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Errico Porzio: “Ripartire almeno col delivery. Ho anticipato 26 stipendi e aiuteremo le fasce deboli”

Sto soffrendo il doppio, senza il Napoli e senza il lavoro che amo“.
Ai nostri microfoni esordisce così Errico Porzio, noto imprenditore napoletano che, negli ultimi anni, ha portato la sua pizza ovunque.
Merito dei social, ma non solo. Grandissimo tifoso del Napoli, ha conosciuto la gavetta, non è una star improvvisata, ed ancora oggi le sue mani sono immerse ogni giorno nella farina: conosce le difficoltà, è cresciuto un passettino alla volta assaggiando il sacrificio e riesce oggi, a differenza di molti altri suoi colleghi, a guardare oltre perché è stato abituato così da sempre.

Ovviamente il suo tono di voce non è quello di sempre, quello che si poteva ascoltare solitamente entrando nelle due pizzerie adiacenti di Soccavo, la “base” del suo impero: è scosso, arrabbiato, ma non sconfitto:

Mi auguro che alla fine di tutto questo non ci sia una bolla di terrore che rallenti tutto il sistema food. Ho solo questa paura.

Non capiamo perché la Campania, la terra che ha fatto delle tradizione culinaria la sua forza economica e non solo, sia stata l’unica Regione al mondo penalizzata con la chiusura forzata di ristoranti e pizzerie anche al delivery. Io ho iniziato anni fa proprio con la consegna a domicilio e “Lampo”, il nome della mia pizzeria dell’epoca, si riferiva proprio alla velocità di consegna. Trovo tutto così paradossale essere stati penalizzati anche su quello.

Il delivery non solo ti permette di lavorare ancora ma svolge una doppia funzione: da un lato aiuta le persone chiuse in casa ad avere più scelta senza essere costrette a cucinare sempre e comunque; dall’altro dimezza le file ai supermercati perché non ci sarebbe la folle rincorsa all’accaparramento delle materie prime“.

Nei prossimi giorni De Luca dovrebbe riaprire squarci di luce per questa tipologia di consegna, prima della vera e propria fase due, ma il danno è ormai ingente ed Errico Porzio ci spiega meglio la situazione.

Il delivery copre davvero i costi di gestione? Dipende molto da dove sono ubicate le pizzerie e dai costi di locazione dei locali. Per una pizzeria sul lungomare di Napoli impossibile tenersi viva solo grazie alla consegna a domicilio, nei quartieri popolari dove gli affitti degli spazi sono meno onerosi può essere comunque un’alternativa importante“.

Gli chiediamo dunque del futuro e cosa ci aspetta anche da clienti:

Per prima cosa estenderemo gli orari di lavoro, resteremo chiusi davvero solo per poche ore al giorno e senza più chiusura settimanale.
Le prenotazioni diverranno obbligatorie perché non possiamo permetterci di avere file. Ogni turno di prenotazione sarà scandito da una campanella: il gong iniziale e quello finale, come a scuola, che inviterà i clienti ad uscire e fare spazio a quelli successivi. Ma solo e rigorosamente dopo un intervento di sanificazione che non durerà meno di 10/15 minuti.


Niente più tavolate purtroppo. Ogni persona avrà un tavolo da 4
e saranno disposti in fila, uno dopo l’altro, senza che si possa avere di fronte a sé un altro cliente. Un sacrificio che affronteremo tutti”.

Ci viene in mente una domanda lecita: con l’aumento dei costi e la diminuzione dei clienti, è immaginabile aspettarsi un aumento del costo medio della pizza che possa servire ai ristoratori a trovare un utopico equilibrio?

Ognuno ha una sua idea in merito, io non alzerò i prezzi, ho già deciso. Anzi, farò di più. Avvierò un’iniziativa denominata “Una corona di pizze” e ogni giorno consegnerò 50 ticket alle parrocchie della zone e che potranno essere devoluti ai più bisognosi. Ogni ticket varrà una pizza, fino al 31 luglio 2020. Proveremo a non dimenticare la solidarietà, campo di battaglia che ho sempre calpestato dai miei inizi.

Non abbiamo dimenticato neanche i nostri stessi dipendenti in questo periodo: ho anticipato 26 stipendi, non potevamo aspettare l’arrivo della cassa integrazione“.

Un applauso virtuale risuona nel telefono, Errico Porzio nonostante il momento critico guarda al futuro e lo fa pensando chi è più in difficoltà.

Anche noi ci aspettiamo un aiuto dall’alto però, una gran fetta passerà per la rinegoziazione dei contratti di locazione e di quelli con i pizzaioli e collaboratori.

Abbiamo perso almeno centomila euro di fatturato a causa del Coronavirus. Tutti gli eventi che avrebbero potuto far crescere il nostro brand e la fidelizzazione dei nostri clienti sono stati spostati o annullati. Per fortuna resistiamo anche da casa e andiamo avanti con i tutorial che stanno raggiungendo numeri pazzeschi sui nostri canali social. Sono tantissimi a contattarci e per fortuna ho delegato la gestione dei messaggi a mia moglie Valentina, in qualche modo deve farsi perdonare per la sopportazione forzata di questi giorni. Io sto provando a godermi di più mia figlia, ha 7 anni, nata nel boom della mia ascesa e alla quale avevo dedicato troppo poco tempo. Sto giocando con lei e mi ha portato nel mondo di Tik Tok, mi fa sentire un ragazzino“.

Lo lasciamo alle braccia di sua figlia ma non senza l’augurio di rivederci presto, in una delle sue sei pizzerie già esistenti (tre a Via Cornelia dei Gracchi, una al Vomero, una a via Epomeo e un’altra ad Aversa) o in quella pronta ma non ancora aperta in un luogo top secret.

Margherita grazie” – manca troppo anche a noi.

Antonio Manzo

Articolo modificato 17 Apr 2020 - 17:42

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Antonio Manzo