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Nonostante lo 0-0 di Belgrado e il pareggio che sa di sconfitta, il Napoli ha comunque offerto una buona prestazione in Champions League contro la Stella Rossa, giocando a sprazzi un ottimo calcio. Particolare però è il fatto che nonostante i circa 20 tiri provati, nessuno sia entrato in porta. Sfortuna, vero, ma anche poco cinismo e concretezza, e un’identità camaleontica che probabilmente porta tanti giocatori in un sistema di gioco, forse, non adatto alle loro caratteristiche. E la trasformazione di Insigne ne è l’esempio lampante.

Ancelotti ancora una volta lo ha proposto come attaccante centrale, in coppia con Milik, libero di spaziare per tutto il campo, libero di creare giocate e di attaccare l’aria. Libertà che però ha fatto arrivare Insigne stanco nel momento che più conta, goal con la Fiorentina a parte. “In quella posizione mi sta piacendo, è bravo sia nello stretto che senza palla”, queste le parole di Ancelotti, commentando la prestazione dell’azzurro.

In fondo non gli si può negare di aver giocato una buona partita. Meglio il primo tempo del secondo, con tanto di traversa colpita. Ma da uno come Insigne ci si aspetta sempre una giocata decisiva, che sia un assist o una rete. Possibile che il nuovo ruolo, che lo lascia libero di spaziare e creare, gli tolga troppe energie portandolo ad una seconda fase di match come quella di ieri?

In molti hanno sottolineato come Insigne sia molto più a proprio agio partendo dalla sua solita posizione. In effetti l’azzurro è sempre stato abituato ad accentrarsi da sinistra, provare il suo tiro a giro o l’assist a memoria per Callejon. Probabilmente occorrerà tempo per assimilare questi nuovi schemi e questo tipo di gioco, così come prima di poter emettere una sentenza. Il Napoli intanto si augura che Ancelotti, anche questa volta, ci abbia visto lungo.

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Francesco Pappalardo

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Scritto da
redazione