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Maradona, un gol per Luca: “Non sanno di cosa sono malato, ma ho realizzato il sogno di una vita…”

L’incontro più emozionante Diego Armando Maradona l’ha avuto ieri con un ragazzo che ha una storia incredibile e drammatica: l’unica malattia che non ha bisogno di diagnosi è quella per il calcio e per Maradona. Il sito gianlucadimarzio.com ne ha raccolto la testimonianza:

“Ciao, sono Luca, ho origini napoletane, ma nativo e residente a Varese da 36 anni. Tifosissimo del Napoli e del Varese. Giocavo a calcio a livelli agonisitici, fin quando mi è scoppiata la malattia a 13 anni. Da qui è iniziato il mio girovagare per gli ospedali, prima diagnosi di vasculite, dopo 10 anni non più vasculite, ma diagnosi di sindrome di Ehlers-Danlos, malattia genetica rara, fino ad arrivare al 2010 quando dopo l’ennesima visita da una prof esperta in genetica che mi ha detto: “Tu non hai la sindrome di Ehlers-Danlos, ma qualcosa di raro talmente raro che nei libri di storia non c’è un caso come il tuo”.

Ad oggi, dopo 23 anni, non ho una diagnosi ben precisa. Sono su una sedia a rotelle, riesco a fare giusto 3/4 metri a piedi ed uso ossigeno 24 ore su 24, oltre ad una macchinetta notturna chiamataBipap, che mi aiuta a respirare meglio e ad abbassare i livelli di anidride carbonica che sono sempre alti.
Ma veniamo alla giornata di ieri.
Mercoledì pomeriggio, ho letto su La Gazzetta dello Sport che il giorno dopo ci sarebbe stato un incontro con Diego Maradona per presentare la nuova collana di Dvd girata con Gianni Minà.
Come ogni tifoso del Napoli, Maradona è il D10S del calcio, ogni bambino napoletano che giocava negli anni 90 guardava Diego estasiato, Diego era il calcio. Quindi fin da piccolo, ormai sono passati quasi 30 anni, ho avuto sempre il sogno di poter vedere giocare Diego. E poi di incontrarlo. Vederlo anche solo da lontano.
Subito ho pensato “che bello andarci “, visto che sono di Varese, poca distanza da Milano.
Ho subito provato a chiamare qualche mia conoscenza a livello giornalistico qui di Varese. Dopo svariate telefonate alle ore 10,30 di giovedì mattina (la presentazione era alle 14,30 ) ho avuto la conferma di avere 3 pass per entrare. Per me, mio fratello che mi accompagnava e il giornalista de La Provincia di Varese che avrebbe fatto un articolo il giorno dopo.
Ecco che iniziano le prime palpitazioni, stomaco chiuso, agitazione a mille per organizzarsi.
Riempi le bombole di ossigeno, prepara qualcosa da mangiare, vestiamoci in fretta. Alle 12,30 si parte.
Ero talmente agitato che ho preso due goccine calmanti!

Arriviamo a Milano nella sede della Gazzetta, già folla incredibile all’esterno e manca ancora un’ora all’ingresso.
Quando varchiamo l’ingresso ed entriamo nel salone tutto tappezzato con le foto di Diego, non credo ancora che dopo un’ora sarebbe arrivato lui, Maradona.
Mi sistemano in un angolo così da non dar fastidio con la sedia a rotelle.
Passa il tempo, Diego ritarda un’oretta, ma alle 15,30 eccolo entrare…
Qualche minuto prima mi avevano spostato proprio davanti alla sedia dove si sarebbe sistemato Diego, dato che c’era più aria, avendo problemi di respirazione. C’era una folla immensa dentro quella sala.
E’ un’apoteosi, tutti gridano il suo nome, parte il coro “oh mamma, mamma, mammia”. Io non so se piangere o ridere, non ci credo: si sta avverando il sogno!!!
Con quei pochi muscoli che mi rimangono, alzo il braccio sperando che mi veda. Sono lì a 4 metri, lui mi guarda fa un sorriso e mi manda un bacio… no, no. Non posso crederci. Adesso posso anche morire contento!
Cuore a mille, insomma. Anzi, forse il battito è talmente veloce che penso non mi batta più, respirazione affaticata, devo persino farmi alzare l’ossigeno da mio fratello…

Inizia la sua intervista, per un’ora lo guardo estasiato, mi sembra di vederlo in televisione come avevo fatto altre mille volte, non realizzo ancora che è lui in carne ed ossa. Dopo circa un’ora finisce l intervista, si alza e da dietro mi arriva una calca di gente che per poco non mi ribalta con tutta la sedia.
Mentre decine di persone spingono da dietro, mio fratello mi spinge in parte opposta verso l’uscita.
Qui trovo un organizzatrice dell’evento che qualche ora prima si era fermata a parlare con me dicendomi: “Ciao Luca sono contenta che sei qui, ho visto un tuo servizio in Rai mi ha molto commosso la tua storia, ti piacerebbe dopo andare fuori nel piazzale con Diego e altri 3 ragazzi scelti dalla Gazzetta a fare due palleggi?”.
Aspetto qualche secondo a rispondere, dentro di me dico: “dimmi che mi sta prendendo in giro, dimmi che non sto sognando”.
Le rispondo con un sorriso a 56 denti: “Magari”.
“Ok, quando è finita l’intervista ti farò passare dal retro”, mi risponde.
E cosi è stato.
Mi ritrovo intorno a questo campettino di 30 mq ad aspettare Diego.
Dopo qualche minuto arriva lui, D10S, con tutta la sua scia di guardie del corpo, giornalisti, fotografi…
Entra nel campetto, fa qualche tiro, due palleggi e insieme a mio fratello cerco di farmi notare, un po’ come tutti quelli che erano li d’altronde.

Mi dà una prima occhiata, poi una seconda e dopo qualche secondo dice: “Lui vado a salutarlo”.
Lo guardo senza dire una parola, sono fermo, occhi spalancati, l’unica cosa che riesco a dire a mio fratello: “Alza l’ossigeno”.
Mi abbraccia e mi bacia in fronte, lo guarda con occhi spalancati, salivazione azzerata, mi escono giusto due parole: “D10S EXISTE”…
Lui fa un mezzo sorriso, mi prende la mano e me la bacia. Io lo guardo fisso, forse mio fratello dice: “Facciamoci una foto”. Non so saranno stati 10 o forse 15 flash…
Diego mi fa un ultimo sorriso e va via…
Io rimango lì fermo, non voglio piu muovermi, le ciglia non si muovono, vorrei bere, ma non riesco a prendere la bottiglitta perché mi tremano le mani. Vorrei piangere, ma ho un sorriso stampato…
Torno a casa gioia a mille, continuo a pensare all’accaduto, di notte non dormo, continuo a vedere e rivedere foto e video.Ho realizzato il sogno di una vita…credi in quella cosa e quella cosa accadrà. D10S EXISTE”

Articolo modificato 18 Ott 2013 - 18:59

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Scritto da
redazione