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Pezzella, cuore e tatuaggio azzurro: avversari per un giorno, nemici mai

Cosa vuol dire ‘casa’? A diciott’anni, un’infinità di emozioni. Vuol dire l’abbraccio di tua madre, i discorsi con tuo padre ogni volta sempre un po’ più seri. L’amore di un fratello, la corsa a perdifiato con l’amico che non vedevi da una vita, il ritorno in quella scuola che sembrava ingabbiarti, e invece era la prima meta del viaggio per rendersi liberi. Sarebbe curioso vedere facce e sensazioni, sarebbe intrigante annusarne il tatto con cui Giuseppe Pezzella riaccolga Napoli ed il Napoli nella sua vita. Sarebbe bello, sì: perché non ha nulla, neanche un misero istante, di scontato.

LA SCELTA – Oh, che poi la verità stia nel mezzo, non è di certo un’invenzione nata per caso. Anzi: è la storia a darne atto, ancor prima che Aristotele se ne uscisse con la virtus. E sì, anche quella di Giuseppe Pezzella partecipa alla fiera dei rimpianti. Lui, napoletano di fatto, palermitano per scelta…altrui! Sì, perché il terzino, con l’azzurro addosso, ci stava e ci faceva anche un figurone. Poi qualcuno decise di cambiare, a soli quattro giorni dal debutto. Una mazzata, per il ragazzo: che da quel momento lottò con più cattiveria, corse più forte, sognò più in grande.
Ecco: chissà senza quel rifiuto dove sarebbe finito, Pezzella. Non si sarebbe più schiodato da casa sua, forse. Di sicuro, non avrebbe mai visto il mare di Palermo, e di conseguenza non avrebbe avuto la chance di gustarsi l’alba di un debutto in Serie A. O almeno, non a diciott’anni appena compiuti. Gli stessi che sta imbrattando d’intensità e di buone sensazioni, ma mai dimenticando Monteruscello e gli allenamenti a Pozzuoli. Vitali per chi è oggi, fondamentali per chi diverrà.

QUEL GIORNO – È nel 2013 che Giuseppe matura la decisione di lasciare Napoli. Prima in direzione Siena, poi – crack decisivo – ‘vittima’ del peregrinare di Perinetti. Che decide di portarlo con sé in Sicilia, di crescerlo sotto la responsabilità di Baccin, sotto l’intelligenza profonda di mister Giovanni Bosi. Ci vuole poco, con tutto quel sole: Pezzella sboccia. Prima in Under19, quindi il ritiro con i “grandi”: il sogno, pian piano, prende forma. Diverrà quasi realtà con Iachini, eliminerà ogni dubbio con Ballardini: è il 6 dicembre, Atalanta-Palermo ed il minuto 65 pronto a scoccare. Dentro il 97, fuori Jajalo. Altra storia scritta.

IL CUORE – Un mese dopo, a furia di spezzoni, il ragazzo venuto da Napoli diventa una solida certezza dello scacchiere rosanero. Si può ben dire: un clamoroso paradosso. È che lì accade tutto ed il contrario di tutto. Ma Giuseppe resiste e si propone, si allena e quindi gioca. Domenica? Ancora lì, ancora su quella fascia. Stavolta però tocca affrontare il Napoli. E allora Higuain, e dunque Callejon ed Insigne. Sì, proprio i ‘mostri’ che prende sempre alla PlayStation, proprio gli “undici leoni” per cui fa un tifo scellerato dalla Sicilia. Quelli per cui si tatuò una data immensamente significativa: perché certe volte non basta il cuore, serve scriverlo. Millenovecentoventisei: azzurro dentro. Ma rosanero per scelta. Un giorno, chissà…

Cristiano Corbo

Articolo modificato 10 Mar 2016 - 18:42

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Scritto da
redazione