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VIDEO/ Dall’Haka al Geyser Sound al “The Champions”: quando il grido irrompe negli stadi e fa la differenza

La storia dello sport è piena zeppa di aneddoti, curiosità, usanze ed abitudini. Ed è proprio sull’ultima categoria che è interessante aprire un excursus e focalizzare la nostra attenzione: le abitudini altro non sono che tradizioni, mix di usi e costumi che si fondono e che rappresentano, traslitterando, la carta d’identità di una squadra, in qualsiasi sport; ma anche di un popolo, di una etnia, di una minoranza e via dicendo che, diciamocelo, in uno sport prende vita.

Riti pre o post-partita, scaramanzie e quant’altro, potremmo cominciare a parlarne ora e finire tra qualche giorno dunque restiamo in tema. Non è un segreto che, in ogni gara di Champions, la tifoseria del Napoli si distingua proprio per il grido “The Champions”, urlato sulle note dell’inno ufficiale della massima competizione europea per club. Insomma, una dimostrazione di entusiasmo, copiata anche altrove, un must quando si salgono le scale del San Paolo. Basti pensare che c’è gente che è disposta a spendere qualsiasi cifra anche per poter gridare al cielo assieme ad altri cinquantamila cuori azzurri.  Tratto distintivo ormai, dicevamo, ma anche un guanto di sfida, come per dire “Benvenuti al San Paolo”: il grido fuoriesce, simbolicamente, da Fuorigrotta ed è possibile udirlo anche da una certa distanza. La terra quasi trema, il frastuono è tale da avere un impatto spesso decisivo: sembrerà strano, ma il Napoli in Europa, in casa, non perde mai. Ebbene il grido dei tifosi azzurri potrebbe essere paragonato, nonostante le dovute differenze, con altri “riti”, presenti nel mondo del calcio ma non solo. Ne abbiamo scelti due con cui fare un confronto.

“Taringa whakarongo! Kia rite! Kia rite” –  Queste parole non vi diranno niente. Il termine Haka, invece, vi farà scendere un brivido lungo la schiena. L’Haka (letteralmente Ha-Ka, “infiammare il respiro”) è la danza tipica del popolo maori, in Nuova Zelanda, Si tratta di una danza che esprime il sentimento interiore di chi la esegue, ma non ha un unico tema, bensì può avere vari e molteplici significati. Con l’Haka si può rappresentare la gioia, il dolore, tant’è che è usata sia in occasioni di festa sia anche in altri contesti, come durante i funerali. Prima di iniziare, colui che guida la danza lancia grida di incitamento ai compagni: le parole sono sia un incitamento, sia un promemoria per il comportamento da tenere durante la danza. L’Haka è stata resa celebre dagli All Blacks, la nazionale di rugby a 15 della Nuova Zelanda, una delle squadre più forti e vincenti di sempre. La variante da loro interpretata è la Ka Mate. A dare il via alla danza è il calciatore di sangue maori più anziano, non il capitano dunque, per rispettare una gerarchia che ha importanza fondamentale nella società neozelandese. Nell’esecuzione degli All Black, l’Haka si configura come una sfida di guerra: tutti gli atleti ballano, perfettamente coordinati, usando braccia e gambe, persino la lingua e gli occhi, spalancati in maniera impressionante. L’intento da un lato è dimostrare forza, dall’altro intimorire e, visti i risultati ottenuti, gli All Black molte volte paiono riuscire bene nel loro intento. Ecco un video, dal canale Youtube World Rugby, in cui i neozelandesi ballano il Ka Mate prima di una sfida contro l’Australia.



IL GEYSER SOUND – 
Ad Euro 2016 tante sono state le note positive. Tra queste la sorprendete Islanda, fermata solo dalla Francia poi finalista. Gli islandesi hanno conquistato i cuori di tutti: grinta, personalità, concentrazione. Ognuno di noi, nel suo inconscio, in fondo sperava nell’Islanda formato Leicester ma purtroppo agli Europei non è andata così. È stata favola comunque, grazie anche agli unici tifosi islandesi che hanno strappato applausi e attirato attenzioni grazie alla loro particolarissima forma di “Haka”, poi ribattezzata “Geyser Sound”, un rito da proporre ad ogni fine partita, coi propri calciatori, battendo le mani seguendo il ritmo del tamburo. E via, tutti coinvolti in un suono veramente contagioso. Ecco uno dei tanti video della performance islandese, disponibile su Youtube. 


THE CHAMPIONS –  Infine, torniamo al punto di partenza e al grido che fuoriesce dal ventre del San Paolo. Regge, secondo voi, il confronto con due abitudini sacre nel rugby e nel calcio? Per noi sì: come l’Haka ed il Geyser Sound, il grido dei tifosi azzurri è ormai marchio di fabbrica, riproducibile ovunque, ma senza sortire però lo stesso effetto. Ognuno di questi riti ha il suo fascino e sceglierne uno su tutti non è facile anche se per noi ci sono pochi dubbi: l’Haka è bella sì, il Geyser Sound anche ma sentire sessantamila cuori partenopei, in quel momento un unico corpo, gridare fino a distanze inimmaginabili ed inenarrabili, beh, è unico ed è soprattutto, per fortuna, “napoletano”.

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Scritto da
redazione