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E se fosse Demme la pedina imprescindibile dallo scacchiere di Gattuso?

Dopo le ultime uscite del Napoli, non si può non notare l’evidente cambio di passo della squadra con la presenza/assenza di alcuni elementi: tra questi spicca il nome di Diego Demme.

Prima di soffermarci sui motivi alla base dell’esclusione del tedesco, evidenziamo i dati relativi alle ultime dieci giornate di campionato, dividendole per presenza/assenza dal rettangolo verde dell’ex Lipsia.

Quando Diego Demme non è in campo

Sono ben sei le giornate in cui il tedesco non è entrato sul rettangolo verde e sono solo due i risultati positivi ottenuti dai partenopei:

  • Giornata 6: i partenopei crollano in casa contro un Sassuolo orfano di Berardi e Caputo;
  • Giornata 7: il Napoli vince di misura contro il Bologna grazie al tap-in di Osimhen ed alla dea bendata sul finale;
  • Giornata 8: l’11 di Gattuso crolla sotto i colpi del Milan di Zlatan Ibrahimovic & Co.;
  • Giornata 13: Demme in panchina, il Napoli si arrende alla Lazio all’Olimpico;
  • Giornata 15: il Napoli passeggia a Cagliari anche senza il tedesco;
  • Giornata 16: il Napoli perde al Maradona contro lo Spezia in 10 uomini, (Demme non convocato per un fastidio muscolare).

Quando il tedesco è in campo

Tutt’altra pasta, tutt’altra storia, quando Diego Demme è tra le pedine dello scacchiere di Gennaro Gattuso e regge saldamente le chiavi del centrocampo (ancor meglio se affiancato da Bakayoko):

  • Giornate 9 e 10: sono otto le reti segnate in due partite contro Roma e Crotone (contro i rossoblù, anche Demme in gol);
  • Giornata 11: il tedesco è ancora in campo, il Napoli vince contro la Sampdoria;
  • Giornata 12: il Napoli crolla a San Siro, sufficienza per il tedesco;
  • Giornata 14: Pareggio con il Torino al Diego Armando Maradona (ed infortunio per Demme uscito anzitempo) .

Perché il 4 passa in sordina?

A volte ci si sofferma troppo a credere che il tedesco sia stato un colpo fatto un anno fa (assieme a Lobotka) soltanto per sopperire all’assenza di un famoso metronomo di centrocampo tendendo a sminuire il suo effettivo impiego e valore nel rettangolo verde e quanto, con Bakayoko, formi una coppia invidiabile dinanzi la linea dei difensori.

Il tedesco, dal suo approdo in maglia azzurra, ha: restituito identità al Napoli (quando gli azzurri facevano fatica ad averne in mezzo al campo) e ristabilito l’equilibrio nel centrocampo partenopeo con semplicità e pragmatismo. Prima del suo arrivo all’ombra del Vesuvio, l’unico a rispecchiare questi canoni – a grandi linee parlando – era Jorginho.

L’anno scorso, arrivato quando il Napoli aveva bisogno di un giocatore dalle sue caratteristiche tecniche, non ha quasi mai visto la panchina; ad oggi, invece, vive la concorrenza costante con Fabian Ruiz che lo porta a vivere da spettatore e sempre meno da protagonista.

Il dualismo con l’ex Betis non lo aiuta: Diego vede poco il campo semplicemente perché l’8 partenopeo è difficile da lasciare in panchina (nonostante le prestazioni poco brillanti).

Innegabile, però, il cambio di passo con il tedesco nel rettangolo verde: dieci punti conquistati in cinque giornate ed il rimpianto, forse, di non averlo buttato nella mischia contro Milan e Lazio per cercare di ottenere qualche punto d’oro; così com’è innegabile, anche, la differenza di valori tra le squadre contro le quali è sceso in campo e quelle contro le quali non è stato inserito tra gli 11 titolari.

Resta sempre un mistero il suo mancato impiego in alcune partite chiave preferendo un Fabian Ruiz a mezzo servizio al suo posto. Certo, Diego non sarà un fuoriclasse, ma è il prototipo di giocatore che serve in questo momento al Napoli di Gattuso che, come l’anno scorso, deve ritrovare la sua quadra per centrare gli obiettivi stagionali.

Alla luce di ciò, quindi, si solleva il polverone: e se fosse Demme la pedina imprescindibile dallo scacchiere di Gattuso?

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Matteo Grassi

Articolo modificato 8 Gen 2021 - 18:07

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Matteo Grassi