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Era l’86, vittoria in scioltezza, ma che parate Superman Garella…

Che belli gli anni in cui i commenti de “La domenica Sportiva” erano affidati alle poetiche cronache di Franco Zuccalà, uno dei “magnifici” da cui si pendeva dalle labbra ogni qualvolta la giornata di campionato volgeva al termine. Rimanendo in argomento poesia, il campionato 1985-86 rappresenta forse l’inizio dell’epoca maradoniana, malgrado l’anno prima fosse stato il primo del pibe de oro, non ancora coadiuvato da una squadra con elementi di livello. Mentre nel campionato successivo la società pensò bene di assicurarsi le prestazioni di Bruno Giordano ed Eraldo Pecci, il primo fenomeno mancato, ma armato di numeri e giocate da grande campione, frenato dagli infortuni e dalla cattiva sorte, l’altro, motorino e cuore del centrocampo, dotato di temperamento, metronomo di una diga che con Bagni rappresentava un baluardo difficile da superare. Insomma, con tali presupposti il campionato volse in favore di un sorprendente Napoli, che chiuderà terzo in classifica, mangiandosi le mani per non aver approfittato del calo della Juventus nella seconda parte del campionato, cosa che invece venne sfruttata dai giallorossi romanisti, che perderanno il tricolore in maniera rocambolesca contro il Lecce già retrocesso, consentendo ai bianconeri il contro sorpasso nella giornata successiva.

A San Siro, a tre giornate dal termine, gli azzurri scendono in campo con i favori del pronostico, al cospetto di un Milan incerottato e autore di un torneo anonimo a causa di problemi finanziari che l’intervento nel nuovo azionista Berlusconi risolverà nel giro di pochi anni. Supremazia partenopea sin da subito, Giordano è a tratti imprendibile e Maradona lo vede che è un piacere, dopo 12′ è subito 0-1, lancio in profondità per l’ex laziale che con un tocco leggero batte il portiere Galli, superando in falcata il tentativo di recupero di un giovanissimo Maldini. La partita sorride subito al Napoli, ed il sorriso diventa risata quando Maradona, dieci minuti più tardi, ne combina una delle sue, giocando a fare il mago con la difesa rossonera, palla che scompare e ricompare nel momento in cui Diego fa partire un diagonale che Galli vede soltanto all’ultimo, palla nell’angolino ed il 0-2 è servito. Botta tremenda per il Milan, Hateley e Wilkins non risolvono i problemi di un reparto avanzato che si completa con Paolo Rossi, sulla via del tramonto, e Virdis poco considerato da una manovra a tratti prevedibile e lenta, figlia di un centrocampo che non c’è. Morale della favola, Napoli padrone, pubblico di fede azzurra in visibilio (migliaia gli emigranti accorsi allo stadio, dimostrata dal trionfo di bandiere e vessilli azzurri) Milan in grosso affanno.

La ripresa vede un leggero miglioramento della manovra rossonera, in particolare con la regia saggia e essenziale di Di Bartolomei, che si candida ad essere il trascinatore quando, al 59′ mette in rete una punizione al limite dell’area di rigore, approfittando anche di una maldestra barriera, apertasi nel momento cruciale, sul tiro potente del buon Agostino che trancia in due l’ostacolo umano e piega i polsi di Garella, furioso con i suoi per essersi “aperti”, così come lo è la gara, aperta nuovamente per il Milan che tenterà a più riprese di imporre un gioco rinvigorito dalla rete, dimostrandosi più abile di quanto non avesse dimostrato nella prima frazione di gioco. Ora il Napoli ha paura, entra Celestini al posto del giovane Filardi per cercare di dare una mano in fase di gestione della palla, i rossoneri si avvicinano al pari con un colpo di testa ravvicinato di Virdis che vedrà Garella volare letteralmente in una parata stilisticamente stupenda e da ricordare come una delle più belle della carriera.

Ancora una conclusione da lontano di Evani costringe “Garellik” a superarsi con un colpo di reni da antologia, la scuola dei portieri potrebbe prenderne spunto, nonostante il portierone azzurro non abbia mai avuto il famigerato “phisique du role” che un portiere attuale presenta a tutti gli effetti come primo punto nel proprio curriculum, eppure Claudio contava in primis sul proprio istinto, sui così detti fondamentali che venivano puntualmente sollecitati. La partita finisce, Maradona saluta il pubblico azzurro festante, Milano è stata conquistata a colpi di genio e di gol, il maestro Liedholm è battuto e crolla il mito dell’imbattibile barone. Prova sontuosa del primo Napoli di Bianchi che presenta le credenziali per candidarsi il prossimo anno a vincere il tricolore.

Ecco il tabellino della gara:

MILAN-NAPOLI    1-2
Reti: 12′ Giordano, 23′ Maradona, 59′ Di Bartolomei

MILAN: Terraneo, Icardi, P. Maldini, Russo, Di Bartolomei, Evani, Macina (36′ Mancuso), Wilkins, Hateley, P. Rossi, Virdis – All.: Liedholm
NAPOLI: Garella, Bruscolotti, Marino, Bagni, M. Ferrario, Renica, Bertoni (89′ Caffarelli), Pecci, Giordano, Maradona, Filardi (53′ Celestini) – All.:O. Bianchi

Arbitro: Paparesta

 

Ecco le immagini del match:

Articolo modificato 12 Dic 2014 - 16:10

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Scritto da
redazione