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Tra gli i prodotti del calcio nostrano degli ultimi anni c’è una schiera ristretta di nomi che appartengono ad una categoria di calciatori che non hanno mai compiuto quel salto definitivo che li consegnasse per sempre tra i divi dell’Italia calcistica, quei giocatori cioè che rimarranno nella storia in maniera indiscutibile. Arrivato al culmine della sua carriera, Renato Buso ha avuto forse la sfortuna di trovarsi oscurato dall’estro di elementi decisamente più quotati, vuoi per una questione tecnica lampante, ma anche e soprattutto per credenziali che vanno al di là del discorso calcistico, ma che trovano ragioni di blasone attraverso nomi altisonanti, seguiti da cifre ben diverse rispetto a quelle investite per il giovane Buso. Fu così che dopo essersi messo in luce nella Juventus, dove in quattro anni, con dieci gol all’attivo sembrava proiettato tra le stelle tricolori del momento, assieme a Roby Baggio, proprio quest’ultimo causa del suo trasferimento a Firenze nell’affare che ha portato il “Divin codino” in bianconero. Nella “viola“per due anni si conferma giovane interessante, tant’è che a credere in lui sarà la neoscudettata Sampdoria, che investe circa cinque miliardi delle vecchie lire per assicurarsi le sue prestazioni. Con Boskov diventa “il tornante“, ruolo che oggi sembra quasi scomparso, ma che Renato recitò con stile e diligenza, diventando uno dei punti di forza dell’Under di Cesare Maldini, che nel ’92 divenne campione d’Europa.

Dopo due anni sotto la lanterna, per Buso arriva il Vesuvio di Napoli, con l’avvento del giovane Marcello Lippi, che lo volle fortemente per rafforzare un gruppo di ragazzi che aveva il compito di non sprofondare dopo l’idillo negli anni ’80 dovuto alla classe e all’estro di Diego Maradona, che lasciò orfani i napoletani qualche anno prima. Con la maglia azzurra disputa delle ottime annate, coronate da 95 presenze ed 11 gol dal ’93 al ’96, tre anni in cui divenne quasi un jolly d’attacco, riuscendo ad interpretare bene anche il ruolo di seconda punta, spesso in tandem prima con Fonseca, poi con Agostini. Ci sono delle tappe che restano indelebili nella mente dei tifosi azzurri, e Buso ha il pregio di essere stato il protagonista di una di queste memorabili giornate, stiamo parlando della meravigliosa ed indimenticabile rimonta azzurra ai danni della Lazio, dallo 0-2 al 3-2 nella stagione ’94-95, quando i biancocelesti ingabbiarono i partenopei nella prima frazione mettendo a nudo i limiti tecnico-tattici del gruppo allenato da Boskov, che reagì in maniera fantastica nella ripresa, ribaltando il risultato nonostante un rigore fallito da Benny Carbone, a seguito del quale proprio Renato Buso riuscì nell’impresa di completare l’opera e superare in surplace i laziali con una rete rimasta memorabile. Le caratteristiche tecniche di Buso si forgiavano soprattutto nella rapidità di esecuzione, nella corsa a lungo raggio e nel dribbling, specialità della casa, e per un esterno d’attacco è fondamentale riuscire a superare l’uomo con facilità. Uno dei pochi punti deboli era probabilmente la poca dimestichezza con i cross, spesso con traiettorie basse e inefficaci per i terminali che attendevano la giocata.

E’ stato comunque un calciatore di tutto rispetto che ha saputo mettere in pratica le poche occasioni che il grande calcio gli ha concesso, lo stesso calcio che lo ha oscurato negli anni in cui avrebbe necessitato di un maggiore supporto, anche forse dalla nazionale italiana, che non aveva certo bisogno di calciatori che coprissero un ruolo non congeniale agli schemi dell’allora CT Azeglio Vicini. Senza il palcoscenico dell’Italia il suo talento perse di vigore e spinse Buso ad impersonare la figura dell’atleta gregario, con un sogno chiuso nel cassetto e tanti chilometri macinati per fare sì che quel sogno non svanisse del tutto. Attualmente ha una scuola calcio di proprietà e, a tempo pieno, affianca Eugenio Corini nello staff che è alla guida del Chievo Verona da qualche mese, con la speranza in futuro di dirigere una squadra come primo allenatore.

Di seguito vi riportiamo il video della notte in cui gli azzurri ribaltarono il risultato contro la Lazio, per riportare alla memoria le movenze e la tecnica di un calciatore che ha saputo lasciare un ottimo ricordo di sé.

 

Articolo modificato 31 Gen 2014 - 21:37

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Scritto da
redazione