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Diritti d’immagine: cosa sono e perché sono così importanti per i calciatori

La Stirr Associates, compagnia belga specializzata nella cura e nello sfruttamento dei diritti d’immagine degli sportivi, ha descritto in maniera chiara ed esaustiva cosa sono questi diritti e perché sono così importanti per i giocatori che puntano ad aumentare i propri guadagni indipendentemente dallo stipendio percepito. Per farla breve la “Exploitation of Image Rights”  riguarda lo sfruttamento del nome, della reputazione, delle performance, dei servizi promozionali e appunto dell’immagine per fini commerciali. Sono tre fondamentalmente i tipi di diritti riconosciuti: quelli collegati alle capacità del giocatore come privato cittadino, quelli collegati al club di militanza e quelli collegati alla nazionale di appartenenza. Una delle caratteristiche principali e motivo per il quale i diritti d’immagine sono ritenuti essenziali dai calciatori è che mentre lo stipendio deve sottostare alla legislazione della tassazione nel paese di “residenza” della società di appartenenza, i diritti d’immagine possono essere affidati ad aziende straniere per usufruire di una tassazione maggiormente conveniente al fine di aumentare le proprie entrate.

Uno dei primi club a comprendere l’importanza dello sfruttamento dei diritti d’immagine fu il Real Madrid sotto la presidenza di Florentino Perez che formulò un accordo standard al 50% (quindi metà dei diritti al club e metà al giocatore) per il principio secondo il quale il giocatore acquistato guadagnerebbe molto dal suo militare in un club così prestigioso ma alla stessa maniera il club trae benefici dall’avere acquistato quel determinato calciatore. Fu l’acquisto di David Beckham a portare a questa conclusione il club spagnolo visto che la sua presenza tra le fila madrilene arrecò un aumento del 137% negli introiti relativi al marketing nei quattro anni della sua permanenza; l’unico che sia riuscito a rompere questa formula del 50% è stato Cristiano Ronaldo nel rinnovo dello scorso anno portando la sua percentuale al 40% in cambio ovviamente di un sostanzioso indennizzo. Basti pensare che il portoghese nel 2015 ha guadagnato 17 milioni di euro grazie all’ingaggio ma ben 23 milioni di euro unicamente dallo sfruttamento dei suoi diritti d’immagine.

Esistono però anche club che applicano regole estreme nella tutela e nello sfruttamento dei diritti d’immagine, il PSG ad esempio è “image rights free” nel senso che non rivendica alcun diritto dal calciatore e lascia quegli introiti a sua completa disposizione, il Napoli invece è esattamente agli antipodi richiedendone il 100%. Non è possibile stabilire quale sia la scelta migliore in quanto varia in base alle politiche (e alla convenienza) della società, il recente ingresso nella “vita” dei club del fair play finanziario però ha obbligato le società a ricercare sempre più fonti di reddito e sempre più affidabili quindi i diritti d’immagine diventano importanti per una squadra tanto quanto per un calciatore. La società di De Laurentiis, come riferito da Marco Bellinazzo sulle pagine de “Il Sole 24 ore”, ha optato per una suddivisione dal 50% solo per Rafa Benitez, Pepe Reina e Gonzalo Higuain; quanto effettivamente le casse societarie hanno beneficiato da questa politica? Sempre Bellinazzo in un recente articolo discorrendo dei conti del 2015 ha analizzato la voce di bilancio relativa a “diritti d’immagine” portando alla luce come negli ultimi due anni (esclusa ovviamente la stagione appena conclusasi) questa voce di bilancio già non fosse elevata e anzi sia andata a ridursi progressivamente. Se infatti nel 2014 il rendimento era di 2 milioni di euro (lo stipendio quindi di un buon calciatore titolare), l’anno seguente questi introiti sono scesi a meno di 400.000 euro (328.000 euro per la precisione) ponendo un serio interrogativo sulla politica d’acquisto da parte del club del 100% dei diritti d’immagine: quanto obbligare i calciatori alla cessione (ovviamente dietro compenso) dei propri diritti sia un vantaggio e quanto questi guadagni a livello economico valgano effettivamente i “NO” dei calciatori più blasonati? Ai posteri l’ardua sentenza.

Articolo modificato 1 Lug 2016 - 17:39