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Garcia, Pepe Reina e i 5 gol: i conti si fanno sempre alla fine

C’è un momento in cui tutto si ferma. In cui non sai dove girarti, se guardare Diego, il campo, Higuain che esulta, il popolo di Napoli impazzito. C’è un momento, prima della partita, in cui speri che tutto vada bene, immagini l’impossibile. E dopo, quando tutto è finito, il mattino successivo, quando ti rialzi e capisci che è andata davvero così, ti rendi contro che la fantasia ha stracciato le aspettative. Senza preavviso, senza senso.

Una serata senza senso, quella di ieri. E dove lo vorresti andare a recuperare il senso, dopo una notte così? Forse nell’esultanza dell’argentino, o nell’arrivo del Pibe. In un pubblico che si gira di spalle al campo per vedere altro. Per vedere Lui. Forse il senso lo trovi nella gente che esclama “Mi pare di tornare a 20 anni fa”, o a quelli che cantano “Ho visto Maradona”. Forse il senso lo vai a recuperare nel tocco magico di Jorginho, che scavalca soavemente De Sanctis, l’amato-odiato ex portiere azzurro.

Forse il senso lo ritrovi nel Tweet di Pepe Reina, che racconta di aver vissuto “una delle serate più belle della sua carriera”, o nel momento dell’arrivo di Diego, e del gol di Gonzalo: un lasso di tempo indescrivibile e irripetibile per tutti. Solo chi c’era potrà raccontarlo. “Io c’ero, e ho visto due argentini riprendersi il San Paolo”.

Forse il senso lo trovi nelle parole di Garcia, che invitava Reina a guardare ai 5 gol presi, e che finisce a raccoglierne 5 anche lui nella porta della sua Roma, che vantava la difesa migliore del torneo. Una serata senza senso, insomma: perché quella di ieri è una notte magica, che difficilmente scorderemo.

Il grande Antonello Venditti aveva ragione: “Grazie Roma, che ci fai piangere e abbracciarci ancora”.

Raffaele Nappi

Articolo modificato 13 Feb 2014 - 12:46

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