire del Barcellona, si è esibito in uno scellerato intervento domenica scorsa e anche in quel dell’Olimpico non è parso il muro granitico davanti al quale già eravamo devoti. Marekiaro, invece, è un autentico fantasma che aleggia sui terreni di gioco. Il fantasma di sè stesso. La litania di un impiego tattico inappropriato è ammuffita. Qui parliamo di un talento assoluto incapace di incidere minimamente su una gara, steccando anche la giocata più semplice. Il suo ruolo di imprescindibile anello di congiunzione è delicatissimo per l’equilibrio della squadra. Se perde palla nel vivo del gioco apre praterie ai propri dirimpettai. Strootman dopo aver infilato l’incrocio doveva almeno stringergli la mano. Marek, una volta per tutte, si può sapere cosa diavolo hai?

Una chiosa sui nuovi arrivi e le turbolenze della piazza. Tanti gli scettici sull’utilità immediata di Jorginho. E’ bastato il match contro la Lazio per sovvertire ogni giudizio: lamentele da ogni dove dopo la sua panchina a Bergamo e addirittura sommossa popolare alla notizia della sua esclusione dalla lista Uefa. Con tanto di bacchettate a Benitez. Cosa ne può capire lui di Europa? Bizzarro, no? Un altro caso di conversione si sta verificando con Faouzi Ghoulam. A lui sono bastati soltanto due calci piazzati e un buon cross per trasformarsi da venditore di tappeti persiani al più forte mancino dell’era De Laurentiis.

Questa è Napoli, nel bene e nel male. Alienarsi da una realtà così asfittica ed invadente è impresa titanica. Ecco perchè tanti, troppi progetti muoiono in fretta. Ecco perchè il palmares è così striminzito e fatiscente. Qualcuno però, fiero del suo background, si è lasciato ammaliare da questa sfida impossibile. Diamo tempo al tempo. Chi vince ai piedi del Vesuvio diviene Leggenda.

Ivan De Vita

Riproduzione riservata

Articolo modificato 6 Feb 2014 - 05:30

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redazione