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L’editoriale di Alessia Bartiromo: “Dal distacco comunicativo di Mazzarri alla perfetta empatia di Benitez con Napoli ed i suoi tifosi”

Giornata di raduno e di novità in casa Napoli. Prende quota il nuovo progetto partenopeo in vista della prossima stagione, proiettati verso campionato, Coppa Italia e Champions League. Il mercato è solo all’inizio ma le idee sono ben chiare: formare una squadra motivata, umile ma con ambizione, che voglia crescere ed imparare ad essere grande, sempre con l’apporto dei propri passionali tifosi. Ci sono quasi tutti a Castel Volturno: mancano solo i Nazionali e Cavani, il cui futuro è appeso ad un filo che tende sempre di più verso la Torre Eiffel e meno verso il Vesuvio.

Accendendo in mattina il computer e leggendo le solite notizie di mercato, vengo colpita da un video pubblicato su Facebook da un’amica tifosissima del Napoli. Il protagonista a sorpresa è Rafa Benitez, con uno sfondo che ricorda tanto una mia ex foto copertina al “San Paolo” con una N azzurra gigante. “Roba da film” penso, “fammi vedere un po’ il mister che dice”. Parole bellissime: parla di Noi, di una squadra motivata a dare più del massimo, in simbiosi costante con i suoi tifosi, pronti ad andare insieme in ritiro, pronti a vincere e crescere insieme. Un italiano perfetto, persino i tempi giusti. “Che uomo” penso ancora, pochi minuti che sembrano più uno spot elettorale alla napoletanità che di presentazione dalla nuova stagione partenopea.

Contentissima di quanto visto, mostro il video a mia mamma che mi dà spunto per un’arguta riflessione: “Mazzarri non avrebbe ai fatto una cosa del genere”. Vero, non l’avrebbe mai fatta e mai l’ha fatta. La cosa più comunicativa che ricordo dell’ex mister è la pubblicità dell’acqua che fa da sponsor al Napoli ma immagino che per una questione di contratto, proprio non poteva rifiutarsi. Quando c’era da parlare, esprimere o trasferire emozioni, era l’ultima persona sulla quale si poteva contare. Spesso a metterci la faccia nei momenti più bui erano Bigon, De Laurentiis, Cannavaro o De Sanctis, lui proprio mai.

Anche in questo siamo cambiati (ovviamente in meglio), cresciuti ed evoluti. Nell’era digitale dove tutto è visibile, dove le parole d’ordine sono condivisione e partecipazione, anche i protagonisti dei nostri più bei sogni calcistici tinti d’azzurro devono essere alla nostra portata, scendendo dal piedistallo dove spesso sono stati riposti, rimanendo in quella posizione privilegiata. Il tifoso partenopeo si espone ogni giorno per squadra e città, lotta costantemente contro pregiudizi storici e sociali ed è giusto che chi lo rappresenti dia il massimo, ricevendo tanto da una delle città più belle del mondo ma anche sapendo restituire qualcosa d’importante non solo a livello di trofei e risultati ma anche in termini di empatia e sentimenti. Grazie mister Rafè, è diventato già uno di noi, comuni tifosi semplicemente malati del calcio Napoli.

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Articolo modificato 10 Lug 2013 - 21:08

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Scritto da
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