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Interviste

Mario Ferri, il Falco, a SpazioNapoli: “Mia madre è napoletana, ho uno splendido rapporto con il fratello di Ciro. Vi svelo come ho eluso la sicurezza al San Paolo”

La maglia di Superman è un marchio ormai registrato. Appartiene a Mario Ferri, il Falco, l’invasore professionista che già in passato aveva fatto parlare di sé. In finale di Champions, abbracciando Messi. Al Mondiale, in Brasile. E prima ancora con la Nazionale protagonista e un invito chiaro all’allora c.t. Lippi: Cassano in Nazionale. Il medesimo Fantantonio che, in un’invasione nel corso di Sampdoria-Napoli, lo difese dalla security. “È un mio amico”, disse.

Falco è tornato alla ribalta sul prato del San Paolo. Ha eluso la sicurezza, si è portato sul terreno da gioco ed ha scagliato una sciarpa del Napoli verso Higuain. Goliardia e basta? Macché. Accanto allo stemma di Superman regnava la scritta “Ciro Vive”, messaggio di solidarietà alla famiglia del tifoso azzurro scomparso nel giugno 2014 e a tutti i sostenitori azzurri. La città di Napoli, poi, scorre nelle vene di Falco: “Anche se sono di Pescara, mia madre è di Napoli”. 

Com’è nata l’idea dell’invasione di campo del San Paolo? 
“L’idea è nata da un’iniziativa e da alcune richieste sulla mia pagina Facebook, è da un po’ di anni che ho un rapporto inoltrato con la tifoseria del Napoli, vengo al San Paolo per un paio di partite all’anno. Il rapporto è nato durante Belgio-USA, al mondiale 2014: invasi il campo con la maglia “Ciro Vive”, una mia dedica a questo ragazzo. Ho un rapporto speciale con la gente e con la famiglia di Ciro”. 

Quali sono i rapporti con Pasquale, il fratello di Ciro?
“Tra di noi c’è una stretta amicizia, quasi un rapporto fraterno. Ci siamo conosciuti due-tre anni fa ed è nata una conoscenza esclusivamente grazie al mio gesto in Brasile. Successivamente è sorta un’amicizia vera che continuo a coltivare”. 

E il San Paolo? Come si elude? 
“Con un vecchio trucco che usavo spessissimo da ragazzino, a Pescara. Quando volevo vedere le partite senza pagare riproducevo le pettorine degli Steward. Riuscivo ad entrare quasi sempre a bordocampo. Lo usavo spesso da ragazzino e l’ho ripetuto sia mercoledì che in altre situazioni, tipo in Sampdoria-Napoli o Milan-Sampdoria”. 

E Higuain?
“Higuain è un grande campione, che non ha rispettato l’amore della tifoseria e della città intera. Alla lunga se ne pentirà, lì è uno dei tanti, non basta lo Scudetto per sostituire l’amore che aveva a Napoli. Vincerà lo Scudetto, ma si pentirà. Avrebbe segnato anche a Napoli, avrebbe combattuto per il titolo quest’anno. È un traditore e ha sbagliato”. 

Mario Ferri, il Falco, invade il campo in Belgio-USA, al Mondiale 2014

L’invasione più bella.
“Questa è una delle mie preferite, anche perché c’è stato un coinvolgimento importante del pubblico. Molti già erano a conoscenza dell’iniziativa, altri ancora mi hanno riconosciuto. Anche la finale di Champions del 2011 è stata indimenticabile: ho abbracciato Messi”.

Qual è il rapporto con Cassano?
“Cassano è un altro mio grande amico, nel 2010 feci un’invasione per farlo convocare durante Italia-Olanda, a Bari. Lippi lo ignorava perché Antonio aveva litigato con il figlio, mi sembrava un’ingiustizia mischiare questioni private con il calcio. Avrebbe meritato la Nazionale, stava giocando benissimo e aveva portato la Sampdoria in Champions. Lui riconobbe la mia stima e da lì siamo rimasti amici. Non sarebbe stato male vederlo al Napoli qualche anno fa”. 

Vittorio Perrone
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Articolo modificato 7 Apr 2017 - 12:31

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Vittorio Perrone
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