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Vincere, per spegnere le fiamme. Vincere per zittire i critici. Vincere per continuare a salire in classifica. Vincere per fare punti ed inseguire i bianconeri che non si fermano mai. Vincere per rendersi conto che ci siamo, siamo quelli d’inizio anno, quelli del gioco spumeggiante ed era solo una perdita d’orientamento.

E la vittoria agognata arrivò. A Roma, nella capitale sponda Lazio, i partenopei sono tornati a splendere e tornano a casa con tre punti in cassaforte. Trentuno punti racimolati in quattordici incontri; come media siamo sopra i due punti a partita, non male. Vince ma non splende il Napoli spagnolo di Rafà Benitez, ma come si dice in questi casi è la vittoria che conta.

E la vittoria arrivò, desiderata, spasmodicamente cercata dopo tre K.O. di fila tra campionato e Champions. Juventus, Parma e Dortmund, con tre colpi così anche il miglior pugile sarebbe andato al tappeto. Invece no, il Napoli di Benitez ha dato sfoggio nella serata più difficile di tutte le doti di carattere di cui è padrone. Non giocando bene, commettendo anche errori grossolani, ma con la voglia evidente di scrollarsi dalle spalle il fardello delle facili critiche.

Il Napoli c’è, ha battuto un colpo come segno della sua presenza ed ora deve sul serio rialzarsi e continuare a camminare se vuole che il progetto si nutra degli entusiasmi della piazza e non venga invece depresso dalla facile ricerca dell’errore. Squadra impacciata, alle volte veste un abito forse non del tutto costruito su misura. Non si può pensare di rivoltare una squadra che ha vinto per anni cambiandone lo spartito e pretendendo risultati immediati.

I cavalli si vedono al palo e il “ciucciariello” napoletano ieri sera ha ripreso a correre come uno stallone.

Articolo modificato 3 Dic 2013 - 15:28

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Scritto da
redazione