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De Guzman, da punto di domanda a punto fermo. Ora serve la continuità, la concorrenza scalpita

Un’avventura intensa, quella di Jonathan De Guzman in azzurro, fatta di un esordio importante, flessione e risalita. Non si è fatto proprio mancare nulla il centrocampista orange, di origini canadesi, in questo primo scorcio di esperienza all’ombra del Vesuvio. Un esordio da incorniciare, poco più di un quarto d’ora e goal partita a Marassi contro il Genoa. Un epilogo da thriller, di quelli palpitanti, meglio diretti. Un’esperienza che dunque poteva sembrare in discesa, per il centrocampista ex Swansea e Villareal, ma la realtà è stata ben diversa.

Una realtà fatta di duro lavoro, di un doveroso ambientamento, una collocazione enigmatica nel contesto tattico di Rafa Benitez, scampoli di gara in tutto il fronte d’attacco, senza mai lasciare veramente il segno. Tutto fino alla consacrazione, Napoli-Young Boys, cammino nel girone di Europa League ben delineato e prima pagina tutta per il tuttocampista – come ama definirsi – autore di una tripletta. A poco a poco la scalata nelle gerarchie del tecnico spagnolo, incentivata anche dal grave stop per un Insigne in quel momento insostituibile. La collocazione tattica sull’out mancino, dove garantire guizzo ed encomiabile lavoro difensivo. L’apoteosi nella finale di Supercoppa di Doha, oltre cento minuti a macinare la fascia, garantendo apporto sia in fase propositiva che di non possesso. Una prestazione encomiabile, impreziosita dall’assist pregevolissimo per l’1-1 di Higuain. Una chiave di volta importante, che ha garantito un’alternativa tattica a Benitez, pronto a dargli fiducia anche nelle ultime due gare di campionato.

Due gare, Cesena e Juventus, dove De Guzman, garantendo comunque il solito importante lavoro di copertura, non ha brillato per la lucidità e incisività in avanti. La rete fallita a tu per tu con Buffon nel big match di domenica grida ancora vendetta, ma tutta la gara è stata comunque contraddistinta da poca precisione, ed in sfide come quelle del San Paolo gli errori si pagano.

Ora viene il difficile. La fiducia del tecnico è ormai acclarata ma per mantenere la cresta dell’onda in un gruppo come quello azzurro, che in avanti – molto più degli altri reparti – abbonda di alternative è necessario garantire una qualità, un livello costante. Dries Mertens freme per riprendersi la scena che la scorsa stagione l’aveva portato sulle ali dell’entusiasmo a disputare il Mondiale brasiliano da protagonista. Dopo una prima parte di stagione in ombra il folletto belga è chiamato ad imprimere un cambio di passo, mostrare che la scorsa annata non sia stata il più classico dei fuochi di paglia. Le qualità sono indiscutibili, l’impatto nella buia sconfitta contro la Juventus è stato indubbiamente positivo. Ma non finisce qui, Manolo Gabbiadini è arrivato in riva al Golfo voglioso di mostrare tutte le proprie doti, dare continuità a quella, che per quanto fatto negli ultimi mesi del 2014, è senza alcun dubbio la stagione migliore della sua, ad oggi, breve carriera.

Melius abundare quam deficere, questo è certo. L’importante è che tutti gli interpreti diano il massimo, a Benitez il compito di sciogliere il più dolce dei dilemmi.

Edoardo Brancaccio

Articolo modificato 14 Gen 2015 - 14:59

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