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Lorenzo Insigne e la ‘napoletanità’ che ha conquistato Torino

Serviva poco, anche prima dei 90′ dello Stadium, per capire che Juventus-Napoli avrebbe cambiato le sorti del campionato, in un modo o nell’altro. Serviva poco, diciamo nulla, capire che per un napoletano questa sfida ha un sapore diverso da tutte le altre.

Il popolo partenopeo aveva ampiamente fatto sentire il proprio calore durante la giornata di sabato, quando poi, al momento della partenza, ha consegnato il testimone alla squadra ed al proprio rappresentante: Lorenzo Insigne, che da napoletano verace, guardando negli occhi i propri compagni, forse non immaginava (ma in cuor suo auspicava) questo finale di partita. Probabilmente con un suo gol, che il 24 ha cercato dal 1′ alla penultima conclusione della gara. Immancabile un riferimento alla pressione prima del fischio d’inizio, con un Napoli che non aveva mai sbancato Torino nel nuovo impianto né Insigne trovato la prima gioia personale in Piemonte. Uno dei due obiettivi è stato raggiunto e poco importa se l’Allianz rimane un tabù. Il gol di Koulibaly è un episodio, però non è casuale: nel calcio, come nella vita, il caso non esiste. Proprio il classe ’91 ha fatto partire quella conclusione velenosa deviata da Buffon dalla quale è scaturito il calcio d’angolo ed il conseguente vantaggio azzurro. Il resto, come si dice in questi casi, è storia.

Insigne, in quanto rappresentante della napoletanità, era conscio fin da bambino di quanto potesse essere difficile lottare con i più forti, contro la squadra che si guardava in televisione con sana rivalità e che ancora oggi lotta per il settimo scudetto consecutivo. In quella squadra dove ha militato fino a diventarne una bandiera Alessandro Del Piero, non da oggi un punto di riferimento per Lorenzo. Insigne sapeva di essere senza mezzi termini un uomo in missione, colui che è stato incaricato dalla sua gente di sfidare i pregiudizi, le avversità, il destino. C’è tanta Napoli nella partita di Insigne: classe, concretezza, cazzimma, voglia di emergere, voglia di dimostrare che i sogni possono realizzarsi. E lui, quasi in una dimensione onirica, i fischi dello Stadium a malapena li ha sentiti, rispedendoli al mittente nel modo più congruo; il concetto di leadership l’ha ridefinito a modo suo, non solo e non tanto perché indossa la fascia di capitano in contumacia Hamsik. No, è proprio quel modo che ha di stare in campo che gli consente di essere quello che è: uno scugnizzo che rappresenta la sua terra, in quello che è a tutti gli effetti uno splendido sogno. Un figlio di questa terra che, chissà, a quei momenti pensava già da bambino, quando tutti gli dicevano che forse non li avrebbe mai vissuti.

Infine, una Napoli meravigliosamente in festa continui ad assaporare questi momenti, a vivere queste emozioni. Sapendo che, a volte bastano “solo” 90′ per essere felici.

Francesco Vassura

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