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La storia di Higuain, tra contratti mai firmati con il Milan, i sì al Real ed una meningite da bambino

Mourinho lo definì il giocatore meno vanitoso del Real. “Se potesse, si allenerebbe in pigiama“. Eppure c’è stato un momento in cui il giocatore meno vanitoso del Real sarebbe potuto finire nella squadra del presidente più vanitoso della serie A: il Milan. Non una volta: due. Non che quello del Napoli non abbia un ego debordante, ma lo stile è più popolare, sgrammaticato, mentre se Gonzalo Gerardo Higuain da Brest fosse approdato al Milan, avremmo visto davvero i due opposti incontrarsi.

Il giorno in cui prende forma la storia del Gonza — così lo chiamano in casa – è l’8 novembre 2006. Tutto nasce da una telefonata. Il direttore generale del Milan, Ariedo Braida, è a Buenos Aires per visionare alcuni giocatori. Tra loro c’è un giovane  attaccante del River coi capelli cotonati alla Tom Selleck, che un mese prima aveva steso il Boca con due gol in venticinque minuti: il primo con un colpo di tacco di destro, il secondo di sinistro, dopo aver messo a terra il portiere, Bobadilla. Gonzalo, undici gol in ventisei partite, a 18 anni era titolare fisso e la sua riserva un colombiano di due anni più grande: Radamel Falcao.

Ma seguiamo il filo della storia: 8 novembre 2006, torniamo in Europa. Spagna, Madrid. La redazione del quotidiano sportivo “Marca“. Un giornalista, Ulises Sanchez-Flor, riceve una telefonata dall’Italia. E‘ un collega. “Ulises come stai? Senti, il Milan mi ha detto che il Real sta per prendere Higuain“. “Chi?” “Higuain“. «Higua che? Me lo puoi dire lentamente?”  “H-I-G-U-A-I-N“. «Ah». Pausa. L’altro aggiunge: «Ho appena parlato con Ariedo Braida, che sta in Argentina per seguire questo ragazzo, ma mi ha detto che purtroppo sono arrivati tardi“.

Erano tempi in cui bisognava cercare il nome di Higuain su Google, ma il Real lo seguiva da settembre. Il giorno di River-Boca, al Monumental era arrivato un uomo del Real, Pedja Mijatovic: “Ci sono giovani di talento che si nascondono, lui invece chiedeva costantemente palla ai compagni, avevo occhi solo per lui“, racconta nel libro di Sanchez-Flor dedicato a Higuain, “El Indestructible“. Il Real, reduce da stagioni deludenti, ha deciso di ringiovanire la “plantilla”. L’arrivo di Higuain prelude alla partenza di due «gordi», i larghi Ronaldo e Cassano, e il divo Beckham. Tre stelle sbiadite che curiosamente, in tempi diversi, approderanno al Milan. Franco Baldini ottiene facilmente il sì del ragazzo, spinto dal padre, Jorge, ex giocatore, e convince il River a cederlo per 12 milioni. Il Milan tenta un disperato rilancio, ma il ragazzo ha deciso. «Per me c’è una sola squadra: il Real». Il 12 dicembre a Madrid si incontrano Baldini, Mijatovic e il tesoriere del River, Héctor Gringer, e stendono i verbali dell’accordo.

Sei mesi dopo, siamo nell’estate 2007, nella sede del Real arriva per fax una clamorosa offerta dal Milan: 24 milioni. Higuain dice ancora no. Il Real anche, seppure con qualche tentennamento. In pratica, nonostante poche apparizioni in una squadra deludente, il valore di mercato di questo ragazzo – ironicamente ribattezzato dai media “Higualin que Ronaldo“, “come Ronaldo” – è raddoppiato. Ma il Gonza appare subito per quello che è: indistruttibile. Jorge Valdano ne è abbagliato: “Ha corsa e un tiro formidabile“. Le gambe hanno una fibra muscolare da centometrista, poderosa, forse sproporzionata rispetto all’esile torace (per questo soffrirà problemi a una spalla), ma tutti nello spogliatoio credono in lui.

Il Gonza adesso è una star. Non ha creste, non insulta i compagni, non esulta da divo, non ama la vita notturna, non è metrosexual. Adora la torta al formaggio della madre, il ping pong e la cumbia argentina, un folk dei quartieri poveri di Baires. In campo è un killer, ma poi dice: “Vorrei essere ricordato un giorno come una brava persona“. Presta il volto per ogni campagna che inviti i ragazzi a studiare o a tenersi lontano dalla droga. Ma ha anche la leggerezza della sua età: ha comprato una chitarra senza mai imparare davvero a suonarla; una sera dimenticò il suo agente, Norberto Recassen, chiuso in macchina con l’antifurto e, a naso, non deve essere un drago sugli scogli. Il Napoli è riuscito lì dove per ben due volte ha fallito il Milan.

Per un argentino. Napoli, e questo Napoli, con Benitez, hanno rappresentato una tentazione forte. Rafa ha valutato anche il dettaglio
temporale: questo è l’anno che precede i Mondiali. In quella che portò in Sudafrica, Higuain giocò la sui: migliore stagione al Real, con 29 gol. A Milano potranno vederlo finalmente dal vivo. Un’altra sfida da vincere, pane per uno che, a dieci mesi, è sopravvissuto alla prova più dura: un attacco fulminante di meningite. I medici dissero che Gonzalo aveva il cinquanta per cento di probabilità di non farcela, il quarantacinque di restare con problemi mentali permanenti e solo il cinque di uscirne indenne. Si salvò, senza conseguenze. Decisiva, dissero i medici, fu la prontezza della madre, Nancy Zacarias: quando chiamò l’ambulanza e, disperata, vide che tardava, non perse tempo. Uscì per strada e corse all’ospedale a piedi, portando il piccolo Gonzalo in braccio, privo di sensi da sembrare addormentato. In pigiama, ma già indistruttibile.

FONTE: Corriere dello Sport

 

Articolo modificato 21 Set 2013 - 09:36

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Scritto da
redazione