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L’editoriale di Deborah Divertito: “Non nominare il nome di Dio invano…”

Carlitos Tevez alla Juve. Questa è la vera notizia di mercato, fino ad ora. Benitez a parte, si capisce. Ed esclusa la telenovela sudamericana della famiglia di  Cavani che pretende di decidere da sola il destino del figlio, fratello, nipote e quant’altro. Telenovela che ha alquanto scocciato. Resta o non resta, il Napoli va rinforzato se si vuole competere. E allora che anche Bigon e Presidente non si nascondessero dietro questa storia e cominciassero a pensare anche ad altri reparti sguarniti. Difesa, in primis.

Detto questo, Carlitos Tevez alla Juve. Un bel colpo, c’è poco da dire. Possiamo prenderlo in giro quanto vogliamo perché non rispondente ai canoni di bellezza hollywoodiani, neanche del genere horror, a dirla tutta; possiamo  pensare che non è proprio un’operazione da quattro spiccioli e, probabilmente, comprato questo, Agnelli dovrà  approfittare del caffè sospeso di qualche napoletano juventino emigrato a Torino, se vuole fare colazione al bar. Possiamo anche cullarci nell’idea che il ragazzo è stato messo fuori da Mancini e quindi qualcosa che non va, c’è. E possiamo addirittura sperare che sia un altro pacco, vedi Diego, Anelka, Bendtner. E’ anche vero che ce la mettono tutta per suscitare facile ironia, visto che hanno preso uno che deve tornare a Manchester per finire di scontare una pena, ore residue di lavoro sociale non portato a termine. Per la serie, non è una società di calcio, ma un posto in cui dare una seconda possibilità a chi ha sbagliato. Una sorta di luogo di risocializzazione e rieducazione di pregiudicati. Che, detta così, sembra anche una cosa nobile. Possiamo, certo. Ma anche no. Potremmo invece guardarci i fatti nostri e capire che squadra vogliamo fare noi, che per adesso abbiamo solo uno che la squadra la mette in campo per allenarla e farla giocare, ma che non può giocare lui. E, badate bene, non sto ignorando i calciatori che abbiamo già e che ci teniamo stretti, il campione e vero capitano Hamsik su tutti, ma sperare in un flop di Tevez perché non è un colpo che abbiamo fatto noi è da rosiconi.

Detto questo, Carlitos Tevez alla Juve. E prende la 10. La 10 di Del Piero, ma anche di Baggio e di Platini, per citarne alcuni. E lui non si scompone. Piccolo sussulto tra i tifosi bianconeri, che se fosse successo a Napoli l’avremmo linciato vivo e rispedito in Argentina con il corpo a pezzetti.  Con il pezzo più grande, l’orecchio. E nel prendere la 10, in conferenza stampa, dice che per lui non è un peso, visto che già gli è successo di ereditare un 10 ben più pesante di quello di Del Piero. La 10 del Boca e di Maradona, appunto. A questo punto ho immaginato il microinfarto avuto da Agnelli nel sentire queste parole. Che se intese in un senso, significano che se è riuscito a portare quella del Dio del calcio, riuscirà anche a sopportare quella di un Del Piero qualunque. Ma potrebbero anche essere intese, e chiaramente questo è stato il primo significato che gli ho dato io,  che la sua presunzione e la sua sicurezza non gli fanno sentire il peso di nessuna maglia e che, al contrario di quanto detto sopra, una 10 vale l’altra.

La verità è che, possiamo arrovellarci quanto vogliamo, lo sa solo lui cosa voleva dire. Fatto sta che ha osato nominare Dio invano. E i fedeli della chiesa maradoniana amano e non dimenticano. Ecco perché, appena saputo di Tevez alla Juve,  il primo video che è girato nel tam tam generale partenopeo è stato il rifiuto dell’Apache di baciare e prendersi l’in bocca  al lupo di Diego, allenatore dell’Argentina, prima di una partita. E allora, caro Tevez, non solo sei degno di indossare quella maglia e quella maglia con quel numero, ma ti aspettiamo al San Paolo a braccia aperte e ugole pronte. Ammesso che tu non sia dovuto tornare a  Manchester a scontare ore di lavoro sociale.

Articolo modificato 28 Giu 2013 - 10:36

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Scritto da
redazione