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Benitez sul Mondiale: “Confermate le mie previsioni. Il Brasile resta favorito, ma…”

Brasile, Colombia, Costa Rica e Olanda sono le prime a qualificarsi per i quarti di finale della Coppa del Mondo 2014 in Brasile. Ora che siamo nel pieno degli ottavi di finale, possiamo dire senza ombra di dubbio, che alcuni argomenti che abbiamo trattato in questo nostro incontro, hanno ancora la loro validità. Ad esempio, il Brasile resta favorito per la vittoria della Coppa del Mondo che ospita, ma lascia ancora un residuo di incertezza che lo porta ad affrontare i prossimi impegni con molti più problemi del previsto. Le squadre provenienti dal continente americano, nonostante l’eliminazione di Cile, Uruguay e Messico, continuano a imporre la cosiddetta capacità di adattamento che sempre è stata determinante nelle competizioni disputate in casa loro. La Costa Rica rimane, finora, la grande rivelazione ma non dimentichiamoci dell’Olanda, vice campione della scorsa edizione che sembra intenzionata a togliersi questo sassolino dalla scarpa. Vediamo quello che ci hanno consegnato queste due prime giornate degli ottavi di finale del Campionato del Mondo 2014.

Avanti la squadra ospitante

Ha sofferto, e molto, il Brasile per passare il turno, pareggiando 1-1, risultato che non è cambiato nemmeno ai tempi supplementari. Tutto si è deciso ai calci di rigore. Già nei primi minuti della partita abbiamo visto due squadre giocare con tensione e intensità, in particolare per quanto riguarda la nazionale cilena.

I padroni di casa sono scesi in campo con un teorico 1-4-2-3-1 che spesso diventava un 1-4-4-2 a causa dello scarso aiuto difensivo di Neymar , mentre la ‘roja’ con un centrocampo a cinque pressava i portatori di palla avversari in ogni zona del campo. La loro aggressività rende la vita difficile al brasile che trova il vantaggio sugli sviluppi di un corner che leggermente deviato da Thiago Silva viene scaraventato nella propria porta da Jara, nel tentativo di liberare l’area sotto la minacciosa presenza di David Luiz. Si tratterebbe di autogol, sempre se la FIFA non dovesse attribuire ufficialmente il gol al nuovo difensore centrale del PSG.

Da quel momento la squadra di Scolari ha ripiegato, risultando minacciosa soltanto in un paio d’occasioni con lanci lunghi a scavalcare la difesa oppure recuperando la palla al limite della propria area e cercando di avanzare rapidamente con passaggi brevi.

Quando sembrava che il Brasile avesse il controllo della partita, la nazionale di Sampaoli, riceve un inaspettato regalo dai brasiliani che tramite un errore su una rimessa laterale, regalano palla ai cileni facendosi trovare impreparati in difesa. Sanchez ringrazia e insacca il gol del pareggio cominciando a spaventare la retroguardia della ‘seleçao’.

I brasiliani cominciano a dipendere dalle giocate di Neymar e da alcuni lanci lunghi di David Luiz a scavalcare la difesa del Cile che, poco a poco, continua a prendere campo e coraggio, recuperando tanti palloni e impensierendo non poco la difesa avversaria. Poi è Hulk, con una bella azione personale ad in pensierire il portiere Bravo. Da sottolineare anche l’ingresso in campo di Jo che ha dato alla suoi compagni nuove alternative di manovra.

Alla fine si giunge ai supplementari, dove sembrava che i cileni avessero una migliore condizione fisica, e invece, è il Brasile che comincia a prendere il controllo del gioco. Le sostituzioni danno una boccata d’aria ed entrambe le squadre e Pinilla, appena entrato, colpisce una clamorosa traversa allo scadere del secondo tempo supplementare. E’ solo l’anticipo di quello che succederà all’ultimo calcio di rigore quando Julio Cesar e il palo dimostrano di non volere che il Cile andasse avanti in questo Mondiale.

Che il Brasile sia costretto alla lotteria dei calci di rigore è sintomo che il suo gioco è ancora troppo legato alle individualità. Le loro chance aumentano col passare del tempo, ma la spinta del pubblico, può diventare un’arma a doppio taglio trasformandosi in pressione sui giocatori che si manifesta in ogni loro giocata. La paura di fallire può influenzare più della motivazione alla vittoria. Vedremo come andrà a finire nella prossima partita, quando dovrà affrontare una squadra come la Colombia, della cui vittoria parleremo di seguito.

Vittoria indiscutibile della ‘cafetera’

La Colombia ha battuto 2-0 l’Uruguay, in un match che ha avuto James Rodriguez come finalizzatore di un gran gioco di squadra. I colombiani hanno dominato dall’inizio alla fine, un match dove l’Uruguay sembrava notevolmente indebolito. Cosa non troppo sorprendente dati i recenti sviluppi sia calcistici che extrasportivi.

Nei primi minuti i ‘gialli’ controllano la partita, schierandosi con una difesa a a quattro con Zuniga e Armero sulle fasce, liberi di scendere e con James Rodriguez padrone del centrocampo. La speranza degli avversari è riposta nella compattezza di squadra e nelle ripartenze veloci che, però, non riescono ad attuare perchè troppo rinchiusi nelle retrovie.

Curioso quello che accade al ventesimo minuto, quando Zuniga sugli sviluppi di un calcio d’angolo, tocca il pallone per James Rodriguez che parte palla al piede, ma l’azione è stata subito fermata dall’arbitro. La stessa cosa era successa contro la Costa d’Avorio, con lo stesso risultato. Mi sembra molto strano, visto che qualche anno addietro, questo tipo di azione era stata reputata regolare. Mi sembrava opportuno soffermarmi sull’accaduto.

Detto questo, la festa è proseguita così come era cominciata con la Colombia che domina l’Uruguay che si limita a difendersi fino al gran gol di James Rodriguez, controllo di petto e sinistro al volo, con Muslera impotente. Sotto 1-0 l’Uruguay avrebbe dovuto esporsi alla ricerca del pareggio. La ‘celeste’ cerca un paio di volte di allungarsi e mostrare qualcosa in fase offensiva mentre Cuadrado e Jaime Rodriguez si scambiano le posizioni rimanendo sempre liberi di svariare dietro la loro linea offensiva. Termina il primo tempo con la

Colombia che tiene a bada con sicurezza i tentativi dell’Uruguay di farsi vedere in attacco.

Il secondo tempo inizia com’era finito il primo con i colombiani che fanno la partita. Su un cross dalla sinistra di Armero, Cuadrado fa la torre per James Rodriguez che insacca il 2-0 per la sua doppietta personale che lo porta in testa alla classifica capocannonieri della manifestazione con cinque reti all’attivo.

Tabarez reagisce con due cambi, sostituendo Forlan con Gastón Ramírez e Alvaro Pereira con Stuani per dare un po’ di energia e con una variazione tattica, passando alla difesa a quattro. Gli uruguaiani danno fondo a tutte le loro energie, ma il gioco è ben controllato dala Colombia, che arretra la linea difensiva quando è opportuno e continua a mantenere il possesso palla cercando di sorprende la difesa avversaria che, schierata a quattro, potrebbe ritrovarsi spesso in situazione di pericoloso due contro due.

Fuori Rodríguez e dentro Abel Hernández per l’Uruguay. Oscar Tabarez, non avendo più nulla da perdere, si gioca tutte le sue carte. L’arrembaggio celeste spinge José Néstor Pekerman, a sostituire Gutierrez con Mejia rinforzando la linea difensiva, lasciando solo Jackson Martínez a sostenere il peso dell’attacco.

L’occasione di Maxi Pereira al 79’min , assistita da un po’ di fortuna è l’azione più pericolosa dell’Uruguay di tutto il secondo tempo insieme ad una conclusione di Cavani all’85 min.

La celeste vorrebbe fare meglio ma non ne ha più, al cospetto di una Colombia dotata di giocatori che mantengono molto bene la palla e che lavorano per i compagni. E’ una squadra dotata di grande tecnica e che sa dire la sua anche sul gioco aereo. Insomma una nazionale completa che non sarà per niente facile da affrontare per il Brasile.

L’Olanda elimina il Messico

Nemmeno per l’Olanda è stato facile sbarazzarsi di un ottimo Messico, in un match divertente e ben giocato da entrambe le squadre, e che ci ha tenuto col fiato sospeso fino all’ultimo minuto. Una grande impresa per gli ‘Orange’, che hanno dovuto capovolgere un risultato che gli sbarrava la strada verso i quarti di finale.

Si sono affrontate due squadre con un modulo tattico quasi identico, con cinque in difesa e due attaccanti. Però, come ho già avuto modo di sottolineare in questo nostro appuntamento, la difesa di Louis Van Gaal aveva indicazioni di marcare ad uomo e in alcune occasioni l’abbiamo vista schierata con sei o addirittura sette uomini in linea.

Gli avversari, si sono resi conto di poter trarre vantaggio tramite veloci triangolazioni o fiondandosi sulle seconde palle. Capiscono di dover scambiare rapidamente con un compagno per liberarsi dalla marcatura oppure di essere rapidi sulle seconde palle per anticipare l’avversario. Proprio quello che è successo all’inizio del secondo tempo quando Giovanni Dos Santos è stato più lesto del suo marcatore e con un gran tiro dal limite dell’area ha siglato l’uno a zero.

Tornando alla prima frazione di gioco, la squadra europea ha deciso di optare per una tattica attendista, lasciando il controllo del gioco al Messico che a sua volta gestisce bene la gara. I tre centrali di difesa tenevano a bada gli attaccanti olandesi ed anche se nei minuti finali del primo tempo il pallino del gioco è passato leggermente in mano olandese, questi ultimi non sono stati capaci di rendersi pericolosi. L’occasione più chiara è capitata tra i piedi di Van Persie e Robben, aiutati da una disattenzione della difesa messicana ma i due attaccanti non sono stati capaci di sfruttarla. Le immagini, però, testimoniano che ci sarebbe potuto essere un rigore ai danni di Robben.

Il gol subito ad inizio ripresa, costringe Van Gaal a fare alcuni cambiamenti. Depay entra al posto di Verhaegh che si schiera largo a sinistra mentre Kuyt si sposta a destra. Gli olandesi spostano il loro gioco prevalentemente sulla destra proprio alla ricerca di un guizzo individuale del neo entrato Depay, ma il Messico continua a difendersi ordinatamente. Il tecnico Olandese, allora, prova un’altra soluzione sostituendo Van Persie con Huntelaar e cercando lanci lunghi per quest’ultimo incaricato di fare sponde per gli inserimenti dei compagni.

Proprio in un’azione simile, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Sneijder, pesca il jolly con un gran tiro e porta la partita in parità a pochi minuti dallo scadere.

L’Olanda non si accontenta e continua a spingere e a recuperare palloni più di quanto avesse fatto nel resto della gara. Ancora una volta, Robben, il miglior giocatore degli ‘Orange’, parte palla al piede puntando Layun, suo diretto marcatore, che lo spinge verso Marquez per cercare il suo aiuto con un raddoppio. Robben li salta in velocità entrambi e viene atterrato in piena area messicana procurandosi un calcio di rigore trasformato, poi, da Huntelaar che ribalta il match sul 2-1 per i suoi e portando l’Olanda ai quarti di finale. Risultato ottenuto, comunque, contro un degno rivale a cui va concesso l’onore delle armi.

La rivelazione Costa Rica

Anche se, come nel caso del Brasile, sono stati necessari i calci di rigore per timbrare il loro biglietto per il turno successivo, senza dubbio, a questo punto, possiamo dire che la rivelazione del torneo è sicuramente la Costa Rica. Ottima squadra e ottime individualità, non tenendo conto di una grande forma fisica generale. La Grecia era riuscita a portare la partita ai tempi supplementari pareggiando nei minuti finali del tempo regolamentare e tutto, poi, si è deciso attraverso la lotteria dei calci di rigore.

Come forse molti ipotizzavano, e non poteva essere altrimenti, è stato uno scontro tra le sorprese del Mondiale. Soprattutto per l’arrivo di entrambe le squadre a questa fase della competizione ma ancor più, perché una di loro avrà la possibilità di passare ai quarti e continuare a scrivere la propria leggenda.

In linea di principio, la squadra del Costa Rica ha giocato una partita diversa rispetto a quelle a cui ci aveva abituato finora. Forse per valutare l’entità del suo rivale, o semplicemente perché lo hanno voluto i loro avversari, i greci hanno preso l’iniziativa fin dall’inizio e durante gran parte del primo tempo mentre i sudamericani cercavano di ripartire in contropiede per far male all’avversario. Ci sono riusciti pochissime volte, e non in maniera tale da risultare molto pericolosi.

La Costa Rica ha alzato molto la linea difensiva rispetto a quanto fatto, senza tornare molto indietro, per esempio contro l’Inghilterra, lasciando molto spazio alle spalle dei difensori che non sono riusciti a sfruttare gli attaccati greci. Il Costa Rica dalla sua parte poteva sfruttare la velocità di Campbell o qualche schema su calcio piazzato. Fatto sta, che solo al 37’ minuto abbiamo visto la prima occasione da gol della partita quando Salpingidis si fionda su un traversone proveniente da sinistra chiamando al grande intervento Keylor Navas.

Nel secondo tempo si sblocca il risultato, quando al 57’ minuto, Ruiz porta in vantaggio i suoi. Cambia inevitabilmente l’atteggiamento delle due squadre. La Grecia butta nella mischia Mitroglou e decide di sfruttare il lanci lunghi per lui e Samaras. Nel frattempo la Costa Rica ripiega e cerca di ripartire in contropiede.

Passiamo ad un altro momento chiave della partita. Al 66’minuto, Duarte si becca il secondo giallo, ed il conseguente cartellino rosso, lasciando la sua squadra in inferiorità numerica per buona parte della partita. I centroamericani decidono di passare ad una difesa a quattro. I greci, invece, inseriscono Katsouranis, un altro attaccante.

Entra Brenes per Bolaños come prima sostituzione per i centroamericani, che continuano a resistere allo svantaggio numerico con un 1-4-4-1, con il solo Campbell a lottare come attaccante. Gli europei continuano ad aprire il gioco sulle fasce cercando con traversoni gli attaccanti radunatisi in area di rigore. Proprio su un’azione del genere con un lungo traversone, arriva il colpo di testa respinto dal portiere su cui si fionda Sokratis, siglando il pareggio.

Da segnalare anche il colpo di testa di Mitrogluou che avrebbe potuto dare la vittoria ai greci, ma la partita arriva ai supplementari. Lazaros si schiererà a destra e Samaras partirà da sinistra per accentrarsi mentre Gekas e Mitroglou restano i due attaccanti con cui la Grecia cercherà di sfruttare la sua superiorità numerica. La Costa Rica cerca costantemente Campbell perché riuscisse ad ottenere un fallo oppure a mantenere la palla per far salire la squadra.

La Grecia non sfrutta due clamorose occasioni: la prima sugli sviluppi di un calcio d’angolo a sfavore, quando partono in contropiede trovandosi cinque contro due, sprecando clamorosamente. La seconda, proprio allo scadere, con Mitroglou, ma un grande Keylor Navas sventa e porta il match ai rigori.

I rigori vengono calciati tutti molto bene ed è ancora Keylor Navas che con una sua parata, porta la sua squadra a Rio de Janeiro dove incontrerà il giorno 4 l’Olanda in cerca di un posto in semifinale e di un altro risultato storico per il suo paese.

In sintesi e in conclusione, interessanti scontri ad eliminazione diretta fino ad ora, molte alternative e molti ripensamenti, conferme, favoritismi, rivelazioni e tanta sofferenza per aprirsi un varco verso il successo.

Fonte: Rafabenitez.com

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redazione