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Cavani e quel gol maledetto: “Sono sereno”. E Mazzarri lo incita così…

Si chiama anormalità. Oppure, a seconda dei punti di vista, crisi di una dittatura. Se chi insegue il secondo posto vede riaccendersi le speranze è perché il bomber principe della serie A si è fermato da lungo tempo a quota 18. Una dieta che dura da sei partite di campionato e che ieri si è infranta contro le manoni di un Puggioni in stato di grazia. Spiega Mazzarri: “Lui di solito i rigori li piazza, invece ha tirato un bolide per andare sul sicuro. In questi casi si fa gol al 99,9 per cento”.

Lasciamo stare le percentuali, ma qualcosa non funziona più se il neo papà Edinson Cavani non segna più dalla domenica del Tardini, ovvero 690 minuti fa. Non è più né imprendibile né leggiadro, il Matador. Non è più neppure spietato. Il rigore fallito non è una novità con la maglia del Napoli: è al settimo penalty che fallisce. In realtà, altri più decisivi di quello di ieri. Marzo, per lui, è mese maledetto dagli 11 metri. Dovrebbero dirglielo che è meglio lasciar stare: lo scorso anno, di questi tempi, ne sbagliò due di fila in trasferta. Uno glielo parò Mirante a Parma, l’altro Handanovic a Udine. Solo che al Friuli, dopo essersi visto respinto il rigore, Cavani mise a segno una doppietta da sogno che consentì al Napoli di agguantare sul 2-2 l’Udinese. In questo campionato un solo errore, (con la Lazio al San Paolo, ma già sul 3-0 per gli azzurri) poi è andato sempre a segno.

“Sono sereno, devo continuare a lavorare e basta”, ha spiegato ai tifosi che comunque all’uscita dello stadio erano lì ad attenderlo per strappargli il solito autografo con foto. Il Chievo è difficile da maneggiare come la vipera del Gabon quando è di cattivo umore: era una gara dove era vietato sbagliare. Lo sapevano tutti, Matador compreso. Non a caso a un certo punto ha fatto qualsiasi cosa, alla sua maniera. Su e giù per il campo, a fare persino il centrocampista difensivo. Eppure, nonostante i sorrisi e la gioia immensa per l’arrivo di Lucas, il suo secondo bambino nato venerdì scorso a Salto, nel lontano Uruguay, Edi ha un po’ lo sguardo perso.

Resta uno zucchero d’uomo che non pare scalfito e offeso da nulla, una sorta di maestro Zen che custodisce le sue certezze e conosce il mondo, quindi un po’ compatisce gli uomini che si scannano per una vittoria e per una sconfitta: ma il non far gol per così tanto tempo gli sta lasciando il segno. Non fa drammi, è logico, per un’astinenza da gol che gli sfugge via ormai da 42 giorni (e nel mezzo c’è pure il black out in Europa League). “Gli dirò domani: Matador, pensa a star bene. I gol arriveranno già contro l’Atalanta”. L’urlo di Mazzarri difficilemente, però, gli farà cambiare umore.

Fonte: Il Mattino

Articolo modificato 11 Mar 2013 - 09:32

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Scritto da
redazione